La maccheronizzazione dell’Italiano (5a puntata)

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La puntata  ha visto il protagonista spostarsi da Maccheronico questioni d accenti, di alfabeto e di ortografia pur tornando poi nel tema fondamentale che vede l’italiano (lingua e persona) contaminato dall’inglesismo, con termini che lo fanno rabbrividire, costringendo l’autore a concedergli un po’ di riposo.

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La puntata ha visto il protagonista spostarsi da Maccheronico questioni d accenti, di alfabeto e di ortografia pur tornando poi nel tema fondamentale che vede l’italiano (lingua e persona) contaminato dall’inglesismo, con termini che lo fanno rabbrividire, costringendo l’autore a concedergli un po’ di riposo.

L’anziano signore sta in dormiveglia con un bel  sogno, in cui rivive un suo primo amoretto, cui sussurava: “Tu es mas linda, te quiero mucho” … ebbene sì, sessant’anni fa ancora si indulgeva anche  in rari detti spagnoli (sempre con eleganza e moderazione); ma il bel sogno viene interrotto dal demone dell’Inglese, che, tenendo il forchettone rituale, gli urla negli orecchi della psiche:”Si dice  AI LOV IU’, screanzato!,” e il poveretto apre gli occhi sobbalzando, guarda nel vuoto, cercando di non gridare forte;  teme di farsi sentire:” iès, iès, iù ar vèri biùtiful, ài lov iù so mac”.
Nella confusione del risveglio gli si riaffaccia la ridda delle parole inglesi e, spinto da carnale timore, ripassa la propria vita, come in un esame di coscienza; ma, al posto del  film degli eventi  trascorsi, scorrono prepotenti  nel tempo le tante centinaia di espressioni anglo-sassoni – più anglo che sassoni – che egli ha più o meno involontariamente (potenza dei media subdoli) imparato e … usato: mi sono andato fare un còffi; ho lasciato il bagaglio alla resèpcion, per andare a fare sciòppingh; uso un sistema operativo profèscional che sto testando (non lo piglia a testate); nell’attesa del mio turno sorveglio il displèi, per pagare il tìkkett (sì, perché l’italiano medio odia pagare la quota a carico, ma, quanto a pagare il ticket … si sente felice e orgoglioso).
Certo, sessant’anni fa qualcuno avrebbe chiesto: “Ecchevvordì? È’ngrese? “ con aggiunta di esclamazione:”An vedi, ammazza oh!!!” , che oggi, più sinteticamente le loro maestà impongono di sostituire con un “uaaaao!!!”,  sì, quello che una volta vedevamo scritto sulle consòle dei flipper come wow fra decine di colori illusòri, senza sapere o capire cosa volesse dire; non parliamo poi degli:”Ops !”, con i quali ti si chiede scusa per la pestata, subita su un piede da parte di un tacco che occupa circa un cm2 reggendo buoni  85 Kg di signorona! Lascio a voi confrontare i suoi kg/m2 con quelli di un grattacielo!
E il congiuntivo? In inglese c’è, molto tenue, e lo si usa  poco, un po’ come in francese; ma in italiano, eh no, in italiano c’è, eccome!  Addirittura, nella nostra  ricca sottigliezza linguistica, si può dire: “Credo che è andato…” e “Credo che sia andato…”, esprimendo due diversi moti mentali.  Non lo troviamo in tutte le parlate della penisola, specie quelle familiari, ma, dato l’insegnamento malsano delle fiction e  di vari personaggi noti, dobbiamo evitarlo vergognosi, per non essere marchiati di forbito antiquato o lefevriano, e rifugiarci in catacomba a parlare liberamente come ci piace e come si deve.
Obiettivamente, quì l’Inglese c’entra poco e nulla; è l’italiano medio comune e “in” che si fa forte di ostentata ignoranza, malgrado i sudati (?) diplomi di scuola  … superiore, mentre i salghi  e i venghi  fantozziani mostrano il “superiore” adeguato all’”inferiore”, col congiuntivo volutamente sballato, con rassicurante vicinanza democratica e paternale.

(continua)

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::autore_::di Luciano Torelli::/autore_:: ::cck::206::/cck::

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