La forza tedesca e la crisi dell’Euro

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Dopo vent’anni di moneta unica siamo più poveri e più ricattabili dalla finanza internazionale, abbiamo perduto la nostra sovranità monetaria e politica, ma ciò che è peggio abbiamo perso la speranza di un domani migliore come lo avevano i nostri padri negli anni cinquanta.

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Mai profezia fu meno azzeccata nei tempi moderni come quella di Romano Prodi che con l’entrata dell’Italia nell’Euro affermò che “Avremmo lavorato un giorno in meno e guadagnato di più”.

Dopo vent’anni di moneta unica siamo più poveri e più ricattabili dalla finanza internazionale, abbiamo perduto la nostra sovranità monetaria e politica senza alcun guadagno, ma ciò che è peggio abbiamo perso la speranza di un domani migliore come lo avevano i nostri padri negli anni cinquanta.

Si dirà che questo breve sfogo è del solito sovranista – populista che parla con la pancia e non con il cervello, purtroppo, per coloro che la pensano in questo modo, le cose non stanno così, è proprio il Center for European Policy (CEO)di Friburgo, in Germania ad affermarlo con uno studio assai particolarizzato per calcolare in maniera effettiva quali e quanti sono i Paesi che hanno guadagnato dall’entrata dell’euro partendo dal 2002, l’ anno della fine delle monete nazionali per entrare nell’euro.

Ebbene, solo due nazioni su 18; la Germania seguita dall’Olanda hanno potuto arricchirsi mentre il resto dei Paesi sono in deficit in maniera assai esponenziale come l’Italia.

Prendiamo qualche cifra presentata in questo studio: la Germania ha incrementato il suo Pil in questi anni di 1.893 miliardi di euro, quasi un centinaio delle nostre manovre economiche, che tradotto per ogni singolo abitante tedesco sono circa 23 mila euro, neonati compresi.

Assai dietro, ma sempre in posizione di tutto rispetto è l’Olanda con soli, si fa per dire, 346 miliardi di euro che divisi per abitanti, ma loro sono molti di meno, sono 21 mila euro a testa.

Solo per queste due nazioni la già accennata profezia di Romano Prodi si è avverata, ma per gli altri non solo non si sono arricchiti, ma in molti casi si è tornati indietro. Due casi chiave sono la Francia e l’Italia, fondatrici, mai dimenticarlo, della Comunità europea e oggi si trovano dall’entrata dell’euro con Parigi che ha perso nel Pil oltre 3 mila miliardi e mezzo, in pratica ben 55 mila euro per ogni cittadino e, dulcis in fundo, noi che, al solito, battiamo ogni record negativo con 4 mila miliardi di euro con una perdita in questi vent’anni di ben 73 mila euro per i soliti cittadini sempre neonati inclusi.

Cifre che da sole sono la bandiera di ogni onesto sovranista e populista.

Ricordiamo che dal 1992 al 2002, anno dell’entrata effettiva dell’euro, la Germania ogni anno era in deficit, poi con l’euro c’è stato il miracolo segnando per la prima volta il segno più al Pil con un secco 1,9% e da quel momento è cresciuta senza mai fermarsi la famosa ‘locomotiva tedesca’.

Da sempre la Germania ha fondato il suo successo sull’export creando però un brutto circuito economico.

Accadeva, prima dell’euro, un fenomeno particolare: più vendeva e più il marco si rafforzava, con l’effetto che mentre la propria moneta si apprezzava più i beni tedeschi divenivano meno convenienti e il mercato estero smetteva di acquistarli.

In pratica una crisi dai risvolti pericolosi per l’intero sistema tedesco per il troppo valore della propria moneta che aveva bisogno di una correzione importante, bisognava bloccare questo meccanismo infernale ed ecco uscire come dal cilindro di un prestigiatore l’euro e da allora la Germania è diventata florida e come tale ha riscoperto la sua vocazione a comandare.

Solo trent’anni fa l’Italia, nella cosiddetta prima Repubblica, parliamo del 1986, aveva un avanzo primario di 69 miliardi in dollari mentre la Germania ancora non unifica ne aveva 15, ma di disavanzo.

Oggi dopo diciassette anni dell’entrata “salvifica” nella moneta unica il nostro disavanzo negativo è di 160 miliardi e, purtroppo, è anche fuori controllo, mentre la Germania, nonostante le clausole europee, ha un disavanzo positivo nello stesso lasso di tempo di oltre 3 mila miliardi.

Una massa ingente della nostra ricchezza si dirige verso la Germania grazie ad un tasso di cambio drogato nel senso che è troppo debole per i tedeschi e troppo forte per noi.

A questo punto sorge una domanda a chi come me è ignorante dei massimi sistemi economici: si dice che non si può uscire dall’euro perché in un mondo globalizzato una piccola nazione come l’Italia sarebbe schiacciata.

Può essere, ma com’è, tanto per uscire dai confini del nostro continente che una nazione come la Corea del Sud per superficie la metà di quella italiana, povera di materie prime, geograficamente instabile avendo al confine una dittatura paranoica come quella di Kim Jong-un, schiacciata tra due giganti politici ed economici come il Giappone e la Cina sia diventata tra le quattro potenze economiche più sviluppate?

Da questo esempio, forse, rivedere la nostra posizione all’interno dell’Europa non sarebbe solo una forma di populismo, ma forse anche di libertà e non solo economica.

Hans Werner Sinn, membro del centro studi CesIFO, Membro delle Accademie della Scienza di Baviera e della Renania Nord Vestfalia, ha partecipato la scorsa estate ad un prestigioso panel economico a Monaco ed ecco quello che ha detto sull’Italia dalla sua stessa voce, frasi da leggere e meditare attentamente.

Ditemi voi se c’è una sola economia che possa sopravvivere ad un tal genere di apprezzamento rispetto al suo principale partner commercialeafferma sempre più agitato Sinn – E’ Impossibile, Impossibile: nulla di quanto abbiamo discusso può essere la soluzione; possiamo redistribuire fondi (ossia trasferire miliardi dall’area euro tedesca a quella del Mediterraneo, come si deve fare in una vera zona monetaria), ma nulla di questo è la soluzione. Quando   si pensa alla soluzione si deve pensare a Paolo Savona. Quando parlate di come aiutare gli italiani, dovete pensare di come fare, dovete pensare a Paolo Savona: bisogna permettere l’uscita dall’Euro.  Naturalmente la decisione è degli italiani, ma soluzione non può esservi all’interno dell’area euro. Sono passati 10 anni e la svalutazione necessaria non ha avuto luogo all’interno dell’area euro e questo non solo verso la Germania, ma verso nessuno dei paesi dell’Eurozona. Abbiamo aspettato dieci anni, dobbiamo aspettare altri 10 anni? Ed a quel punto sarà la Lega che è già il partito più forte”.

Non credo ci sia altro da aggiungere per quanto riguarda il nostro futuro prossimo venturo.

 

 

 

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::autore_::di Antonello Cannarozzo::/autore_:: ::cck::3047::/cck::

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