I dubbi sulle iniziative spontanee di Greta Thunberg

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Greta Thunberg è la giovanissima svedese diventata in pochi mesi icona globale nella lotta al cambiamento climatico in ogni parte del mondo. Da poco ha compiuto sedici anni, e, nonostante sia affetta dalla sindrome di Asperger, un tipo di autismo senza però i limiti cognitivi e linguistici di quest’ultimo, ha saputo trovare la forza e diremo anche il coraggio per protestare a favore dell’ambiente a dispetto del silenzio colpevole della politica internazionale, tanto che ormai  non c’è nessuno che, volendo apparire sensibile per le sorti del pianeta, non prenda d’esempio di questa piccola passionaria che come un vero leader politico ha già incontrato personaggi come Emmanuel Macron e Jean-Claude Juncker ed è intervenuta con tutti gli onori alla conferenza di Katowice sul cambiamento climatico organizzata dall’ Onu, così al meeting di Davos e alla conferenza del Comitato economico e sociale europeo.

Niente male come ascesa politica se pensiamo che tutto è cominciato poco meno di un anno fa.

Come raccontano i suoi ormai numerosi agiografi, una certa notorietà l’aveva già raggiunta lo scorso maggio, vincendo con un suo tema un concorso sull’ ambiente organizzato dal quotidiano svedese Svenska Dagbladet.

Leggendo alcuni passi dello scritto troviamo i primi elementi di ciò che sarà in seguito il suo manifesto politico come: “Quando dormo di notte non mi sento al sicuro– scrive nel tema selezionato dalla giuria – d’ altronde, come posso sentirmi al sicuro quando so che siamo nel bel mezzo della più grave crisi della storia umana? Quando so che, se non agiamo ora, sarà troppo tardi?”. Infine nelle ultime righe del testo, aggiunge: “Ciò che fai o non fai in questo momento influenzerà la mia vita, quella dei miei figli e quella dei miei nipoti. Forse in futuro si chiederanno perché non hai fatto nulla, e perché anche tutti gli altri che sapevano e potevano dire e fare qualcosa non l’hanno fatto”.

Vinto il concorso, passa qualche mese e arriviamo al 20 agosto, quel giorno Greta decide di non recarsi a scuola, ma di andare da sola davanti al Riksdag, il Parlamento svedese a Stoccolma, armata solo da un cartello di protesta contro il degrado del clima con su scritto “We do not have time” – non abbiamo tempo – che è poi diventato lo slogan di tante manifestazioni organizzate spontaneamente dai giovani e a volte giovanissimi che, seguendo l’esempio della giovane svedese, hanno protestato in ogni parte del mondo per smuovere la coscienza politica in favore dell’ambiente perché, come ha affermato la stessa Greta, “Che c’è ne facciamo noi giovani del futuro se quello che troveremo è totalmente inquinato? Bisogna adesso lottare perché il futuro sia qualcosa di degno di essere vissuto”.

Parole semplici, chiare che hanno ottenuto un successo tale da spingere addirittura alcuni parlamentare svedesi a proporla per il Nobel della Pace. “Abbiamo nominato Greta perché la minaccia del clima potrebbe essere una delle cause più importanti di guerre e conflitti“, ha detto uno dei parlamentari autore della proposta Freddy Andre Oevstegaard.

Una carriera diremo folgorante che non trova sosta da otto mesi e ormai qualsiasi cosa dice questa giovane viene subito riportata da tutti i media internazionali tanto da proporre lo scorso venerdì uno sciopero nelle scuole di tutto il mondo, the Fridays for Future, invitando gli studenti a scendere in piazza davanti ai luoghi del ‘potere’ come ha fatto lei stessa e manifestare con slogan del tipo “Scioperiamo perché noi abbiamo fatto i nostri compiti a casa e i politici no” oppure “Siamo arrabbiati perché le generazioni più vecchie ci stanno rubando il futuro e non lo accetteremo più”.

Sembra insomma una di quelle favole dove una adolescente da sola vince il feroce drago della leggenda.

Ma è veramente tutto oro che luccica nella battaglia di Greta Thunberg?

Il giornalista svedese Andreas Henriksson, famoso per le sue inchieste di cronaca, ha denunciato che su questa iniziativa di Greta molti hanno trovato il loro tornaconto, primi tra tutti i suoi genitori che hanno sfruttato l’immagine della ragazzina.

Ora posso – scrive il giornalista Henriksson sul suo profilo Facebook – dire che la persona che sta dietro al lancio del libro, lo sciopero scolastico, e la successiva campagna di pubbliche relazioni sul problema del clima, è il Pr professionista Ingmar Rentzhog”.

Il quale, aggiungiamo noi, è stato assunto come presidente e direttore del think tank Global Utmaning, che promuove lo sviluppo sostenibile, non proprio lontano dalle tematiche di Greta, fondato e finanziato dall’ ex ministro milionario Kristina Persson.

Secondo il giornalista tutto ha inizio ‘casualmente’ proprio il primo giorno della ‘protesta pacifica’ della ragazzina davanti al Parlamento quando, sempre ‘casualmente’, viene notata proprio da Rentzhog che ‘casualmente’ era anche tra l’altro il fondatore della start-up We Do not Have Time usato proprio da Greta.

Dopo aver visto la ragazzina e conosciute le sue motivazioni, l’uomo pubblica un post su Facebook allegando alcune foto che la ritraggono seduta davanti alla sede del Parlamento, utilizzando non a caso l’hashtag #Wedonthavetime.

Lo stesso giorno, viene girato, sempre casualmente, anche un video in inglese, che raccoglierà su Youtube circa 90.000 visualizzazioni, ma, quando si dice il caso, l’uomo è anche l’agente della madre, la cantante Malena Ernman, che, sempre per caso, quattro giorni dopo questo incontro fortuito presenta il suo libro dove racconta della propria figlia e del disturbo di Greta e di come il cambiamento climatico abbia sconvolto la vita della loro famiglia.

Da qui comincia la carriera fulminate di Greta e, aggiungiamo noi, della sua famiglia.

Appena tre giorni dopo, il 23 agosto, Dagens Nyheter il primo quotidiano svedese pubblica un ampio servizio, nel quale risaltano le foto dello sciopero di Greta

Il 24 novembre, sempre Rentzhog, lancia una campagna di crowfunding per raccogliere almeno 30 milioni di corone svedesi, circa 2,8 milioni di euro, per avviare progetti sul clima. Cominciano come ovvio le prime critiche alla gestione dell’immagine di Greta e lo stesso Ingmar Rentzhog è costretto ad affermare di “aver scoperto” la ragazza, ma non di averne sfruttato l’immagine per raccogliere denaro, anche se non nega di “aver avuto un ruolo centrale nella crescita della sua popolarità”.

Lo stesso affermano i suoi famigliari che difendono la battaglia della figlia come assolutamente sincera, ma stranamente non smentiscono i rapporti con Rentzhog e tutto il circo mediatico che si è formato intorno a questa storia.

Molti sono i fatti dietro questo fenomeno da chiarire, ma nonostante tutto ci permettiamo di affermare che l’ideale ecologico di Greta è assolutamente sincero basta sentirla parlare, ma che tutto nasce solo da casualità e che dietro tanto clamore mondiale non ci sia una accorta regia è assai improbabile perché siamo consapevoli che questa ragazzina non avrebbe mai potuto far nulla da sola.

Comunque sia, Greta non fermerà il suo impegno e la protesta continuerà almeno “fino a quando le emissioni di gas serra non saranno scese sotto il livello di allarme“.

Nonostante la mobilitazione giovanile di cui è diventata il “volto”, la giovane svedese ritiene che non saranno solo i giovani a salvare il mondo dall’inquinamento: “Non c’è abbastanza tempo per poter aspettare che noi si diventi adulti con il potere di agire – ha voluto sottolineare in più occasioni -. E’ necessario che gli adulti di oggi agiscano adesso“. Insomma, una vera e propria chiamata alle armi che lascia il segno al di là di chi si muove dietro di lei, l’importante che la battaglia sia giusta e porti risultati.

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