Europa: dopo Draghi l’Italia non c’è più

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I candidati a Governatore della Banca Centrale Europea

Nel caldo torrido di questi giorni, nei palazzi di Bruxelles e nei quartieri generali dei Paesi del nord si studiano le mosse politiche volte alla successione del Governatore della Banca Centrale Europea, con il nostro Mario Draghi che lascerà per scadenza del mandato all’alba del prossimo autunno.

Dopo i mandati di nazionalità olandese (Wim Duisemberg), francese (Jean-Claude Trichet) e italiana (Mario Draghi), la Germania rivendica il suo ruolo da leader, con la richiesta fondata di un governatore tedesco.

Il nulla osta sembrerebbe però lontano dall’arrivare se consideriamo che il candidato naturale, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, è ostacolato da tutti i Paesi della cintura mediterranea, Francia in primis, per l’atteggiamento da “falco” nelle votazioni passate, in contrasto con tutti i provvedimenti di politica monetaria adottati dalla Bce di Draghi nel recente passato che, di fatto, hanno sostenuto la precaria stabilità dell’Unione Europea, fiaccata dagli ultimi dieci anni di austerità.

Al di là del compromesso politico che verrà, il candidato sarà un’espressione di poteri che difficilmente andranno a sostegno del nostro Paese, soprattutto per la mancanza di figure chiave e di forte impatto politico, necessarie alle negoziazioni in quel di Bruxelles.

La sponda potrebbe essere la Francia, con il presidente Macron che sta allargando la distanza dalle politiche tedesche, ma ad oggi l’isolamento dell’Italia si manifesta anche con l’abbandono di Paolo Savona, unico referente di livello nelle sedi d’oltralpe. Gli atteggiamenti “duri e puri” dell’attuale esecutivo, soprattutto nella parte a trazione lega, vedono alzare il tiro verso un tira e molla fatto di proposte anti trattati, come i mini bot e la flat tax, senza che emerga una strategia per incanalare il Paese in un sentiero di crescita e coesione, a meno di un piano “B” ancor oggi sconosciuto a tutti noi.

Il vice premier Salvini, quando non si occupa del tema a lui più caro, manda segnali di fuoco nei confronti dei trattati e dei parametri di Maastricht, entrando sul fronte italexit quando il gioco si fa più duro. Per ora i mercati, grazie alle politiche favorevoli della Bce, non hanno punito il nostro spread in maniera eccessiva, ma servirebbe se non altro qualche proposta concreta di bilancio federale legato agli investimenti pubblici, un riequilibrio dei disavanzi all’interno dell’Unione, con la finalità di tenere sotto controllo la dinamica del debito pubblico e il simultaneo  obiettivo di stabilizzazione nel medio lungo termine.

Interventi ottenibili solo con la mediazione, ma spesso, nei giochi politici, non si sa mai chi ha il coltello dalla parte del manico.

Di tempo ne è rimasto poco, con la prossima recessione che rivolterà le carte in tavola.

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