Il proprietario del territorio degli USA

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Di chi sono veramente?

In base agli antichi trattati internazionali apparterrebbero niente meno che al Vaticano

Gli Stati Uniti d’America sono la Nazione più potente del mondo. Militarmente ed economicamente sono ancora la potenza dominante.
E’ un fatto unanimemente scontato che la proprietà del territorio degli USA è del governo statunitense. Recentemente però, alcuni storici americani hanno messo in dubbio questa affermazione e le conclusioni delle loro ricerche sono ampiamente documentate.
I ricercatori di maggiore spicco del gruppo che ha messo in dubbio le stesse basi dell’esistenza degli Stati uniti d’America come stato sovrano, sono James Montgomery ed un altro, deceduto nel 2014, noto con lo pseudonimo di ‘The informer’.
Prima di procedere con l’esposizione delle conclusioni dei ricercatori, occorre fare una precisazione: ciò che regolamenta le relazioni tra i cittadini di uno stato è il diritto civile. Il diritto penale si occupa delle pene da infliggere ai rei, ma esiste un altro diritto non meno importante: il diritto canonico.
Secondo un principio del diritto canonico in voga nel medio evo, la terra è stata creata da Dio, quindi i suoi abitanti non ne sono i padroni ma gli occupanti e come tali devono pagare l’affitto al legittimo proprietario ovverosia all’Altissimo.

Poiché il concilio di Nicea aveva stabilito che per il dogma della SS. Trinità, Gesù Cristo è Dio e poiché il Papa della Chiesa di Roma è il vicario di Cristo sulla terra cioè di Dio, le tasse dovevano essere pagate a lui.
Questo era ciò che facevano i regnanti nel medio evo: pagavano un tributo al Papa.

Magna Carta Cum Statutis, ca. 1325, at Harvard Law School library.


Ma nel 1215, anno di stipula della Magna Charta, il re inglese Giovanni, si rifiutò di pagare tale tributo. Per tutta risposta fu scomunicato.

Ora si deve tenere presente che la scomunica non è e a maggior ragione non era, un fatto esclusivamente formale bensì aveva valore sostanziale. Il potere regale di origine divina, con la scomunica cessava di esistere e quindi i sudditi erano svincolati dall’obbligo di obbedienza al re.
Re Giovanni si trovò quindi in una posizione estremamente scomoda e l’aristocrazia inglese lo convinse a trovare un accordo con il vescovo di Roma.
Un po’ per la paura dell’inferno, un po’ per la paura di perdere totalmente il potere, re Giovanni si accordò con il Papa e la scomunica gli fu tolta.
Ma in cambio il capo della Chiesa pretese una ingente somma di denaro e la firma di un trattato in base al quale tutta l’Inghilterra e tutti i territori eventualmente conquistati in futuro dalla corona inglese, sarebbero stati della Chiesa romana.
Secondo il diritto internazionale, un trattato è valido fino a quando non viene rinegoziato o una delle due parti dichiara la guerra all’altra.
Nessuna delle due cose è mai successa.
Con il trattato di Parigi del 1783, si crede che sia stata firmata la dichiarazione di indipendenza delle tredici colonie americane, ma in realtà l’accordo, secondo questi autori, fu scritto dal Papa e non sancisce l’indipendenza delle tredici colonie, ma la libertà individuale degli occupanti delle colonie inglesi.
Nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, non si parla mai di sconfitta militare delle forze inglesi né di indipendenza territoriale.

L’indipendenza è sancita soltanto per il Distretto della Columbia e infatti Washington si trova nel distretto della Columbia di cui è capitale. Secondo Montgomery e ‘The informer’, la dichiarazione di indipendenza, redatta dal Papa, fu firmata da un gruppo di avvocati inglesi da una parte e da un altro gruppo di avvocati ‘americani’, ma figli di inglesi che comunque avevano a cuore gli interessi della corona britannica. In realtà era quindi un accordo commerciale tra le parti e la libertà individuale dei cittadini delle colonie era una sorta di ‘contentino’ per oliare il meccanismo delle transazioni commerciali tra l’Inghilterra e la nascente confederazione di stati oltreoceano.
A riprova di quanto detto, gli autori evidenziano che l’IRS, cioè l’equivalente americano della nostra Agenzia delle entrate ha sede nella City londinese, territorio autonomo alla stregua della Città del Vaticano in Roma, quindi le tasse vengono riscosse ancora oggi dall’Inghilterra che poi si preoccupa di ridistribuirle.
Sempre secondo questi autori, ma quanto asseriscono è ben documentato, i cittadini americani non hanno la possibilità di acquistare nessun terreno in quanto tutto il territorio statunitense è ancora inglese e quindi del Papa di Roma.
Lo stato dà soltanto un diritto di concessione, un ‘patent’, ma non la piena proprietà in quanto tale proprietà non è la sua.
Non è possibile esaurire in poche righe tutte le implicazioni di queste analisi storiche e documentali; sta di fatto che chi si è occupato di queste ricerche non è certo un gruppo di sprovveduti e le loro conclusioni, per quanto strabilianti, sono documentate.

In questo numero, due ricerche storiche, tra il serio e il faceto, divertissement, a firma di Riccardo Liberati e Antonello Cannarozzo. La prima, sulla proprietà del territorio degli Stati Uniti d’America, a mente di una antica questione medioevale, superata nei fatti. La seconda che indaga sull’origine di una canto al di là della sua nascita è divenuta molto di più di un canto, un inno non solo italiano, al sentimento di libertà; al diritto e al dovere di ciascuno di battersi, anche a rischio della vita, per la liberazione da ogni forma dittatoriale.

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