A noi la colpa

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A noi la colpa
Lucio Leone
Romanzo storico
Edizioni Spartaco
2019
Valerio Calzolaio
3

Marsiglia e Napoli. Settembre-novembre 1878. In Francia ordiscono un complotto, in Italia tentano di eseguirlo. In una stanza piena di spezie e alambicchi del vicolo più buio del quartiere di Le Panier, il Venerabile, occhi chiari e capelli biondi, elegante e raffinato per quanto zoppicante, fa adulterare il Vin Tonique Mariani destinato al Pontefice con la manna di San Nicola, una miscela velenosa senza odore né sapore di anidride arseniosa, limatura di piombo e antimonio. Le bottiglie vengono stipate in una cassa in partenza verso il porto partenopeo, insieme a un’altra, contenente il prezioso tesoro che deve pagare l’intera operazione. All’arrivo una delle due casse cade in mare. Se ne accorge solo il piccolo tredicenne Peppino detto ‘o Piemuntise, scugnizzo in prova di bassa manovalanza camorrista per la Bella società riformata. Nel frattempo, dopo la rivolta nel Matese, gli anarchici Carlo Cafiero, 32enne letterato e intellettuale, alto bello garbato malinconico, ed Errico Malatesta, occhi neri e capelli ricci, 24enne trasandato pensieroso inquieto tenace, vengono rilasciati a Benevento e decidono di tornare a Napoli per incontrare l’amica Silvia Pisacane, figlia del celebre patriota Carlo e adottata da Giovanni Nicotera, sopravvissuto alla spedizione di Sapri, in grado di fare meritata carriera dopo l’Unità d’Italia. Il re Umberto I e la consorte Margherita stanno per arrivare in città, il momento è cruciale. Il disegno di un simbolo inedito appare in cinque punti strategici di Napoli, una A rossa cerchiata; c’è una cospirazione in corso opera della potente massoneria, vogliosa di costruire un potere che nell’ombra governi nei decenni a venire con l’aiuto della criminalità organizzata; gli anarchici capiscono e provano a sventare la congiura fra tradimenti e repressioni, attentatori dilettanti, medium di successo, spie e rivoluzionari, donne e uomini di malaffare.
Lo scrittore e sceneggiatore Lucio Leone (Napoli, 1976) si è ispirato a molti personaggi ed eventi reali per imbastire una trama accurata e interessante, scegliendo una narrazione in terza persona varia, con buon ritmo e stile. Cafiero (1846-1892, vent’anni di carcere), Malatesta (1853-1932, oltre dieci), Nicotera (1828-1894), Silvia (1853-1888) e vari altri personaggi sono tratti dai libri di storia e di costume dell’epoca. Rilevante attenzione viene destinata alle idee e alle dinamiche dell’anarchia a livello interazionale, pure in relazione alla competizione col comunismo e al dibattito fra Marx e Bakunin. Il titolo fa riferimento ai prevedibili capri espiatori di ogni cospirazione, quelli a cui dare la colpa lo si decide fin dall’inizio, sono parte della strategia. La copertina allude alle linee rosse che congiungono su una mappa i cinque punti dei simboli dipinti, forse a formare proprio una stella. I disegni della Loggia Propaganda, l’incappucciato gotha della politica e della finanza del tempo, si sposano perfettamente con gli obiettivi del regno e del re, le deviazioni hanno origine antica e strutturale. Riti e rituali della massoneria contro il secolare nemico della Chiesa cattolica sono descritti con dovizia di particolari, il tocco personale del Venerabile introduce riferimenti all’Egitto dei faraoni. Il tonico apprezzato dal papa è un bordeaux frizzante con l’aggiunta di foglie di coca E, possibilmente, senza veleno.

di Valerio Calzolaio
Anarchia e massoneria (separate)
https://it.wikipedia.org/wiki/Banda_del_Matese

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