AL DI LA’ DEGLI APPARENTI OPPOSTI

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Da qualche tempo, a causa dei post che si scrivono su Facebook e delle chiacchiere dopocena, alcuni integralisti del lessico – tra i quali vecchi amici – appaiono sorpresi dalle posizioni di altri “vecchi amici” e si chiedono con malcelato disgusto: “Sei diventato sovranista ?”, “Sei diventato nazionalista, razzista, populista ?”.

Io personalmente sono molto sorpreso da questo tsunami di definizioni , in quanto da anni cerco di spiegare quanto segue.
Le parole “nazionalista, sovranista e simili” appaiono rappresentare l’opposto di “globalista, internazionalista, multilateralista” … e talvolta persino di “umanitario”. Non è così.
Le due polarità in realtà convivono e si intersecano nella realtà e non potrebbe essere altrimenti.

Del resto già convivevano – e continuano a convivere – nella nostra Costituzione, laddove si rinviene (all’art. 1) che “la Sovranità appartiene al popolo … “; ma anche che (all’art. 10) “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale …”; fino a sovrapporsi (all’art. 11) dove si “… consente in condizioni di parità con gli altri Stati alle
limitazioni di Sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri Pace e Giustizia fra le Nazioni”.

Ne deriva che ogni Trattato Internazionale è/dovrebbe essere il frutto di un
abbraccio tra Sovranità e Internazionalismo ( o meglio Multilateralismo). Che poi non sia così è un altro discorso.
E inoltre: nessuna forma di conoscenza e pratica evoluta, quali ad esempio la statistica o l’analisi delle audience mediatiche, si sognerebbe di dividere in 2 parti l’universo analizzato. Sarebbe stolto, ingenuo, addirittura primitivo e non condurrebbe ad alcuna possibile misurazione nè azione, se non allo scontro perpetuo.

Cosa che infatti oggi purtroppo accade nelle politiche nazionali di diversi Stati.
Nessuna squadra di calcio gioca solo “in difesa o solo in attacco”, nessun broker si limita solo a comprare o solo a vendere azioni in Borsa, nessun essere umano è solo egoista o altruista. Quando ciò si verifica si è in presenza di forme integraliste che sono definite devianze.
La Storia, la vita tutta, sono mosse dalla incessante dinamica di molti elementi, anche opposti, che si mescolano e rimescolano in continuazione .

Il meglio si ottiene quando le percentuali degli elementi in genere e degli opposti in particolare, al variare dello Spazio e del Tempo in cui si confrontano, risultano ottimali per il conseguimento dell’evoluzione e
dell’equilibrio. Ma tali percentuali vanno considerate con tolleranza e intelligenza, non “giudicate” in vitro nel laboratorio lessicale di parte. Ciò è noto a qualsiasi scienziato, sociologo e anche ai barman che fanno buoni cocktails.

Eppure … sfugge alla maggioranza dei commentatori politici.
Qualche subnormale, pur sventolando la bandiera della democrazia, ancora pretende di affermare una delle frasi più sciocche mai formulate: “delle due l’una!”. E alimenta così una delle malattie sociali più perniciose: “la cultura del nemico”. Una visione che trasforma il dialogo politico in un campionato di calcio (con tanto di ultras) o in una guerra per bande.
Io credo che non si debba essere né “sovranisti , nazionalisti integralisti”, né tantomeno “globalisti , umanitari integralisti”.
La Cina è nazionalista – globalista, gli Usa sono nazionalisti- globalisti, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna sono nazionalisti-globalisti.

Da sempre. Ogni grande nazione difende i propri interessi nazionali, applicando porzioni di protezionismo all’abbisogna e contemporaneamente svolgendo politiche di cooperazione ( anche se spesso solo espansionistiche).
E allora? Perché in Italia se si osserva con attenzione non conformista l’immigrazione e l’Europa, si diventa subito “nazionalisti – fascisti – razzisti”? Io sarei idealmente internazionalista – pacifista e pertanto sono favorevole all’accoglienza dei migranti, ma non sono favorevole all’osceno business dei migranti-merce gestito (anche) dagli scafisti, dalle ONG e dalle mafie. Quindi ritengo sia giunto il momento di confrontare anche aspramente le posizioni e giungere ad un mix di norme, sia nazionali che internazionali, e azioni più favorevoli al miglioramento di quanto è accaduto e rischia di accadere su scala anche maggiore.

Io sarei europeista ma non favorevole alla gruviera del Trattato di Dublino , né al fiscal compact , né al MES.
Io non posso non accorgermi della perversa e potente capacità manifestata dai “mercati” e dalla finanza globalizzata, ma è proprio questo che mi spinge a proporre una visione “sovranista e nazionalista” in difesa di quei pochi asset strategici che ci rimangono. Tremo all’idea di un’Italexit, ma tremo anche all’idea di una rinnovata sudditanza ai Trattati Europei così come sono stati concepiti e imposti ai Popoli. Quindi sono in parte “sovranista”.
E’ ovvio che non vorrei un Web solo italiano e che voglio continuare ad accedere ad una cultura fatta di film, musica e libri prodotti in ogni angolo del mondo … è ovvio che la guerra dei dazi mi fa orrore. Quindi sono globalista ? Certo sono anche “globalista”.
Al dunque aveva ragione Gaber quando cantava “io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono ” . Esisterà uno spazio politico in cui sostenere serenamente questa visione senza essere accusati di fascismo da una parte o di essere servi del sistema delle corporations dall’altra ?
Io spero proprio di sì.

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