Così è ….. se vi pare!

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L’incredibile evoluzione verso la nuova maggioranza. La sfida renziana

In una preveggente e simpatica canzone della seconda metà degli anni novanta, Giorgio Gaber ragionava ironizzando sulla destra e sulla sinistra, i canoni storici e politici che hanno segnato e devastato il secolo breve e che nella loro contrapposizione hanno provocato scontri fratricidi e guerre mondiali. Il grande cantautore si poneva dinanzi ad alcune ovvie domande su che cosa si potesse definire appartenente ad una o all’altra definizione, raggiungendo vette ineguagliabili di sottile e scanzonata semplicità. Concludendo saggiamente con “ la colpa è nostra È evidente che la gente è poco seria”. Ancora una citazione, quella del titolo, che ci porta all’ineguagliabile prosa di Luigi Pirandello e alla sua cruda analisi della complessità e falsità dell’essere umano in società, ovvero nell’evolvere dei rapporti sociali, dove nessuno appare per quel che è realmente, nessuno è se stesso, ognuno assume una maschera e con essa partecipa al gran gioco delle parti in commedia.
Non ce ne voglia chi legge ma in questi due richiami vi sono molti spunti di analisi e di riflessione sullo stato attuale del confronto politico nazionale e in prospettiva di quello che sarà il ruolo dell’Italia in Europa.
Il capovolgimento, il tuffo carpiato con avvitamento che ha dato origine alla nuova maggioranza di governo, appare una vera e propria personificazione del “così è …. se vi pare.. “ pirandelliano. Il ruolo di protagonisti spetta senza ombra di dubbio ai grillini. Nella persona del vice premier pentastellato ora alla Farnesina si identifica in toto la relatività assoluta, il trasformismo più sfrenato. Due elementi che peraltro non sembrano trovare anticorpi nell’essenza stessa del movimento grillino svincolato,
volutamente sganciato da ideologie e idee, anzi in aperta lotta con esse in nome di una visione di democrazia diretta, sul web, che ha però tutte le caratteristiche dei famosi rivoluzionari di professione ed elitari della vecchia sinistra massimalista.
L’attuale ministro degli esteri è la stessa persona che ierlaltro pontificava sul cambiamento in atto con il governo con la Lega e che oggi, con il Pd magnifica le prospettive magnifiche e progressive che ci attendono. Quasi si fosse finalmente nell’alveo più vero di una nuova politica. Facile ironizzare su tutto questo, triste constatare che con simili posizioni abbiamo assistito alla nascita di un nuovo governo che in linea di principio dovrebbe attuare una serie di misure alternative e contrarie a quelle che ancora poche settimane fa gli stessi grillini consideravano ineluttabili per il cambiamento. Dove la relatività ottiene vette irraggiungibili è nella figura del premier Conte. Da araba fenice a giano bifronte lo abbiamo descritto, in realtà figura assolutamente da analizzare con attenzione, quasi distillato di un nuovo modo di essere politico e di governo, provenendo pressoché dal nulla politico, come la maggioranza dei connazionali in questa stagione senza idee, ideologie e punti fermi.
E al quale il “se vi … pare” si attaglia alla perfezione.
Difficile peraltro trovare un senso compiuto sull’altro fronte della nuova maggioranza: il Pd. O, meglio, quello che ancora si definisce tale, ultima evoluzione o involuzione di una duplice origine storica e politica. Quale sia il partito che si trova ora al governo con i cinquestelle è difficile da comprendere. Non è quello dell’anima ex comunista e al tempo stesso ne rivendica alcune prassi; non è quello di estrazione cattolica, tradizione alla quale tuttavia si richiama, non è neppure quello che in passato riusciva a interpretare la galassia della sinistra italiana. Tutto e il contrario di tutto e il forte distacco del sindacato ne è manifestazione chiara e non certo rassicurante. Illogico e falso far ritenere che si possa tornare al vecchio mondo antico, ormai defunto. Il nuovo, a dire il vero sembra avere soprattutto una forza distruttiva.
Capire oggi il tentativo di recuperare tutta o parte la scissione a sinistra fa
sprofondare in un ulteriore rebus abbastanza privo di senso politico e dai forti connotati strumentali. Ancora la decisione di Renzi di lasciare il partito e di affiancarlo con una propria formazione nascente, aggiunge ulteriori elementi di confusione tanto da far nascere un interrogativo stringente: cos’è oggi il Pd? Capirlo sarebbe importante per guardare al futuro del paese e dello stesso esecutivo appena nato.
Il dubbio gaberiano e la doppiezza pirandelliana non trovano soluzione o risposte neppure guardando all’area di centrodestra quale si è venuta formando nel periodo gialloverde. Il meriggio avanzato di Forza Italia non sta producendo un riferimento chiaro ed un ancoraggio certo alla parte moderata tuttora orfana di rappresentanza ancorché maggioritaria nel paese. Ruolo che non può essere assunto dalla Lega di Salvini a meno di evoluzioni future verso il centro. Lega che tuttavia appare anche oltre la crisi aperta dal suo leader ancora forte di un seguito elettorale consistente, una sorta di blocco sociale con il quale fare i conti per ripensare un centrodestra futuro e attrattivo. E neppure da Fratelli d’Italia che pur in crescita elettorale può contare soprattutto sul bacino che fu di Alleanza Nazionale.

Insomma, ad onta delle dichiarazioni accattivanti, dei destini progressivi con i quali la neo maggioranza pensa di avviare un recupero nel paese, sarà difficile alla pur grande e comprovata capacità degli italiani di accettare quasi tutto, digerire un passaggio di testimone politico che ha tutti gli elementi possibili tranne quelli della chiarezza e della serietà!

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