Abbiamo le stesse emissioni di CO2 di due milioni di anni fa

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Stiamo raggiungendo in brevissimo tempo i valori climatici dell’era del Pliocene

Venerdì scorso, come ormai di consuetudine, le strade delle grandi metropoli occidentali sono state invase pacificamente – purtroppo non si hanno manifestazioni del genere in altre parti del globo – da migliaia di giovani capeggiati dall’icona dell’ambientalismo mondiale: Greta Thunberg.

Al grido di salvate il Pianeta mi ha colpito un cartello sul quale qualcuno aveva scritto con il pennarello: “Tua madre Terra ha bisogno di te”, una frase tra le tantissime che mi ha fatto riflettere su cosa possiamo fare per salvarla, per renderla un posto meraviglioso da vivere. Purtroppo è più facile a dirsi che a farsi.

I problemi sono tantissimi, non tanto da un punto di vista scientifico quanto politico, e dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, non solo dell’egoismo, ma della miopia di molti Stati che vogliono fare i verdi solo a parole e non nei fatti.

Solo la Germania si distacca da questa mentalità suicida con un investimento in dieci anni di 100 miliardi per renderla la prima nazione green al 100%, o quasi.

Un simile progetto, ancorché ambizioso e non privo di ostacoli di vario genere, sarebbe non solo efficace, ma anche un bellissimo esempio per tutti. E, anche se ancora non si conoscono quali siano le proposte concrete, sembra che la Merkel voglia fare sul serio .

Ma torniamo a cosa accade nel resto del mondo. Tutti sanno che la situazione è pericolosa; ma solo pochi sanno che il nostro attuale clima si avvicina velocemente a quello che c’era sulla Terra circa due o tre milioni di anni, nel periodo geologico chiamato Pliocene.

Cosa mai c’entriamo con un periodo così lontano, quando non c’era ancora neanche la presenza dell’uomo?
È presto detto.
In quell’era il mondo era più caldo di almeno 3/4 gradi e i mari più alti di 15 venti metri, insomma se avessimo avuto una carta geografica del tempo difficilmente avremmo distinto le attuali terre emerse e, tanto per fare un esempio su quel periodo, l’Antartide era coperto di alberi e praterie con una temperatura assai mite.
Un’era che vedeva anche il fiorire di grandi vulcani e di spostamenti giganteschi della nostra crosta terrestre.
Ma ciò che ci sta accomunando a quell’epoca così distante e turbolenta, non è tanto il livello dei mari o i Poli terrestri pieni di verde quanto il livello eccezionale di anidrite carbonica, (CO2 ); pari a ben 410 particelle per milione, ovvero a una cifra mai raggiunta negli altri milioni di anni della Terra.

Ebbene, la nostra generazione si sta avvicinando a quei livelli con enorme impegno e addirittura in brevissimo tempo.
Sarà bene allora spiegare come sono stai ottenuti dati così allarmanti.
I ricercatori del Potsdam (Germania) Institute for Climate Impact Research, hanno potuto verificare tutto questo estraendo ghiaccio con diversi carotaggi nel Polo Sud.
È stato come sfogliare un libro di storia.
Tutto era conservato perfettamente dal freddo tra cui anche minuscole particelle di gas del passato che hanno attestato la carica di anidrite carbonica in quel tempo e, se continuiamo con questo ritmo, fra pochi decenni l’Antartide, affermano molti scienziati, perderà il suo manto bianco per colorarsi di grigio.

Non è una bella situazione, ma i dati della ricerca sono assai chiari.
Da quando sono iniziate le misurazioni scientifiche del problema, nel 1958, i valori erano intorno ai 315 particelle per milione, cinquant’anni dopo, nel 2013, i valori erano saliti a 400 con l’aumento della temperatura di un grado; ma secondo altri recenti studi della Nasa nel 2040 avremo raggiunto un valore pari a 450.

Ed ecco il legame virtuale con il Pliocene con la differenza che fra poco quanto ai valori di particelle di anidrite carbonica lo avremo anche superato.

Niente male come progresso; peccato solo che in questo modo ci stiamo suicidando, tanto da far dire agli studiosi che il limite 2 gradi massimi di riscaldamento, previsto dai famosi accordi di Parigi, verranno addirittura superati tra breve e anche abbondantemente con i mari che si alzeranno di almeno 50 centimetri già alla fine di questo secolo.
The National Oceanic and Atmospheric Administration, l’ente americano incaricato di monitorare il clima, ha affermato che la velocità di accumulo di gas serra è di 100 volte superiore rispetto alla fine dell’ultima era glaciale, fra 11mila e 17mila anni fa.

A questo punto una domanda è d’obbligo, basteranno i Friday For Future” iniziati dalla giovanissima Greta?

Sfortunatamente non ne siamo sicuri, stiamo correndo troppo velocemente verso una china di non ritorno, ma ricordiamo, tanto per avere un po’ di speranza, che proprio l’uomo nella sua storia millenaria ha saputo uscire da situazioni tremende pur con sforzi tremendi, auspichiamo che ciò accada anche questa volta, sempre se ancora vogliamo vivere su questo pianeta.

di Antonello Cannarozzo

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