FARE POLITICA

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rientrare nella polis

Polis come ideale politico o più semplicemente come politica. Ovvero quell’insieme di regole condivise che disciplinano diritti e doveri e rendono possibile l’umana convivenza.

Una polis da cui i cittadini, soprattutto i più giovani, fuggono a causa della degenerazione di una politica, la cui parola viene comunemente abbinata al malaffare.

Un decadimento che pensavamo avesse toccato il fondo nei primi anni ’90 e che speravamo la giustizia sarebbe riuscita a debellare con il drammatico periodo di “mani pulite”.

Il risultato, alla lunga, è stato invece deludente; e ha finito addirittura col diffondere un’alea di sospetto sulla magistratura.

Ma lasciando da parte ogni ripensamento e tutte le ipotesi dietrologiche, quel che è certo è che la situazione è assolutamente sconfortante.

I nuovi politici si sono rivelati se non peggio, molto simili a quelli vecchi; la musica è rimasta la stessa; e il distacco dei cittadini, e dai cittadini, è aumentato.

Eppure tutti sappiamo che è dalla politica dipenderà il futuro nostro e di chi segue.

L’impreparazione regna sovrana eppure si parla di abbassare l’età degli aventi diritto al voto a 16 anni.

Cosa possiamo fare per riavvicinare i cittadini, e soprattutto i giovani, alla politica?

L’unica possibilità è debellare la mala-politica, moralizzare i politici, formare le nuove generazioni.

Un tempo tale compito era affidato alla famiglia e alla scuola, e, per chi aveva interesse per la “politica attiva”, le scuole di partito. Oggi genitori e scuola hanno problemi a comunicare con giovani, i partiti sono scomparsi, e le istituzioni sono allo sbando, ed è la società civile nel suo insieme che deve occuparsene.

A Roma, presso la Chiesa di San Pio X alla Balduina, è stato avviato un esperimento di avvicinamento e sensibilizzazione anche dei giovani alla politica ad iniziativa di laici e religiosi, assolutamente apartitico e totalmente laico.

In quel contesto, mercoledì 23 ottobre p.v. sarà presentato un breve saggio “Spiritualità e Politica”, del Priore di Bose, Fr. Luciano Manicardi.

Un testo denso di riflessioni e sollecitazioni alla coscienza dei laici per una loro partecipazione attiva alla costruzione del bene comune.

Una ragionamento puramente politico nella sua accezione più corretta; nulla di religioso, di confessionale o di parte.

Con lo stile proprio della Comunità di Bose che oltre ad essere una delle realtà di preghiera è riconosciuta come uno dei centri culturali aperto ad ogni laico sensibile alle domande sul senso della nostra esistenza.
Dopo una breve introduzione di Mons. Andrea Celli, l’autore riassumerà il suo pensiero e risponderà alle domande del pubblico. 

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