LA TESTA DEL CALIFFO

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Ad un anno esatto dalle prossime elezioni presidenziali americane, in programma all’inizio di novembre 2020, nella corsa per la sua rielezione, Donald Trump potrà giocare la carta dell’eliminazione di Abu Bakr Al- Baghdadi, il leader dell’ISIS, avvenuta la scorsa settimana nel distretto di Idlib nella Siria occidentale, a pochi chilometri dal confine turco. Una coincidenza curiosa, soprattutto se contestualizzata con l’offensiva dell’esercito di Ankara contro le milizie curde dell’YPG. Un’operazione che ha portato alla creazione di un corridoio di sicurezza al confine tra Turchia e Siria, pattugliato da militari russi e dall’esercito regolare di Damasco, dopoché l’artiglieria di Ankara aveva annientato la resistenza dei combattenti curdi e creato un fiume di sfollati. E’ in questo contesto che si e’ concretizzata la spettacolare azione che ha portato all’uccisione di Al-Baghdadi e dei suoi fedelissimi. Un blitz condotto dalle forze speciali statunitensi, partite a bordo di 8 elicotteri d’assalto dalla base NATO di Incerlik e piombate sull’ultimo nascondiglio del Califfo, costringendolo a farsi saltare in aria insieme a due mogli e tre figli. Una fine ingloriosa, per colui che aveva proclamato con fasti medioevali nel 2014 a Mosul la nascita dello Stato Islamico,  frutto di un compromesso tra i principali attori che stanno agendo in questa strategica regione del Medio-Oriente. E’ chiaro infatti che la fine del leader dell’ISIS sia stata concordata dai Presidenti di Turchia, Stati Uniti e Russia, avendo tutti un tornaconto per le proprie ambizioni strategiche. Di Donald Trump abbiamo già detto, la testa del Califfo e’ un ottimo biglietto da visita per vincere la corsa per la rielezione alla Presidenza americana. Recep Tayyip Erdogan invece porta a casa il ridimensionamento del sogno curdo di gestire autonomamente la fascia di territorio denominata Rojava nella Siria settentrionale. Per quanto riguarda infine Vladimir Putin, e’ colui che più di tutti ha avuto da guadagnare da questa mortale partita. Il leader russo infatti incassa il doppio obiettivo di diventare il vero dominus della regione, potendo decidere le sorti del regime di Damasco e di mettere la museruola a suo piacimento al Presidente turco. Dai radar della geopolitica mediorientale e’ invece sparita l’Europa che, con i suoi mille tentennamenti, ha definitivamente abdicato al ruolo di potenza in questo delicatissimo scacchiere planetario, rimanendo in balie dei flussi di profughi, aperti e chiusi a discrezione di Erdogan, e di eventuali rigurgiti di terrorismo dentro i propri confini. Perché chi crede che la fine del Califfo voglia dire l’annientamento dell’ISIS, commette un grosso errore. Già si staglia, a guida di quel che resta delle milizie jihadiste dell’ISIS, la figura di un ex ufficiale dell’esercito di Saddam Hussein, Al-Adham al-Numanin denominato il distruttore, per aveva pianificato il genocidio del popolo yazida, nel nord dell’Iraq. Una figura che farà parlare di se, con buona pace dei proclami di gloria della fine del Califfato.

di Diego Grazioli

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