RAPPRESENTANZA

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La parola della settimana

E’ in corso da tempo un’ incisiva trasformazione, non solo nel nostro paese, del rapporto tra i cittadini e coloro che nelle assemblee nazionali e locali sono chiamati a farsi portatori degli interessi, delle esigenze, dei bisogni e via dicendo. Il sistema parlamentare in senso stretto ha subito e sta subendo forti mutamenti al punto da porre sempre più all’attenzione la necessità di una riflessione senza schermi ideologici o d’altra natura, su cosa esso sia divenuto. Parliamo ovviamente e soprattutto dei paesi democratici nei quali tale dinamica è rilevabile. L’elemento sul quale incentrare la riflessione è la rappreṡentanza.
Con questo vocabolo si indica il fatto di rappresentare una o più altre persone, oppure gruppi, enti e organi, istituzioni e società, ossia di intervenire in vece loro e a nome loro e di assolverne le funzioni, o di agire per conto loro. Questo può avvenire in senso generico, seguendo il dizionario, come intervento e assolvimento di determinati compiti in sostituzione di altri, o che comunque impegnino anche il gruppo o l’istituzione, oppure per funzioni rappresentative di carattere pubblico,
politico e sociale, connesse con la propria carica. Nel diritto privato, si tratta di un istituto che consente, nel negozio giuridico, la dichiarazione di volontà a un soggetto diverso da quello che è titolare del rapporto; si distingue in diretta per la quale il negozio o l’atto giuridico è compiuto da una persona per conto di un’altra e in nome di questa, e indiretta, per la quale la persona agisce in nome proprio ma nell’interesse di un’altra.
Carattere particolare ha la rappresentanza processuale, cioè l’assistenza che l’avvocato o il procuratore prestano alla parte per il compimento degli atti processuali. Il concetto nel diritto pubblico assume le caratteristiche della rappresentanza politica, quella esercitata dalle due Camere dei deputati e del senato, o da altri organi elettivi popolari, in quanto composti di membri a cui il corpo elettorale ha, con il suo voto, conferito il mandato di rappresentare gli interessi della nazione o di un particolare ente territoriale. Vi è anche un significato in diritto internazionale dove si riferisce all’istituto per cui uno stato riceve o si assume la funzione di rappresentare gli interessi di un altro nelle relazioni internazionali; oppure l’istituto per cui uno stato è rappresentato, nell’ambito delle relazioni diplomatiche, presso un altro stato con organi proprî, e in forme che non coincidono necessariamente con ambasciate e legazioni. 
Nel diritto sindacale, con essa si indicano, organismi che raccolgono e interpretano la volontà di chi lavora nei confronti delle organizzazioni dei datori di lavoro. Come rappresentanza si intendono anche le persone o la delegazione, il gruppo o l’organo, l’istituzione che hanno l’incarico e la funzione di rappresentare altri, come anche la sede, come ufficio o complesso di uffici, di chi ha il compito di assolvere incarichi e funzioni di rappresentanza, appunto, come accade nell’attività economica e commerciale.
L’angolo visuale sul quale ci si vuole soffermare è quello nazionale che seppure simile a quello che sta avvenendo in molti altri paesi europei e non, manifesta alcune specificità sulle quali fare qualche approfondimento. Il recente voto sulla riduzione dei parlamentari avvenuto non a conclusione di un’analisi approfondita e protratta nel tempo, ma quasi come uno spot elettorale, come un atto denso di clamore più che di sostanza, ha dimostrato come un tema cruciale per un sistema democratico sia stato in sostanza trattato dagli stessi parlamentari come una questione dimostrativa di acquiescienza ad una presunta volontà popolare. In realtà per seguire una pressione in tal senso della meno parlamentare delle formazioni politiche, il movimento cinquestelle. Per quest’ultimo ottenere il taglio era come annunciare la fine della povertà, compiacere la propria volontà di distruggere il sistema dall’interno, vera spinta ideologica grillina. Incomprensibile e strumentale alla successiva alleanza di governo l’accettazione da parte del Pd, quello stesso che aveva contrastato sino al fallimento, il disegno simile negli intenti del suo stesso allora segretario e premier Renzi.
Il nodo, al di là dei numeri e con quelli ridotti che si annunciano, in modo ancor più complesso, è la reale e diretta rappresentanza dei cittadini e delle loro idee, interessi ed esigenze. Se è vero come viene sottolineato che il solo taglio potrebbe produrre una sotto rappresentanza di alcune parti del paese, è evidente il cul de sac nel quale si rischia di avvitare il paese. Altrettanto evidente è quanto non ha funzionato nei decenni passati portando al crescente distacco dalla politica e ai fenomeni populisti in
genere, vere e proprie pulsioni a semplificare oltre la realtà, il rapporto tra il popolo e chi lo deve appunto rappresentare.
La leadership solitaria, l’uomo solo al comando, i partiti personali, le parole d’ordine semplificate, la banalizzazione delle questioni nazionali e locali, la indicazioni di soluzioni non facilmente praticabili e sovente anche dannose all’equilibrio generale sono tutti sintomi e allo stesso tempo risultati negativi della crisi di sistema. Ma pensare di risolvere il rapporto dialettico tra elettori ed eletti diminuendo soltanto i rappresentanti (con risparmi finanziari di sola facciata) mostra la degenerazione del concetto stesso alla base della rappresentanza, e conduce in territori sempre più lontani da quelli sui quali la Costituzione ha fondato la nostra democrazia. Toccare questo solo aspetto senza intaccare i veri nodi della difficoltà di rappresentanza reale del paese non solo è illogico ma altamente rischioso. Un tale atto avrebbe dovuto essere la logica e coerente conclusione di un dibattito politico nazionale tendente al rinnovamento dei canali e degli strumenti di rappresentanza, nel quale persino abbassare a sedici anni l’età del voto avrebbe un senso se fosse indice di un nuovo patto sociale tra i cittadini e le istituzioni.

Quello al quale assistiamo è invece il frutto pasticciato e una vera e semplice pagliacciata ad uso di una classe politica che sembra aver perso se stessa prima ancora che le proprie radici sociali e politiche. Un cambio di paradigma sarebbe non soltanto augurabile, ma ancora di salvezza per tutti!

di Roberto Mostarda

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