I dolori… del Conte bis

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L’intricata navigazione del premier dell’esecutivo giallorosso

La vicenda politica nazionale che si dipana davanti ai nostri occhi ci ha fatto toccare alcuni momenti letterari del passato. Da un lato le domande esistenziali di Amleto, ovvero quell’essere o non essere che si presta ad un’infinità di dubbi e di possibilità, quello status che Shakespeare indica mirabilmente nel monologo del principe di Danimarca alla ricerca del senso delle cose; dall’altro, la vicenda racchiusa nel romanzo I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe, nel quale il grande scrittore affronta il tortuoso e alla fine tragico cammino del giovane pur promettente a confronto con le asperità e spesso anche gli amletici snodi dell’esistenza.
Non si prenda questo per uno sfoggio di intelligenza e tanto meno si pensi che si voglia tentare un parallelo tra i grandi personaggi interpreti della letteratura classica e lo stato delle cose e degli uomini di oggi nel nostro strano e sofferente paese. Ma guardando in filigrana quanto accade è sembrato dialettico accostare i comprimari di oggi nella politica italiana ad altrettanti personaggi descritti mirabilmente nel passato.
La prima figura che si è delineata è senza alcun dubbio quella del premier, buono per tutte le stagioni, interprete dell’intesa (?) giallorossa. Il titolo richiama quelli che indubbiamente se non dolori nel senso stretto sono quotidiani dilemmi che il Conte bis ha di fronte ogni giorno. Dilemmi che portano spesso ad immaginarlo confrontarsi con il senso profondo: essere o … non essere?”
La prima domanda che immaginiamo possa porsi lui stesso, malgrado le dosi di ottimismo che da navigato neofita spende a piene mani, è certamente quella di fondo: che premier sono e di quale governo! Nel vecchio esecutivo Lega e 5Stelle i due vice lo marcavano stretto e sovente ne correggevano il tiro. Oggi dopo aver rivendicato a sé il ruolo centrale e di garanzia, si trova con due alleati che non vanno d’accordo su niente e questo aumenta ogni giorno che passa. Neppure la foglia di fico dell’esecutivo che dovrà portare al successore di Mattarella e, in alternativa, contenere Salvini e difendere la democrazia dalla maggioranza degli italiani che votano l’avversario, appaiono come rassicuranti punti di forza. Il paradosso è dunque che nel primo esecutivo ancorché araba fenice aveva un ruolo super partes per così dire. Oggi è parte tra le parti, ma ahimé per lui senza una sua parte (o partito).
Di qui la sensazione crescente di straniamento che lo scenario produce negli italiani.
Il premier vuole decidere, meglio vorrebbe, ma non può perché i due alleati non lo sostengono, le scelte economiche indifferibili, l’incombenza di quella che una volta si chiama finanziaria, sono sempre più cogenti e dunque si parla di pezze, pannicelli, toppe in genere che lasciano immutati non i saldi, ma i nodi nazionali che si incancreniscono e si avvitano su se stessi. Pensiamo a due casi da manuale: l’Alitalia e l’Ilva. Le crisi sono sempre lì, si aggravano ma nessuna scelta strategica vera viene assunta con il deleterio corollario che il nostro paese rischia ogni giorno che passa di uscire letteralmente da comparti strategici del mondo globalizzato. Per contrappeso si assumono decisioni che riguardano il futuro mondo green come se il solo evocarne le potenzialità possa risolvere i nodi strutturali. Dalla flat tax siamo passati alla plastic tax e alla sugar tax. Tutto cambia perché nulla cambi, dunque, e pur sempre di tax in un paese pieno di tax si tratta.
Lo straniamento continua con i comprimari e gli altri protagonisti. Il capo politico dei cinquestelle sembra avviarsi nel ruolo di ministro degli esteri (senza aver dimostrato grande conoscenza del mondo finora) quasi a far dimenticare che come leader del movimento è in difficoltà e che lo stesso movimento è in rivolta. La debacle elettorale umbra ha risuonato forte e chiara e sarebbe folle non rendersene conto. Quindi dopo aver deciso in una notte l’intesa con il Pd, oggi, dopo un’altra notte è tornato al mantra “andiamo da soli”. I pentastellati intanto sembrano sempre più un fenomeno incomprensibile. Il popolo del vaffa è sempre lì più o meno, ma l’impatto con le istituzioni ha da un lato imborghesito e dall’altro inquinato le parole d’ordine che si scontrano con la realtà del paese dimostrando la velleità del guru e delle sue sparate da comico ormai tragico. Il ceto politico messo insieme troppo velocemente non sembra reggere l’urto con la realtà.
Di equivalente crisi soffre il Pd e la sinistra in genere. Il segretario Zingaretti non potendo contare molto sugli esponenti delle diverse componenti interne prova a giocare da solo ma l’unica cosa che riesce a fare è intonare lo stesso mantra che da sempre la sinistra italiana che ha man mano perso il contatto con gli italiani impiega: combattere le destre, fermare i rischi per la democrazia, lottare ogni giorno colpo su colpo contro il nemico di turno. E tutto questo senza neppure contare sulla vecchia ideologia e sui sindacati. Uno sforzo immane e defatigante mentre intorno a lui capi e capetti si agitano guardando a future evoluzioni del governo, in caso di rimpasti che stando alle voci dissonanti sembrano sempre d’attualità. Senza storia e in rientro silente palese o meno i vecchi fuoriusciti, la cui esistenza era in forte crisi endemica.
Spina nel fianco quel Renzi con la sua nuova creatura parlamentare e domani forse politica che al di là delle fortune che potranno arriderle ha certamente colto nel segno di un bisogno di rappresentanza politica diversa da quelle sul campo e in quel centro che da decenni non esiste e che, forse, non si vuole che esista perché rischierebbe di stabilizzare il paese!
Gongolante per il favore popolare, ma con qualche acciacco e ripensamento su quanto fatto sinora e con la necessità anche in questo caso di non estremizzare troppo le posizioni, il leader leghista – ormai de facto alla guida del centrodestra con la Meloni in crescita con posizioni decisamente di destra sociale e Forza Italia in lento declino nel meriggio del suo leader che non sembra più in condizioni di identificarsi con quel popolo moderato che ne fece le fortune – deve mostrare la capacità di dare consistenza ad un messaggio di equilibrio, ad una visione complessiva ancorata all’Europa, lasciando nel dimenticatoio le velleità che hanno prodotto la pur sempre incomprensibile crisi d’agosto!

di Roberto Mostarda

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