LA FINE DELL’URSS

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LE DUE “VITTORIE” CHE HANNO CONDOTTO, TRA L’ALTRO, AI DISASTRI ATTUALI

I dirigenti dell’ ”Occidente”  (al Nord come al Sud) – parliamo del mondo capitalista, dell’economia ‘libera’ di  mercato – hanno annunciato il crollo e la sparizione dell’URSS (e di quel che ancora restava di paesi del “socialismo reale”) come l’espressione  naturale, inevitabile, di due rotture, rivoluzioni : la “vittoria” del modello di società capitalista liberale sul modello comunista socialista  e la “vittoria” degli Stati Uniti, portavoce e simbolo del mondo dettosi  libero, sull’URSS, portavoce e simbolo  del mondo detto illiberale, nella lotta per la supremazia mondiale. 

Non è l’obiettivo di questa nota esaminare se le due proclamazioni siano state pertinenti e giuste. Il fatto è che esse sono state accettate e condivise da centinaia di milioni di persone ed hanno cosi influenzato per anni la loro maniera di vedere l’evoluzione del mondo  in termini di problemi, prospettive, sfide. 

Il trionfo della società capitalista a vocazione globale mondiale senza rivali

La prima “vittoria” si è tradotta nella convinzione che il crollo dell’URSS   avrebbe dimostrato per sempre a livello mondiale la superiorità del modello della società capitalista  “liberale”( e non solo dell’economia capitalista)  su ogni altro modello.

Da qui l’affermazione  trionfalista thatcheriana e americana “non v’è alternativa “ al capitalismo, diventata sempre più diffusa e  dominante. In realtà la credenza nell’inevitabilità del capitalismo non si è limitata a dare sfogo a numerosi slogan quali “la fine della storia”, “la terza via”, “il capitalismo a volto umano”, “il capitalismo responsabile”.  I gruppi sociali dominanti  sono riusciti a fare dei principi, delle logiche e dei  meccanismi  della società capitalista le tavole della legge universali della “nuova economia del Terzo Millennio”. Certo, i gruppi sociali fautori della società capitalista non hanno atteso il crollo dell’URSS per agire in favore della conquista del mondo  secondo i loro interessi.  La globalizzazione capitalista dell’economia e della società mondiali secondo i dettami della mercificazione e monetizzazione  di ogni forma di vita naturale ed artificiale (dall’acqua ai semi,  ai geni e tutte specie viventi incluse) , dell’imperativo della privatizzazione del mondo  ( nel contesto del culto della competitività tecnologica e finanziaria per la conquista e la sopravvivenza) non ha incontrato alcun limite. Nemmeno  in India,  ben lontana oramai dal paese di Ghandi, né in Cina, anche se i dirigenti cinesi sono riusciti a trasformare il loro sistema economico in chiave  capitalista senza fare diventare capitalista il sistema politico. Per quanto tempo ancora? I cinesi di Hong Kong hanno ragione, a mio avviso, di difendere con tutte le loro forze i diritti umani,  civili, politici  e sociali riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essi costituiscono un limite strutturale alla loro negazione intrinseca all’essenza di una società capitalista. Se in “Occidente” questi diritti sono stati riconosciuti e  applicati con alterne fortune ciò è stato ed è dovuto alle lotte sociali, civili e politiche in loro favore contro le logiche del sistema capitalista.

La pancia imperiale planetaria americana

La seconda” vittoria” , quella degli Stati Uniti sull’URSS per la supremazia politica e militare mondiale ha condotto alla credenza della superiorità in assoluto dell’”impero americano mondiale”  soprattutto nella percezione e nella visione degli Americani USA di pelle bianca e di matrice cristiana. La “pancia imperiale” della popolazione  degli Stati Uniti ha trovato nel crollo dell’URSS una fonte enorme  di alimentazione: il nemico (il male) sconfitto era proprio il comunismo rosso, il diavolo stesso! Il che  ha confermato  il popolo della pancia nella  credenza tradizionale nella vocazione messianica, di natura divina, del ruolo imperiale planetario degli Stati Uniti, sotto il dominio del Bianco. Per questo non è stato per nulla difficile per i dirigenti statunitensi e la pancia imperiale USA riversare assai rapidamente, dopo aver creduto di aver sconfitto il comunismo, i  loro micidiali succhi gastrici contro il nuovo nemico “globale”, l’islamismo, il terrorismo islamista. Dopo il comunismo, le elite USA hanno teorizzato l’inevitabilità dello shoc di civiltà, la nuova guerra santa universale.

Eppure, Mikhaïl Gorbaciov, per anni , ha allertato i dirigenti USA di non commettere lo sbaglio di interpretare il crollo dell’URSS come la vittoria degli Stati Uniti. Gorbaciov ha cercato con forza e franchezza,in molte occasioni, di far capire loro che l’URSS è crollata radicalmente perché era diventata un sistema strutturalmente insostenibile. L’URSS doveva cambiare,  era in uno stato di crisi sotto tutti i punti di vista. Rari sono stati i dirigenti USA (e “occidentali”) che lo hanno ascoltato. Per loro, tutto era chiaro, gli Stati uniti avevano vinto.

A trent’anni di distanza, è evidente che Gorbaviov aveva ragione e che la classe dirigente USA aveva commesso un grave errore storico.

I disastri mondiali delle due ”vittorie”

Ben lungi dall’aver pacificato e garantito sicurezza al mondo, le due “vittorie” hanno amplificato ed aggravato i processi di predazione e di distruzione della comunità globale di vita della terra. I disastri ambientali (deforestazione, degradazione del suolo e desertificazione, penuria d’acqua, contaminazione degli oceani, inquinamento atmosferico, perdita della biodiversità, devastazioni dell’agricoltura, avvelenamento del capitale di terra ed acqua del pianeta, distruzione del concetto di città…) hanno condotto ad un disastro globale  climatico planetario, foriero di sconvolgimenti maggiori per la vita della terra. Il Pianeta è stato sventrato, violentato, sfigurato, maciullato. Lo stesso dicasi degli abitanti della Terra, in particolare degli esseri umani. L’umanità non esiste, negli ultimi trentanni i popoli del mondo sono in uno stato di rigetto di tutti contro tutti. L’umanità è polverizzata, ridotta in  briciole astiose ripiegate su se stesse. La paura dell’altro è diventata la regola. Non solo gli USA non hanno consolidato il loro potere imperiale, malgrado le 1005 basi militari da loro installate attraverso il mondo ed il 60% delle spese militari mondiali annuali da loro rappresentato, ma hanno rafforzato le logiche della violenza e della guerra dappertutto. Un presidente barbaro ed un ristrettissimo gruppo di potenti oligarchie USA globalizzate  stanno sconquassando il futuro di miliardi di esseri umani.  Le ineguaglianze umane e sociali rispetto ai diritti non sono mai state cosi macroscopiche, il che spiega perché negli ultimi mesi le rivolte popolari sono scoppiate dappertutto  con tanta forza. La loro violenza è incomparabilmente più debole della violenza permanente e  strutturale perpretata “legalmente” dal nuovo sistema globale su  miliardi di esseri umani , ridotte a pure risorse “naturali” da sfruttare fino al loro esaurimento e “burn out” senza sosta in un continuo ciclo circolare di i uso e riuso

Riccardo Petrella, Fontaine de Vaucluse (F), 2 novembre 2019
Professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio (B)

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