L’ultima frontiera del pensiero economico

 -  - 


Per una vera economia umanistica

di Riccardo Liberati

Nel campo dell’economia l’Italia ha dato notevoli contributi.

Basti pensare a Caffè e Modigliani, per non parlare di Pareto.

Nell’ultimo decennio ed ancor più negli ultimi due anni, alcuni pensatori ed economisti come ScardovelliIoppolo, scomparso da poco,  Bagnai  e Malvezzi, basandosi anche sulle idee di uno spagnolo, Montero de Burgos, hanno proposto di ripensare l’economia in una diversa chiave di lettura.

Alla base del movimento c’è un assunto: ciò che oggi chiamiamo economia è di fatto una serie di regole e di principi dati per scontati, il cui obiettivo non è il benessere dei popoli, ma il soddisfacimento di parametri numerici la cui ricaduta sulla felicità umana è praticamente nulla o più spesso negativa.

In sostanza esiste un pensiero unico economico in base al quale certi postulati non possono neanche essere messi in discussione.

I mezzi di comunicazione odierni, dalla televisione ai giornali passando per internet ci parlano ossessivamente di spread, di debito pubblico e di parametri di Maastricht chiedendo agli europei enormi sacrifici per far sì che lo spread non si alzi, che il debito pubblico non aumenti e che i numeri stabiliti da Bruxelles vengano rispettati.

Pochi di coloro che sono sottoposti a questo bombardamento mediatico sanno veramente di che cosa si parli.

E’ talmente elevato il livello di irretimento delle persone che molte accettano di farsi letteralmente depredare pur di non mettere in discussione ciò che viene dato per assolutamente certo.

Tutto questo giova ad una piccola élite di finanzieri e banchieri privi di scrupoli che completamente disinteressati al benessere dei popoli e pensando esclusivamente ad accaparrare potere e denaro, propinano per verità assolute dogmi che di assoluto non hanno nulla. Esiste quindi un chiaro interesse a far sì che la gente consideri vero ciò che invece non è vero per niente. Il fatto è che questa piccola élite finanziaria ha nelle proprie mani anche la maggior parte dei mezzi di comunicazione e sa bene come usarli. In Italia abbiamo un sistema fiscale tra i più ingarbugliati al mondo; le tasse sono tra le più alte d’Europa e gli stipendi i più bassi.

Tutto questo si giustifica dicendo che abbiamo un debito pubblico insostenibile, ma il fatto è che tutto il mondo è indebitato e se il mondo è in debito, ci sarà pure qualcuno che deve riscuotere i soldi del debito.

Ma dove sta costui? Si dice che il debito pubblico è il dedito contratto dallo Stato con i cittadini. In sostanza lo Stato avrebbe chiesto in prestito dei soldi alla gente comune per finanziare opere pubbliche e mantenere il ‘welfare’.

Ma se i cittadini sono i creditori, perché vengono continuamente tartassati di tasse per ‘sanare’ il debito?

E’ come se dovessi dare cento euro a qualcuno e per sanare il debito gliene chiedessi centocinquanta per ridargliene cento. In Italia, ma in generale nel mondo ed in particolare in Europa, stiamo assistendo ad un progressivo disfacimento del pubblico in favore del privato con conseguente riduzione dei servizi sociali.

Questo, si dice, a favore dell’efficienza e della riduzione degli sprechi e tutto sotto l’occhio indifferente o più spesso compiacente dei politici.

Ma il privato ha interesse a lucrare e se è vero che gli ospedali privati funzionano meglio, è anche vero che costano e che le assicurazioni private coprono soltanto una parte delle spese e non in tutti i casi.

In realtà, alla base di tutto c’è un fatto da molti ignorato: mentre un tempo il denaro veniva stampato dalle cosiddette zecche di Stato ogni qual volta se ne fosse presentata la necessità, oggi sono le banche centrali, per altro private, a prestarlo alle nazioni e ciò ha ovviamente un costo che guarda caso ricade sui cittadini.

L’Europa ci chiede in continuazione di tagliare le spese per la sanità, per le pensioni, per l’istruzione. Siamo troppo ricchi e troppo indebitati, ci dicono.

Ormai a dominare la scena economica mondiale è il mercato con i suoi spread e i suoi Pil, mercato nel nome del quale non si guarda più neanche di sfuggita al benessere della gente. Nel nome del mercato, cioè di una piccola ma agguerrita schiera di speculatori, si impoveriscono i cittadini e sull’altare della nuova divinità mercato si compiono sacrifici umani, piccoli imprenditori e gente comune che si suicida perché non riesce a pagare le tasse o a fare fronte alle spese.

Contro questa visione aberrante di un’economia asservita a pochi eletti che detengono il potere di influenzare, impoverire e trasformare i popoli in masse di produttori – consumatori, questi liberi pensatori hanno deciso di cambiare le carte in tavola e mettere l’economia non al servizio del mercato, ma dell’uomo.

Riuscirà questo nuovo movimento a convincere la gente? Sarà dura. Oggi la mente delle persone viene letteralmente ‘formattata’ fin dalla scuola dell’obbligo, inserendogli poche idee e molti slogan elargiti come postulati di cui non si deve nemmeno discutere. Quello che Diego Fusaro chiama ‘pensiero unico’ si è già realizzato.

A chi va contro corrente vengono chiusi i siti internet e gli si impedisce di fatto di esprimersi. Ma se vogliamo che l’uomo ridiventi lo scopo del pensiero economico, dobbiamo prima di tutto iniziare a pensare in proprio lasciando vuota la chiesa dei predicatori dell’asservimento dell’uomo alla logica di mercato ed al neoliberismo capitalista che per l’uomo comune di libero non ha purtroppo più nulla.

3 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.