SISTEMA

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La parola della settimana

Da decenni, periodicamente, a volte anche in modo persistente ed ossessivo tanto più evidente quanto più disatteso, si usa il termine sistema, pensando di dare alla parola stessa un valore risolutivo. Tanto risolutivo che le resistenze ad applicare quanto esso significa sempre molte e variegate.
Ci riferiamo al vocabolo sistema. Come sempre siamo dinanzi ad un termine di origine latina e prima ancora greca che hanno lo stesso valore indicando qualcosa che si definisce riunione, complesso. La più antica origine è ellenica e viene dal verbo sin-istemi (συνίστημι) che vuol dire porre insieme, riunire. Partiamo dai diversi possibili elementi identificativi.
In ambito scientifico, esso indica qualsiasi oggetto di studio che, pur essendo costituito da diversi elementi reciprocamente interconnessi e interagenti tra loro o con l’ambiente esterno, reagisce o evolve come un tutto, con proprie leggi generali: si hanno sistemi fisici, chimici, biologici economici e via dicendo. Con accezioni particolari, pensiamo all’astronomia, dove si riferisce all’insieme di corpi celesti, appartenenti a un complesso organicamente costituito: sistema solare, sistema planetario, galattico. In fisica, un corpo o un insieme di corpi in quanto soggetto a interazioni (interne e/o esterne) con altri sistemi, regolate da determinate leggi generali oppure a seconda del campo disciplinare nel quale si è interessati. Vari, praticamente innumerevoli le declinazioni possibili in ogni ambito scientifico. Ad esempio sistema meccanico, ottico, elettromagnetico, termodinamico. I sistemi possono anche essere considerati conservativi o dissipativi in termini di energia.
Con significato specifico, come in matematica e fisica, si parla di sistemi complessi, ovvero composti da un numero molto grande di costituenti elementari e che quindi non può essere descritto in termini di leggi di evoluzione e di interazione dei singoli costituenti, ma richiede strategie di descrizione che fanno riferimento a valori medi o a modelli semplificati, al fine di ridurre il numero dei parametri significativi e rendere possibile «controllarne» matematicamente (o numericamente, mediante l’uso di
calcolatori elettronici) l’evoluzione. In chimica si descrive la porzione di materia contenente una o più fasi, solida, condensata, gassosa, liquida. In anatomia, in riferimento al complesso di strutture e di organi affini per origine embriologica o coordinati per una funzione specifica. Il termine, spesso usato come sinonimo di apparato, designa altre volte, in modo insostituibile, strutture che, pur avendo in comune determinate attività funzionali, sono prive di continuità. Sistema è usato anche in geografia fisica ad indicare le possibili caratteristiche della materia, pensiamo all’orografia, alla componente idrica. Ancora in meteorologia, per sistemi
nuvolosi si intendono i tipi di nuvole che formano un tutto unico che si muove lungo una data traiettoria, provocando il costituirsi e il dissolversi di particolari condizioni del tempo. Ma si usa anche in economia, nell’ambito militare e così via. Non esiste in pratica alcun ambito di ragionamento dove il concetto di sistema non abbia in qualche modo cittadinanza ad indicare qualcosa che funziona secondo linee identificabili e coerenti.
Anche nella vita sociale e politica si parla di sistema: pensiamo alla più semplice espressione di sistema democratico, sistema autoritario, dittatoriale e via dicendo. In linea teorica si parla di esso come modo in cui è organizzato un settore della vita di una collettività, di una nazione, o anche una sua istituzione, una sua struttura. Non manca il diritto nel quale il sistema definisce l’insieme delle norme che regolano gli ambiti della vita civile e del funzionamento dell’organizzazione umana. Il sistema delle leggi ad esempio che parte dalla definizione del sistema delle fonti del diritto e della loro architettura appunto sistemica.
Scendendo nelle cose che riguardano il nostro quotidiano nazionale possiamo dire con estrema facilità che il concetto di sistema sia alieno dalla nostra vita politica, sociale, economica. Nonostante innumeri tentativi di creare, costituire qualcosa che ad essa si attagli, il fare sistema sbandierato ai quattro venti continua a non avere valore cogente nel nostro quadro nazionale. La globalizzazione sta mettendo a dura prova questa situazione e la carenza di sistema, ma soprattutto l’”ignoranza” di cosa esso possa significare, è fonte quotidiana di problemi, ritardi, regressioni nelle classifiche mondiali. Ma incessante continua la resistenza al concetto di sistema che viene sopportato soltanto quando non esistano più altre soluzioni praticabili.
I nodi strutturali sui quali l’Italia soffre e si attorciglia sono tutti evidente
manifestazione di un sistema di riferimento. Pensiamo ai casi più gravi e contingenti come l’Ilva o l’Alitalia (e sono solo due di centinaia di esempi piccoli e grandi). Nel primo caso si parla di siderurgia, di un asset strategico e fondamentale per un paese manifatturiero come il nostro, privo di risorse minerarie, eppure la conduzione sia statale che privata tutto hanno fatto che promuovere un sistema nazionale del settore.
Abbiamo assistito a lotte tra produttori mentre dall’estero si addensavano le nubi del cambiamento epocale che oggi sta travolgendo ogni certezza: le uniche speranze di sopravvivenza sembrano essere legate ad aziende globali in questo caso indiane, paese in crescita dove questi assetti, questi sistemi sono considerati fondamenta di ricchezza e sviluppo. Noi no! Da noi qualcuno pensa persino ad uscire dalla siderurgia, di trasformare l’impianto in un parco giochi o peggio far lavorare per qualche anno le maestranze alla demolizione, senza preparare nessun futuro né immediato né a lungo termine e senza contare l’impatto devastante in termini di salute che tali operazioni potrebbero comportare mentre oggi non si riesce neppure a garantire il cammino del piano di risanamento. Ogni commento è superfluo! Su Alitalia si consuma da decenni un gioco delle parti, un equivoco di fondo. Dopo aver usato la compagnia di bandiera come vacca da mungere, come ammortizzatore sociale e come mille altre cose tranne che un vettore aereo tout court, oggi l’asset positivo costituito dal capitale umano e da quello tecnico vengono visti alla stregua di ogni altro componente del puzzle disperdendo come avviene da anni tutto questo senza contropartita e facendo pesare l’esistenza stessa della compagnia su tutti i cittadini italiani, compresi quelli che non hanno preso e mai prenderanno un aereo.
Anche qui il risultato è di veder spegnere il valore della compagnia rendendo inevitabile quello che a parole si assicura di voler evitare, il ridimensionamento, lo spezzatino, in ogni caso la resa e la vendita del valore a qualcun altro. Un destino triste per un vettore una volta fiore all’occhiello del trasporto aereo a livello internazionale.
Entrambi questi casi paradigmatici mostrano l’avversione nazionale al fare sistema, a capire che certi beni è meglio averli in proprietà nazionale e non svenderli per poi ritrovarsi a pagarne i servizi arricchendo qualcun altro. Ma per fare sistema non è soltanto necessario trovare una politica capace di crearne le basi, ma anche cambiare la mentalità degli italiani, prima che sia troppo tardi! O forse, purtroppo, lo è già!

di Roberto Mostarda

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