Nebbia fitta, e il mondo naviga a vista. Il rischio di andare a sbattere.

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Donald Trump, apparentemente incurante, sembra essere ad un passo dall’impeachment.
La Spagna tenta un accordo tra Socialisti e Podemos simile a quello che ha dato scarsi risultati in Italia tra PD e M5S.
In Bolivia, il presidente Evo Morales lascia, ottiene l’asilo politico in Messico e promette di non ricandidarsi; poi, visto il perdurare del malcontento, tentenna.
Mezza Italia viene travolta dal maltempo e per Venezia viene dichiarato lo stato d’emergenza.
Il Cile cerca di sedare la rivolta con una soluzione costituzionale equanime.
A Parigi tornano in piazza i Gilet Gialli.
Anche gli Iraniani scendono in piazza.
Ad Hong Kong la situazione peggiora.
Il salvataggio dell’Alitalia non decolla.
A Taranto i signori dell’Arcelor-Mittal, società aggiudicataria dell’ILVA, fanno gli indiani.
Andiamo sinteticamente per ordine.
La posizione di Trump, da quanto trapelato dalle testimonianze sinora rese, ancorché a porte chiuse, va complicandosi. L’ultima di Jennifer Williams, assistente di Mike Pence, conferma di avere assistito alla telefonata di Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy e di averla trovata tanto “inappropriata” da avere avvertito subito dopo la necessità di consultare un avvocato. Gordon Sondland, l’ambasciatore USA presso l’Unione Europea rincara la dose dichiarando: “Trump ha fatto pressioni per investigare Joe Biden”, tirando in ballo Mike Pompeo e John Bolton.
E il vento gira. Nella Louisiana (stato del Sud tradizionalmente conservatore) è stato eletto come nuovo Governatore John Bel Edwards, democratico, e anche nel Midwest i sondaggi più recenti sulle presidenziali danno in vantaggio i democratici.
In Spagna i Socialisti, pur avendo vinto le elezioni, non hanno i numeri. Per governare hanno raggiunto un accordo con Podemos che fonda sul programma di governo più che sulle affinità elettive.
Il rischio è che accada qualcosa di simile a quanto accaduto in
Italia tra PD e M5S, dove alla prova dei fatti si ripetono segni di sfaldamento.
In Bolivia, dopo l’uscita di scena di Evo Morales, primo presidente Indios del paese, l’assegnazione della presidenza del Senato nello stesso partito contro cui era montata la protesta, l’auto-proclamazione quale Presidente della senatrice conservatrice Jeanine Áñezauto, la promessa di nuove elezioni democratiche, il permanere delle proteste, la ventilata disponibilità di Morales a tornare, regna sovrana l’incertezza.
In Francia, a distanza di un anno dai primi episodi, sono tornati in diverse città i Gilet Gialli dando luoghi a scontri tra polizia e manifestanti. Nella sola Parigi 147 fermati.
Nel frattempo Macron imperversa sulla scena internazionale.
In Iran gli effetti delle sanzioni americane si fanno sentire. Il governo impone razionamenti e raddoppia il costo della benzina nel tentativo di trovare risorse a sostegno delle fasce più deboli. In seguito alle proteste esplose in varie città vi sono stati due morti.
In tutta Italia, sia al nord che al sud, si fanno sentire gli inevitabili effetti di quello che anziché disastro ecologico viene chiamato cambiamento climatico. In particolare modo a Venezia, dove l’acqua alta ha raggiunto i due metri sopra il livello del mare. Si cercano colpe e responsabilità e si torna a parlare del MOSE e a sparlare di chi ne ha abusato e ritardato la realizzazione. Si elencano i danni, le colpe e le responsabilità. Il sindaco Luigi Brugnaro viene designato commissario straordinario. Viene stanziata qualche risorsa. E subito dopo, passato l’inevitabile clamore mediatico, si torna a tacere della continua distruzione dell’ecosistema in atto.
In Cile, dopo i gravissimi scontri dei passati giorni, si profila una qualche via d’uscita, grazie ad un accordo che sarebbe stato raggiunto venerdì 15 tra tutti i partiti di opposizione a Piñera in vista di una concertazione per un’Assemblea Costituente.
Eppure qualche focolaio persiste.
Lunedì scorso, su iniziativa della Camera di Commercio Italia Chile, In Chile-In Italia, con il contributo della Fondazione Italiani, si è tenuta una tavola rotonda sul futuro del paese, il cui resoconto sarà oggetto di un articolo sul prossimo numero a cura di Massimiliano Sammarco.
Ad Hong Kong continua la protesta degli studenti e aumentano le reazioni delle autorità interne e cinesi. Per il momento la via della seta non passa di là.

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