Apparenza e realtà

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Il rischio di crisi, dell’ennesimo inganno, del tempo buttato via

Così è …. se vi pare! La citazione della frase di Luigi Pirandello, titolo di uno dei suoi più interessanti scritti spesso messo in scena nei teatri italiani, sembra descrivere lo stato della situazione politica e sociale del Paese in questa fine del 2019, un anno a suo modo surreale dove tutto è apparenza anche distorta e tutto realtà. Un anno certamente complesso e interessante e a suo modo inquietante per quanto la cronaca continua a raccontarci. Un anno che potrebbe con l’incipiente 2020 costituire una sorta di svolta di capo Horn nella situazione del paese.

La politica in primo piano, fotografa una sorta di puzzle informe, uno specchio infranto e i cui contorni sembrano inconciliabili con una ricostruzione sensata. Quel che ci presenta è un’apparenza e una realtà, o forse meglio ancora un’apparenza reale, concetto ovviamente quanto meno singolare. Dalla crisi del luglio scorso, quando il leader leghista ha staccato la spina del governo gialloverde – il primo con i pentastellati dalla loro nascita – si naviga praticamente a vista. L’accordo, l’intesa raggiunta tra due acerrimi avversari i grillini e il Pd, intesa che peraltro a nessuno dei cittadini italiani è mai stato possibile conoscere nei suoi reali contenuti tranne il contro chi è stata fatta, ha mostrato sin dai primi giorni d’autunno di essere una costruzione irreale. Il tentativo di conciliare l’inconciliabile e di rappresentarlo al paese come una soluzione che esso stesso non poteva che accettare scegliendo tra la svolta epocale e il male minore rispetto al sovranismo crescente. Una sorta di alchimia, una fusione fredda come quella che qualche decennio fa diede vita al partito democratico, un mix incapace di scaldare gli animi, una fonte di attrito e scontro strisciante ad ogni passo.

E’ stato detto da molti commentatori che l’unico collante dell’alleanza è il potere, lo stare nella stanza dei bottoni. Per il Pd un ritorno, per i 5stelle una prova generale nella quale si sono trovati peraltro assolutamente a loro agio rivelando una faccia inquietante del nuovo che avanza. E qui avanza un altro elemento di analisi. Senza troppi giri di valzer, senza alcun timore di mostrare la vera faccia, esponenti di vario titolo e grado di entrambe le parti hanno fatto intendere alcuni e detto chiaramente altri che il governo giallorosso deve comunque durare perché deve consentire di arrivare all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Se non altro un punto di chiarezza, agghiacciante, ma di chiarezza. In sostanza si teorizza l’esercizio di un potere di sbarramento e di veto, una procedura ad excludendum da un lato e dall’altro una “riserva” di potere: da sempre, prima il Pci, poi i suoi succedanei hanno avuto un peso crescente nella scelta del Quirinale. Dalla fine del partito comunista in poi, in pratica dall’inizio degli anni novanta ovvero dalla crisi della prima repubblica e la scomparsa della Dc e dei vecchi partiti, il centrosinistra ha ritenuto che al Colle dovesse salire sempre qualcuno che avesse se non i connotati della sinistra, quelli della accettabilità per la stessa area. Praticamente una riedizione del collateralismo classico con il quale nel sistema sovietico si permetteva l’apparente esistenza di forze diverse da quella comunista, ma per garantire e dare autorità a chi deteneva le leve del potere. Un brutta pagina non c’è che dire, soprattutto per quanti si ostinano a immaginare un sistema democratico se non liberale quanto meno moderno e adeguato ai tempi.

Se questo è il vero scopo, il vero volto della posticcia alleanza insediatasi a palazzo Chigi con a capo un esponente di se stesso, di un movimento non partito, in rappresentanza di una sostanziale minoranza nel paese, non vi è molto da stare allegri. Soprattutto per il particolare non insignificante che nessuno sembra interessarsi del sentire dei cittadini, di quello che gli italiani pensano. Si parla a loro nome (in realtà a una parte), si denigra e si irride chi non è d’accordo o peggio lo si accusa di comportamenti anti costituzionali. Non è il consenso politico che si cerca ma l’acquiescenza ad un teorema che nessuno peraltro vuole dimostrare come sarebbe intelligente fare, ma che diventa così un ukase, un lemma immodificabile dove qualcuno sa e può definire l’altro ma non accettando il contrario. Sorridendo amaramente potremmo dire che i famosi riflessi di Pavlov fanno un baffo all’attuale condizione del paese. 

Con questo moloch dinanzi agli occhi ora sembrano tutti interessarsi a capire un possibile nuovo che torna ad avanzare: quello delle sardine. Se è vero che i cittadini aderiscono a questa sorta di richiamo “apartitico” è altrettanto evidente che l’essenza di chi “pensa” in questo novello acquario sembra provenire con estrema chiarezza da un humus tutt’altro che irriconoscibile! Il portavoce attuale appare la personificazione dei giovani dei centri sociali (senza alcun intento polemico, ma pura analisi di cronaca) e una specie di versione maschile della comandante della nave carica di migranti che forzò il blocco navale della  marina italiana divenendo in poco tempo un’icona e riuscendo persino ascrivere libri tra un trasbordo e un altro. Qualcosa di surreale, di irrealistico e che lascia un sentore di già visto, già sperimentato e fallimentare. Nulla di nuovo allora “sul fronte occidentale” si potrebbe osservare ma un nuovo antico che si vuole a tutti i costi sdoganare per farlo apparire salvifico e innovativo. La ripetizione ossessiva della novità, come noto, porta spesso all’esatto opposto.

Certo, il quadro che si contrappone a tutto questo non consente di sentirsi sereni. La deriva del leader leghista (sempre più alle prese giudiziarie con le conseguenze delle sue intemerate al Viminale) verso estremismi religiosi o politici impresentabili non fa apparire il suo partito come una garanzia per il futuro. Tanto più che tra l’originale e la copia è il primo che prevale sul secondo: vale a dire che la crescita di Fratelli d’Italia mostra proprio questo dato effettuale: se di destra si vuole essere meglio scegliere la destra di sempre, non un succedaneo come il movimento che fu di Bossi. Anche questa una apparenza reale che non può che preoccupare. E, altro elemento inquietante, la scomparsa, la lenta consunzione di quella che venne definita l’anima liberale e moderata del centrodestra e come per l’altro fronte di sinistra, l’ingigantirsi di quel black hole che è l’area centrale della politica. Un vuoto rischioso perché è nel centro politico che si elaborano e si costruiscono i programmi e le linee di amministrazione del paese ed il suo governo. Questo buco nero che nessuno sembra voler riempire e che nessuno sembra in grado di occupare, fa si ché la gestione alla giornata non sia in grado di dare risposte strategiche ai nodi strutturali del paese aggrvando una cirsi che sta diventando endemica e non congiunturale! Un momento mai visto in un Italia che pure ne ha viste tante! Comunque buon Natale e buon anno!

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