FIBRILLAZIONE

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La parola della settimana

Una settimana è passata dal momento nel quale è stata pronunciata la parola verifica da parte di esponenti della maggioranza giallorossa, dal Pd e dal premier Conte. In questi giorni nei quali si decidono i contenuti finali della manovra economica si assiste ad una sorta di divaricazione tra il percorso tecnico del governo e lo stato generale dei rapporti politici tra gli alleati. Il risultato è una condizione che ci porta direttamente alla medicina e a quella particolare condizione cardiaca che si chiama fibrillazione.

Nel linguaggio medico, il termine indica un’alterazione della contrattilità di organi a struttura muscolare: esiste quella muscolare con rapide contrazioni cloniche di singoli fasci di fibrille muscolari, espressione per lo più di lesioni midollari; ancora quella atriale, con la quale si delinea una profonda alterazione, permanente o accessionale (definita parossistica) della contrattilità del miocardio atriale, con conseguente completa alterazione del ritmo cardiaco di cui sono causa più frequente le lesioni anatomiche delle pareti atriali; vi è poi quella ventricolare, gravissima incoordinazione delle pulsazioni dei ventricoli del cuore, che può essere provocata da gravi traumatismi toracici, da scariche elettriche, da forti intossicazioni, e può osservarsi nei periodi agonici o nel corso di interventi chirurgici sul cuore.

Sin qui la medicina con la descrizione di fenomeni fisici nel corpo umano segno di grande complessità e gravità. Nell’industria tessile, si fa riferimento ad un procedimento che consiste nel fendere, mediante azione chimica o meccanica, un film o un nastro di materiale sintetico in modo da ottenere fibre senza passare per i procedimenti convenzionali.

Oltre la tecnica e la medicina, in senso figurato poi la parola si impiega per descrivere uno stato di nervosismo e agitazione grave che può riguardare situazioni personali, mentali, sociali, politiche. Classica l’espressione: il governo è in fibrilllazione.

Tornando alle parole iniziali è di tutta evidenza che la condizione della politica nazionale in genere e della coalizione di governo in particolare si attagli perfettamente a questo status di complessiva agitazione e gravità tanto più di difficile analisi quanto più legato alla estrema varietà dei temi in gioco e di quelli che animano il confronto per così dire tra i diversi attori, partiti, movimenti, esponenti singoli e gruppi. Un caleidoscopio nel quale è difficile intravedere il disegno complessivo e che da sempre più la sensazione di uno specchio infranto e di difficile ricomposizione.

Si può anche aggiungere che i frammenti ormai non componibili riguardino ogni ambito nel quale dovrebbe evolvere il confronto dialettico alle Camere e nel paese. E’ il tessuto stesso del paese a mostrare come mai nel passato una permeabilità preoccupante. Persino il recente fenomeno delle sardine, da troppe parti considerato spontaneo, sembra piuttosto un tentativo di costruire qualcosa di diverso in politica che appaia fondarsi sulla gente me che ha in realtà ben chiari connotati politici. Stupisce infatti che a poco più di un mese dalla sua “nascita” il suo portavoce, uno sconosciuto ai più, parli tranquillamente di aspirare al 25 per cento della popolazione nazionale unendo questa aspirazione alle consuete affermazioni di lontananza dalla politica e dalle sue manifestazioni storicamente sin qui conosciute.

Un fenomeno, dunque, solo in parte che tuttavia sta provocando ampie reazioni in quanti vorrebbero intestarsene se non la paternità, almeno la guida. Un fenomeno che manifesta sin dalle prime battute il vecchio vizio nazionale dell’opporsi a qualcuno più che proporre qualcosa. E’ un po’ come quelle pubblicità basate sulla critica del prodotto di qualcun altro. Solo che unirsi contro qualcosa non da affatto garanzia che un domani si possa proporre qualche cosa. La parabola dei cinquestelle che sembrano avviati ad un ridimensionamento figlio dell’inconcludenza mostra come pensare di distruggere non vuol dire preparare le basi per tornare a costruire.

Così la evidente fibrillazione indotta con il mantra del contenere il sovranismo non può costituire in alcun modo la base di una nuova esperienza politica essendo semplicemente l’ennesimo rinascere dello stesso riflesso condizionato che da decenni affanna la sinistra nei momenti di difficoltà. L’aspetto magmatico che le sardine mostrano non deve trarre in inganno. Al netto di una partecipazione popolare genuina di persone alla ricerca di un approdo, gli elementi salienti di chi ancora in modo felpato sembra avviarsi alla guida, sono quelli di un movimentismo di sinistra confuso, autoreferenziale, acritico. Lo stesso copione e lo stesso brodo di coltura di molti decenni fa adattato all’epoca dei migranti, alla controcultura che sottende molto del nuovo apparente rappresentato dalle nuove tecnologie. Un humus nel quale ogni forma di fibrillazione appare confusamente presagio del cambiamento e della novità. Una pericolosa illusione per un paese che fatica a ritrovare il senso di se stesso e delle sue potenzialità. L’ennesima illusione, invece di guardare in faccia la realtà evitando di affidarsi o all’uomo del destino o alle magnifiche sorti e progressive dell’idea!

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