PROCESSI IN CORSO

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un racconto in memoria di ciò che era la prescrizione, sconosciuta a gente c.d. in “bona fede”

Non si trattava di una vera e propria fibrillazione ma è certo che non tirasse proprio una buona aria da quelle parti dove si era piuttosto abituati ad una certa tranquillità, ma dal mondo di fuori le pressioni erano ormai insostenibili e si doveva mettere chiarezza definitivamente sul punto. Non cera più da girarci intorno e sia pure con riluttanza la questione andava affrontata per come meritava. 

Di certo questo avrebbe scomposto gli equilibri che da un paio di millenni si erano consolidati fino ad essere considerati eterni, ma non importa. Adesso ogni cosa si sarebbe dovuta rimettere in discussione e tornare a posto con un nuovo e più stabile ordine. 

In un angolo i tre che si guardavano in faccia cercavano risposte anticipate a domande delle quali non avevano idea. Erano stati già oggetto di esami una volta e gli era andata bene, tanto che gli erano stati tributati onori di ogni tipo fino a renderli immortali. Ora la fortuna sembrava gli avesse improvvisamente voltato le spalle ed erano in attesa di un processo di cui era impossibile prevederne l’esito. 

Tra imputati c’è sempre la possibilità di scaricare le colpe sull’altro, la tentazione forse l’ebbero anche i ladroni sulla croce ma poi desistettero perché uno dei due ebbe subito in premio il Paradiso ed allora sarebbe stato inutile tentare altre vie d’uscita. L’altro rimase fregato ed arrivederci.

Il mondo anche quest’anno era in attesa che intraprendessero il viaggio che li avrebbe portati ad adorare in una grotta il Figlio di Dio. 

Strano destino quello dei Magi. Camminare e camminare ancora per terre straniere fino ad arrivare al cospetto della natività divina e poi essere ricompensati restando scolpiti in ginocchio fermi nei secoli per l’eternità, con le ginocchia anchilosate per quella posizione che avrebbe dovuto essere la premessa per mettersi poi nuovamente in piedi, senza mai il segnale che li autorizzasse a farlo. Appartenevano a quella storia e non ad altre ed è lì che avrebbero dovuto per sempre restare.

Da quel giorno di acqua ne era passata, le ossa si erano ingessate in modo da non aver più dolore ed avevano preso confidenza da sembrare incomprensibile quanti gioissero stando eretti a festeggiare l’avvenimento. 

Dopo secoli, gli era stato intimato di alzarsi perché li attendeva un giudizio che si sarebbe potuto rivelare fatale. Si interrogavano l’un l’altro, pur con la difficoltà di parlare lingue diverse, per trovare una traccia di speranza o di definitiva rassegnazione. 

Si erano presentati al tempo con oro, incenso e mirra mantenendosi alle consuetudini del posto. Dell’oro e dell’incenso forse se ne sarebbe anche potuto fare a meno, visto poi come sono andate le cose. San Giuseppe e la Madonna erano persone semplici. Ai metalli preziosi non erano abituati e non sapevano in realtà che farsene, impossibile per loro cambiare stile di vita, non era questa la loro aspirazione. 

Può darsi che la Madonna abbia tenuto da parte quell’oro come una riserva della Provvidenza, per fronteggiare le spese impreviste in agguato in ogni famiglia. Può darsi che ad un certo momento ne abbia fatto regalia alla chiesa appena costituita od abbia fronteggiato piuttosto le spese per i funerali del suo amatissimo sposo. Quanto all’incenso erano già santi abbastanza per aver bisogno di una resina che desse aromi di purificazione e spiritualità. 

Non restò che una parte di mirra, in genere usata per le pratiche di mummificazione e la composizione degli olii e profumi per l’unzione dei defunti. Quella che avanzò dopo le esequie di Giuseppe, la Madonna la tenne da parte pregando che quanto le fu predetto fosse un marchiano errore e che la mirra potesse servire soltanto quando sarebbe stato il suo tempo di raggiungere lo sposo. 

Le cose andarono in altro modo. Non fu comunque quella mirra ad ungere suo figlio perché un certo Simone d’Arimatea ed un tal Nicodemo provvidero loro alla sepoltura del Messia ed alla Madonna la mirra suonò da allora come un canto di morte alla morte e non altro. 

I Magi erano rassegnati ad una sentenza di condanna; indietro non si poteva tornare e ciò che da principio sembrava un gesto magnifico adesso veniva fuori essere la miccia in grado di far esplodere il cuore degli uomini in mille pezzi. 

E’ la storia ricorrente, roba da intellettuali, di quando l’effetto fa dimenticare la sua causa; non si sa se per via di una scintilla troppo debole da reggere il confronto con il fuoco che si propagherà o al contrario se in virtù di una causa tanto potente da non poter evitare i suoi effetti in moltiplicazione esponenziale.  

Fatto sta che quei doni maledetti forse avevano acceso anche il cuore dei pastori all’epoca del primo presepe che festeggiavano non soltanto perché gli erano apparsi angeli. 

Non avevano visto che pecore e deserto per tutta la loro vita; per meglio dire erano le pecore pietose a far loro compagnia e fu quella la prima volta che videro i mandriani con un sorriso addosso. 

La vista di tre re e con essi di oro, incenso e mirra parve qualcosa da fargli brillare finalmente gli occhi ed anche la cometa improvvisamente passò in secondo piano. Da allora ciò che era accessorio passò in prima fila e viceversa ed alla lunga era una situazione del tutto inaccettabile. 

Dopo un mucchio di secoli le acque dell’anima si erano perse per rivoli improbabili ed il corso principale ne era rimasto inaridito. C’era dunque un gran scambio di regali da destra a sinistra, da sopra a sotto e nel mentre ci si era dimenticati, come è noto ormai a tutti con un pizzico di falsa sensibilità nell’ammetterlo, di adorare il Figlio di Dio. 

Questi del resto aveva apparentemente trascurato la fondamentale proprietà transitiva per cui ciò che si riceve va ricambiato in qualche modo con un gesto presso a poco alla pari. 

La scena originaria non era di per sé un granché soddisfacente. I regali a senso unico verso la sacra famiglia ed il resto del gruppo a bocca asciutta. Gli uomini hanno innato un loro senso di giustizia e ci misero poco a sparigliare il quadro iniziale prendendo l’occasione per mettere un pizzico di gioia in più nella scena animandola con uno scambio di regali di tutti verso tutti. 

Se i Magi si fossero presentati a mani vuote ora non si sarebbe al punto a cui si è arrivati. Questa è l’accusa che sotto voce girava dalle parti del Paradiso reclamando una iniziativa del Capo che ripristinasse il giusto per come si doveva. Non basta dire che l’intenzione era buona, i Magi non avrebbero potuto cavarsela così facilmente. 

Ai re è richiesta una dose in più di saggezza ed avvedutezza, di prudenza e di previsione che nella circostanza era completamente mancata.

Si stava ragionando se fosse opportuno rimandarli sulla terra e ripetere la scena in modo da rieducare il popolo perduto o se si fosse così il rischio di sviarlo ancor più come un assenso all’orgia dei doni.

 A complicare le cose ci si mise anche un quarto incomodo ed anche Dio Padre dall’alto del suo scranno si sarebbe dovuto impegnare per una sentenza ben in equilibrio sui fatti.

 In un angolo di Paradiso, il solo a poter vantare il primato di accusato ed accusatore, un certo San Nicola era afflitto in cerca di consolazione da Gesù. Non c’era ormai che uno sparuto gruppo di adolescenti che credesse a lui sia pure nei panni posticci che gli avevano messo addosso ribattezzandolo Babbo Natale. 

Anche per lui causa ed effetto erano andati in confusione. San Nicola, dice la tradizione, sosteneva materialmente i bisogni di donne e bambini in stato di povertà e gli uomini, di lì a poco, presero la palla al balzo per dare diversamente inizio ad una sarabanda di regali tra loro che erano già a pancia piena. 

Solo Gesù poteva comprenderne la pena e lo sconforto. Insieme a San Nicola avrebbero potuto gareggiare colpo su colpo tenendosi testa alla pari all’infinito per vincere il premio di potesse affermare di essere stato il più dimenticato a questo mondo. 

Qualche avvisaglia c’era stata. Fino a poco fa si erano entrambi aggrappati alla stampella di un punto interrogativo che li teneva almeno in bilico su una corda sospesa sia pure con qualche piccola differenza. 

Il mondo diviso in fazioni, tra gli adulti, per chi credesse o meno alla favola del figlio di Dio che si mette cuore e carne di uomo addosso per poi morire e risorgere giusto per dire che insomma non si era scordato del tutto del regno dei cieli. 

Il mondo diviso in fazioni, tra bambini, per stabilire se Babbo Natale ci fosse davvero o invece una panzana di quelle che i grandi si divertono a dire per vendicarsi del fatto di esserci caduti a loro volta. 

Grandi e piccoli si erano affannati in dispute continue che avevano il pregio di alimentare una discussione che viveva per la stessa natura dell’incertezza delle conclusioni da tirare. 

Poi d’improvviso un taglio, una frattura che spezzava la continuità di quella indagine. Il commissario nascosto nell’animo di ogni uomo era stato mandato in pensione senza uno straccio di motivazione, il caso era stato archiviato per sempre anche se non si era arrivati a stabilire la verità.

Il mondo aveva deciso di scendere dalla croce dei dilemmi insolubili, si era estirpato i chiodi arrugginiti della ricerca ed aveva voltato pagina. Alla malora le fatiche di scalate impossibili mentre era giunta l’ora di passare al dopo. 

Messia o non Messia, Babbo Natale o meno che fosse, si dovevano tagliare i passaggi ed andare al sodo. I regali ed un po’ di bagordi erano dunque l’approdo a cui si era finalmente arrivati ed andava bene così e non c’era da aggiungere neanche una virgola alla questione per come si era messa. 

Non c’era dunque altro da dirsi se non aspettare che la scorpacciata finisse; si era a corto di spazi e mancava assai poco perché non ci fosse più da mettere roba neanche nelle tombe. 

Anche i pensieri non avevano dove mettersi subito dopo pensati; la stessa aria si era ridotta, sfinita di dover arrampicarsi sopra e sotto ogni anfratto per trovare a sua volta respiro. 

Questo non sarebbe comunque bastato. Ogni ravvedimento ha la sua innegabile insopportabile carica di tristezza. Si sarebbero prima o poi rimessi tutti in fila a chiedere perdono al Padreterno e persino ad osannare Babbo Natale facendo attenzione ad essere sobri con sé stessi e generosi verso il prossimo in maniera di fare contento l’uno e l’altro. 

Ma la tristezza, quella no che non sarebbe andata via; obbedire non è uguale a gioire, le cose non sarebbero mai più tornate come ai giorni della grotta a Betlemme. 

I Magi entrarono in aula guardandosi negli occhi, sarebbe stato meglio se fossero rimasti a casa loro, del resto non che fossero così indispensabili alla scena. 

In Paradiso non si comminano pene a posteriori e la scamparono bella. 

In un angolo la Befana osservava il tutto senza particolari preoccupazioni, lei aveva avuto in anticipo una sorta di delega ad amministrare la giustizia per cui poteva a seconda del merito dispensare regali o carbone, il solito privilegio accordato alle donne tanto più, in forma compensativa, se non particolarmente avvenenti 

Ogni anno poteva essere quello buono, quello della svolta. Sembra che sia ancora questo il tempo di una storia che non conosce esitazioni, avanti dritta per la sua strada; così stando le cose, Gesù, al suo ritorno, avrebbe dovuto gioco forza cambiare copione.

Occorreva una ispirazione altrettanto avvincente, pari a quella che ha fatto presa sugli uomini da un paio di millenni.

Nei cieli non se ne è ancora trovato il verso e tutti quanti stiamo in attesa dell’ultimo prodigio, il solo che conti.

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