Ah l’amore l’amore

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Antonio Manzini
Noir
Sellerio Palermo
2020 (in libreria dal 9 gennaio)
Pag. 339 euro 15

Aosta. Fine 2013. Il 21 dicembre il vicequestore Rocco Schiavone è stato
operato d’urgenza, hanno dovuto asportargli un rene dopo che aveva subito una grave ferita durante la sparatoria di qualche giorno prima quando, all’alba insieme alla sua squadra, aveva arrestato la banda di falsari e rapinatori responsabili di un duplice omicidio a Saint Vincent. Nessuno sa da quale pistola sia partita la pallottola, la brava responsabile della Scientifica Michela Gambino non ha ancora potuto esaminare la questione, intanto lui è stato definito eroe e ha ricevuto encomi. Mentre è convalescente e insofferente in ospedale (fuma sigarette e canne al freddo sulle scale esterne, non mangia il vitto e va avanti con caffè e brioche o fette di panettone e tavolette di cioccolato, gira di continuo e tratta male molti), il giorno di Natale la stessa équipe effettua un’altra nefrectomia radicale ma un’improvvisa emorragia e un errore trasfusionale provocano la morte del paziente, Roberto Sirchia, noto e benestante industriale della zona. Schiavone riflette sui casi della vita, però ha conosciuto l’ottimo affidabile primario Filippo Negri, basso e cicciottello, naso grosso e capelli bianchi, pacato e sensibile, non è convinto di sue responsabilità nell’accaduto. Rocco è fuori servizio, dalla questura arrivano Antonio Scipioni (appena vincitore del concorso da viceispettore) e Ugo Casella, per indagare e sequestrare il materiale. Si fa informare circa i primi interrogatori e verifiche, butta là domande in giro, esplora metodi e percorsi dell’ospedale, vede confermati i suoi dubbi e informa il magistrato Baldi e il questore Costa. Mentre un uomo stanzia fuori nell’ombra, il pericolo Baiocchi resta aperto, neve e Capodanno incombono sugli affetti di tutti, sarà presto proprio Rocco a dirigere le indagini e a risolvere il caso. A suo modo.

Nono godibilissimo romanzo dell’eccelsa sospesa serie Schiavone per l’attore e regista Antonio Manzini (Roma, 1964), originale anche perché concepita come opera unica “alla ricerca del tempo perduto”. Dal 2013 finora ha narrato quindici mesi valdostani del suo personaggio romano, sempre con uno straordinario meritato successo (anche in tv, terza serie terminata nell’ottobre 2019). Tutto avviene in terza persona varia al passato. Accanto al dipanarsi noir vi sono le vicende d’amore dei vari personaggi, non a caso il titolo riprende la canzone di Luigi Tenco portata al successo quasi cinquant’anni fa da un album dal vivo di Ornella Vanoni: “Ah… l’amore l’amore, quante cose ti fa fare l’amore; ah… l’amore l’amore, quante parole ti fa dire l’amore”. Rocco ha ripreso a parlare spesso con Marina (l’amatissima moglie morta oltre sei anni prima) e ha qualche nuovo parziale palpito per la giornalista Sandra Buccellato, ex moglie proprio di Costa. Il 30enne Antonio è alle prese con le tre fidanzate 28enni che vivono sposate con altri a Senigallia, due sorelle e una cugina frequentate in parallelo (a fatica) senza commistioni (finora). Il pugliese Ugo s’arrovella rispetto al se e al come dichiararsi alla quieta pratica bionda Eugenia che vive ormai sola col figlio grandicello al piano di sopra (la figlia studia a Torino), da mesi donna dei suoi sogni diurni e notturni (che a tavola mette orecchiette e Primitivo di Manduria). Michela se la fa fra scienziati, con l’anatomopatologo Alberto, entrambi utili a scoprire la verità peraltro. Baldi toglie e mette di continuo la foto della moglie sulla scrivania. Italo Pierron è ancora innamorato del gioco, ludopatico senza remissione di peccati (come barare a poker con complici per spennare altri). Anche i provvisori coinquilini di Rocco hanno nuovi amori: il giovane Gabriele si sta invaghendo di una compagna di scuola, Marghi; la mamma Cecilia sta scegliendo di trasferirsi a Milano all’ufficio comunicazione del Fai (dove è andato a lavorare Maurizio Vento). D’Intino e Deruta poi… Non finisce qui. Nevica.

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