Fenomeno Greta: spontaneo o studiato a tavolino?

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La grande finanza dietro i temi dell’ambiente, secondo una inchiesta inglese

Il pericolo per chi è troppo in vista in qualsiasi campo, è quello che vedere la propria vita stravolta e passata ai raggi X.
Dopo gli applausi ecco apparire subito i primi scandali, i segreti mai rivelati, i problemi famigliari e così via. Nessuno, assurto alla fama di vip, sfugge a questa tagliola.
Ne sa qualcosa l’idolo dei nostri giorni per milioni di giovani nel mondo e non solo, parliamo di Greta Thunberg.
La ragazzina che in meno di un anno ha bruciato le tappe della notorietà, passando in pochi mesi, come la cosa più normale, ad essere invitata a parlare dal Parlamento europeo, all’Assemblea generale dell’Onu, ad incontrare personaggi della politica internazionale ed essere omaggiata da tutti come una profetessa di sventura di biblica memoria se non interveniamo subito contro il riscaldamento planetario dovuto ai cambiamenti climatici provocati dell’uomo.
Se fosse nata cinquant’anni fa avrebbe fatto forse la stessa battaglia per il clima, ma questa volta per il raffreddamento della Terra. Infatti negli anni settanta, stando alle ricerche dell’epoca di numerosi scienziati sotto l’egida della solita ONU, il pericolo per il cambiamento climatico avrebbe portato ad una nuova glaciazione già entro il ventesimo secolo per poi cambiare, come spesso capita, repentinamente idea.
Ciò che meraviglia, per usare un eufemismo, sono i discorsi che fa con grande solennità nelle assise che abbiamo citato.
Una serie di banalità di slogan (chi scrive ha letto sia il suo intervento al Parlamento Europeo e sia all’Assemblea dell’Onu. N.d.r.) e mai un approfondimento scientifico, ma come nelle peggiori dittature chi contesta questa situazione climatica viene messo alla berlina se non alla damnatio memorie anche se molti altri ricercatori di fama internazionale e certamente più preparati di lei o, meglio del suo staff, che da decenni studiano il problema, e hanno vedute assai diverse.
Le origini del fenomeno
O con me o contro di me”, sembra dire tra le righe dei suoi interventi la piccola passionaria di Stoccolma ignorando che così facendo apre la strada a chi vuol vederci chiaro sulla sua folgorante ascesa così repentina che per una persona normale non basterebbero neanche una decina di vite.
Il giornalista svedese Andreas Henriksson, famoso per le sue inchieste, come già scrivemmo questa estate, aveva denunciato che sulla piccola Greta molti avevano trovato il loro tornaconto, primi tra tutti i suoi genitori che hanno sfruttato l’immagine della ragazzina.
“Ora posso – scrive il giornalista Henriksson sul suo profilo Facebook – dire che la persona che sta dietro al lancio del libro biografico, lo sciopero scolastico, e la successiva campagna di interventi sul problema del clima, è il Pr professionista Ingmar Rentzhog”; e da qui ha iniziò la sua folgorante carriera fino ad arrivare alla sua consacrazione finale come personaggio dell’anno sulla rivista Time con una foto nella copertina, mi sia permesso dire, che ricorda molto quei ritratti dei dittatori come ad esempio: Mao Tse Tung o il nord coreano Kim Jong-un con lo sguardo sereno sempre rivolto al futuro radioso.

Chi c’è dietro le iniziative di Greta
Come abbiamo detto all’inizio, quando si diventa importanti la propria vita viene ripassata ai raggi X e a farlo questa volta è uno scrittore e ricercatore inglese, Frederick William Engdahl, figura assai nota nel mondo del giornalismo di inchiesta sempre contro i cosiddetti poteri forti.
L’ultima sua fatica è una lunga e documentata inchiesta dal titolo assai esplicativo:
“Il capitale finanziario si maschera di verde” che, per chi fosse interessato, può trovarlo integrale sull sito www.globalresearch.ca
Il vero problema di questo movimento generato da Greta, secondo l’autore, non sta tanto nel fatto che per i genitori la figlia si sia trasformata in un business, quanto il gioco delle grandi multinazionali finanziarie per i quali, parole sue, qualche migliaio di miliardi, sono solo noccioline, avrebbero avviato un rinnovamento economico con la Green economy.
Per sintetizzare l’articolo diciamo che secondo la tesi di Engdahl l’economia mondiale che non tira più, i commerci stentano a ripartire, c’è poi una stagnazione nei consumi e così via, dunque per far ripartire la macchina economica inceppata bisogna darle un shock economico importante.
Un tempo, come affermano molti storici, si dichiaravano le guerre per fa ripartire il ciclo economico produttivo, oggi più pacificati si crea a tavolino, secondo il giornalista, l’allarmismo sul riscaldamento climatico provocato non dalla natura, ma dall’uomo il quale, essendo lui il responsabile, può salvare il pianeta capovolgendo le attuali dinamiche di risorse e creando, appunto, la rivoluzione della economia verde, la ormai famosa Green economy.
Per questo motivo si sta accumulando per i futuri investimenti cifre da capogiro, si parla di almeno 100 mila miliardi di dollari da ottenere con massicce emissioni di obbligazioni speculative.
Il peso della grande finanza
“Fondi – come riprendiamo dal quotidiano finanziario Italia Oggi – da riversare, mediante il credito, sulle nuove imprese climatiche, anche a prescindere dal loro effettivo valore e know-how”. Insomma, una macchina da guerra ben oliata e studiata in tutti i suoi risvolti dove non manca, a nostro avviso, un po’ di complottismo e una analisi più approfondita del perché milioni di persone hanno visto in Greta un simbolo di riscatto ambientale.
Il problema c’è ed è evidente, ma la preoccupazione che emerge dall’analisi di Engdahl è che coloro che negli ultimi decenni a cavallo del secolo scorso e oggi hanno provocato disastri ambientali facendo crescere in maniera abnorme inquinamento e crisi economica, sono anche gli stessi che hanno inventato la globalizzazione con relative delocalizzazioni senza alcun freno al pattume sia nell’aria e sia nell’acqua proprio in Asia e in Africa.
Nell’articolo che abbiamo già segnalato, l’autore fa una serie di nomi importantissimi per l’economia mondiale, insomma il vero Potere mondiale (quello per intenderci con la P maiuscola. Ndr), se così fosse accertato e confermato avremmo una situazione tragicomica: i ragazzi che ogni venerdì nel mondo occidentale, perché non vedo masse in Cina o in India o ancora nei paesi arabi, che sfilano invocando più risorse per l’ambiente in realtà farebbe il gioco di potenti multinazionali della finanza.
Ciò che è tragico in tutto questo gioco di potere è che se fosse veramente così sarebbe una catastrofe morale enorme perché verrebbe tradita l’idealità dei giovani e questo avrebbe ripercussivi drammatiche per il futuro un mondo disilluso e senza più sogni nel cambiamento e non solo ambientale.

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