DIES IRAN

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E adesso, cosa succederà in Medio-Oriente dopo l’uccisione da parte di un drone americano del generale Qasem Soleimani, capo della Niru-ye Quds, l’unità iraniana responsabile delle operazioni all’estero? Un uomo che negli ultimi anni e’ stato in grado di espandere l’ideologia kohmeinista in tutta la regione: dalle sponde del Mediterraneo agli altipiani dell’Afghanistan. Un pezzo da novanta diventato martire per milioni di sciiti, celebrato come un santo in patria dove gli sono stati tributati funerali di Stato e tre giorni di lutto nazionale. Una cerimonia alla quale hanno preso parte le più alte sfere del regime di Teheran, a cominciare dalla Guida Suprema l’Ayatollah Ali Khamenei che ha giurato davanti alla marea umana presente alle esequie una vendetta esemplare. “Preparate le bare americani” sono state le parole del religioso che ha promesso un’offensiva a tutto tondo, in grado di mettere a serio rischio gli interessi statunitensi in questa parte del pianeta. Un monito che difficilmente cadrà nel vuoto e che sta facendo fibrillare i responsabili militari occidentali che hanno truppe dispiegate nei vari teatri di guerra mediorientali: dalla Siria all’Iraq senza dimenticare l’Afghanistan e soprattutto il Libano. E’ proprio il paese Paese dei Cedri a destare la maggiore preoccupazione per eventuali rappresaglie iraniane. Il Libano infatti e’ da anni al centro di una complicata partita regionale a causa della sua frammentazione etnica e religiosa e per la sua vicinanza con Israele. Le milizie Hezbollah stanno già affilando le armi, pronte a sferrare un attacco missilistico sulle principali città dello Stato Ebraico. I combattenti sciiti infatti sono una “creatura” nata proprio dalla visione strategico/militare di Qasem Soleimani, vero artefice della vittoriosa guerra che ha opposto i combattenti filo-iraniani all’esercito israeliano solo pochi anni fa. Per commemorare la scomparsa del generale Soleimani, centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Beirut. Una manifestazione di forza che sta creando forte preoccupazione anche tra le fila dei nostri militari che rappresentano il contingente internazionale più importante dislocato nella parte meridionale del paese. L’altro scacchiere maggiormente esposto ad una vendetta iraniana e’ l’Arabia Saudita, il nemico storico del regime degli Ayatollah, oggetto solo pochi mesi fa di un attacco alle sue maggiori raffinerie di petrolio perpetrato proprio da droni coordinati da Teheran. In tutto il Regno Saudita il livello di allerta e’ massimo anche a causa della presenza di numerose basi americane. Se le milizie dei Pasdaran decidessero di bloccare lo stretto di Hormuz, il danno all’economia globale sarebbe incalcolabile, come dimostra l’impennata del prezzo del petrolio avvenuta nelle ore successive all’eliminazione del generale. Scenari di fuoco dunque che potrebbero causare un conflitto destinato a cambiare radicalmente gli assetti regionali con conseguenze epocali che si riverbererebbero soprattutto sull’Europa. Per questo tutti i leader del Vecchio Continente stanno cercando di tracciare una via che consenta di alleggerire la tensione. Massima cautela e’ arrivata anche dal Cremlino, con il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che ha invitato tutti gli attori di questa crisi alla moderazione, ponderando i rischi che un’escalation del conflitto potrebbe innescare.

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