Contestazione alla manifestazione dedicata a Scaligero

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Caro Direttore,

sono rimasto stupito dall’acredine con cui Monia Lauroni si è scagliata contro un convegno dedicato ad un filosofo e ricercatore come Massimo Scaligero nella sua città natale, Veroli, a quarant’anni dalla morte.

Un’ottima occasione, invece, per conoscere l’opera di un importante pensatore italiano per il suo legame con l’Antroposofia di Rudolf Steiner e con tutto ciò che questo ha rappresentato nella cultura europea. 

La contestazione alla manifestazione dedicata a Scaligero nasce per i suoi trascorsi giovanili fascisti, un caso unico – mi si permetta di ricordare con un po’ di ironia, nell’Italia degli anni ’20 e ’30 – senza però affrontare minimamente la sua vasta opera filosofica legata alla trascendenza spirituale dell’Essere, ma rappresentando i suoi studi e i suoi legami come qualcosa di insignificante e vedendo solo ed unicamente il suo impegno nell’ambito fascista durato pochi anni rispetto allo studio che ha occupato la sua vita per quasi cinquant’anni. Inoltre, è bene sottolineare, che egli non ha mai subito alcuna condanna per crimini di guerra o è stato mai denunciato per malversazioni sotto il regime.

Fatta questa premessa, ricordo che ho conosciuto Scaligero, al secolo Massimo Scabelloni, in casa della sorella Luciana, nel lontano 1979.

Era già sofferente, ma  con una grande capacità di intrattenere in maniera brillante, pur nella sua apparente semplicità dialettica, coloro che lo ascoltavano, manifestando al contempo una grande erudizione, non solo dovuta alle vastissime letture, quanto ad una cultura vissuta in prima persona che lo rendeva unico e affascinate nell’affrontare molti argomenti tra cui appunto “Antroposofia” di Rudolf Steiner e la sua visione del mondo, – di cui, però, sono sempre stato un deciso critico – della quale era divenuto discepolo e a sua volta fondatore di una scuola di pensiero, legata sempre al filosofo austriaco, e con da tantissimi seguaci. 

Fu certamente fascista, ma fin da giovanissimo fu attratto soprattutto dal mondo spirituale e dell’esoterismo in genere ciò gli permise di conoscere personaggi di cultura del tempo, anch’essi legati più o meno al regime.

Alla domanda se lo era ancora o se avesse scritto ancora articoli sull’antisemitismo, rispondeva con grande serenità assolutamente no, essendo un ideale totalmente in contraddizione con la sua scelta spirituale, ma, nello stesso tempo, per onestà non rinnegava il suo passato, non per esaltarlo, tutt’altro, avendo ormai, per la sua esperienza di vita, i suoi studi, le sue ricerche scientifiche, più nulla da spartire con il mondo della sua gioventù, ma, come affermava, il passato ci appartiene nel bene come nel male e non si può cancellare, tanto meno per tornaconto personale, come fecero tanti dopo la guerra. A quelle persone non si volle mai omologare.

Infine ,cosa avrebbe detto Monia Lauroni se avesse letto un articolo scritto il 14 agosto del 1942 sulla Provincia di Cuneo che così tra l’altro recitava: “Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fa può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei?”. 

L’articolo fu scritto da un giovane fascista piemontese, Giorgio Bocca, a cui sono stati dedicati dopo la sua morte, convegni, libri, tesi di laurea e quant’altro, riconoscendo, al di là della sua fede giovanile, il grande e geniale giornalista.

Lo avrebbe contestato?

Ora nessuno vuole certamente che si accetti l’opera di Scaligero tout court, ci mancherebbe, molti sono i punti, come accennato, che non mi trovano d’accordo, ma non per questo non rispetto quelle idee, inoltre sarebbe raccomandabile, caro Direttore, quando si affrontano temi così complessi, approfondire lo studio per una critica costruttiva altrimenti si rischia di parlarne superficialmente con tutti gli equivoci e le inesattezze che questo può comportare.

Grazie per la tua attenzione, Antonello

Di Voltaire si ricorda il seguente aforisma: “scusate se non ho avuto il tempo di essere più breve”. 

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