Libertà di pensiero e di parola

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La libertà, a prescindere dalle conseguenze che provoca il suo esercizio, è una qualità imprescindibile dell’uomo.

Il pensiero, libero per sua natura, ne è la fonte.

In democrazia si esprime nelle forme della libertà di pensiero e di parola, e anche così non è sempre senza conseguenze.

L’entusiasmo e l’esuberanza sono caratteristiche proprie dei giovani. I quali, da che mondo è mondo, sono sedotti dalle idee “forti”, c.d. rivoluzionarie, sia di una parte che dell’altra. Le ideologie più “determinate” hanno sempre trovato in loro terreno fertile. Il tempo per fortuna riduce ogni esuberanza a ragione. Sono nato negli anni ‘50, quando il mondo era da poco uscito dalla barbarie nazista e fascista; e, come gran parte dei miei coetanei, sono stato anche io esuberante; sedotto dalle idee libertarie, antifasciste e contestatarie; queste mi hanno portato ad essere di sinistra, anche se mi sono sempre sentito solo “liberal”. 

La sinistra ha anche lei poi avuto le sue vicissitudini. E le sue vergogne.

Nel tempo anche le idee di sinistra, nelle sue varie sfaccettature, sono andate modificandosi. Non proprio evolute.

Poi, nel periodo in cui per via dell’età che avanza e il ruolo che egli va assumendo nella società e nella famiglia ogni uomo viene detto maturo, mi sono trovato a confrontarmi con giovani “dissenzienti”; a me cari, ma di idee avverse alle mie, che hanno sposato proprio le idee che avevo contestato. Alcuni tra questi, a mio avviso dimentichi della storia e della politica, si sono dichiarati fascisti; altri no, ma si sono comportati come tali; altri ancora ci hanno ripensato.

Inevitabilmente durante il “ventennio”, specialmente in Italia, ma non solo, lo erano tutti, salvo rare eccezioni. Compreso l’allora giovane Massimo Scabelloni, noto alla storia con il nome di Massimo Scaligero. Certamente non lo è stato dopo. Ma senza tardivi ipocriti rinnegamenti.

Diversamente da quanto hanno fatto quasi tutti gli italiani dell’epoca.

Ma recriminare è inutile.

Tornando all’idea di “pensiero”, esso è inevitabilmente libero, ed è giusto che rimanga tale. A meno che non sfoci come accadde all’epoca in atti criminali. Nessun crimine, politico o no, di destra o di sinistra, è giustificabile.

Coloro che li hanno, non solo commessi, ma anche semplicemente tollerati, devono provarne almeno vergogna. A tutti coloro che ne sono stati vittime, non potendoci essere risarcimento che possa rendere loro giustizia, va riconosciuto perlomeno il diritto alla “memoria”.

Ciò nondimeno ho sempre pensato che la differenza che esiste tra un “liberale” e un “illiberale” risiede nel diritto che solo il primo riconosce all’altro di pensarla diversamente. E ahimè non viceversa.

Con questo spirito pubblico volentieri, convinto che il confronto delle idee sia utile a tutti, la lettera che mi ha inviato Antonello Cannarozzo.

Apparentemente una critica dell’articolo di Monia Lauroni pubblicato mercoledì scorso sul convegno dedicato a Massimo Scaligero, recentemente scomparso, dalla sua città natale, Veroli.

In realtà una diversa lettura dei fatti che a me è suonata come “res melius perpensa”.

Mi auguro che anche l’autrice dell’articolo, come pure Antonello Cannarozzo, condivida tale pensiero.

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