La seconda vita di Nick Mason

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Steve Hamilton
Noir
Einaudi Torino
2019 (orig. 2016)
Pag. 291 euro 18,50

Chicago. Luglio 2016. A sorpresa e all’insaputa di tutti il bel bianco 35enne
Nick Mason, ben rasato e dall’aria pulita, magro con muscoli tonici, alto circa 1,80, esce dall’enorme terribile penitenziario Terre Haute nell’Indiana
occidentale, vent’anni prima del previsto. Vi è stato cinque anni, dentro aveva conosciuto da poco più di un anno il potente nero Darius Cole, fuori si mette al suo servizio per il tramite dell’ispanico Marcos Quintero (con tatuaggi della gang messicana numero uno). Non è propriamente in libertà ora, inizia la sua seconda vita di mobilità condizionata, niente male all’inizio. Riceve diecimila dollari in contanti, una Mustang nera 390 GT Fastback del 1968, una magnifica villa a Lincoln Park (con piscina, palestra, sala da biliardo, frigo e guardaroba pieni delle cose giuste, una coinquilina e telecamere interne), un cellulare da tenere acceso e al quale sempre rispondere, esaudendo poi la richiesta. Dovrà uccidere, lo ha capito subito. Nella prima vita non era un killer, piuttosto un ladro. Cresciuto senza padre in un povero quartiere d’irlandesi, aveva presto smesso di studiare e iniziato a rubare con i due amici fraterni Eddie e Finn, dapprima auto poi l’incasso di spacciatori isolati o altro. Finché non si era innamorato e sposato con Gina, diventando padre di Adriana e cercando di mettere davvero la testa a posto. Un apparente furbo amico di Finn aveva però proposto un ricco facile colpo al porto, avevano accettato ed erano stati traditi, Finn morto, lui in carcere senza dir nulla sugli altri, abbandonato da tutti e costretto a divorziare. Scopre che la moglie e la figlia stanno bene (con un altro, allenatore di calcio), ma arriva il primo incarico (un poliziotto corrotto), poi il secondo (un boss estorsore) e capisce che passato e presente vanno affrontati insieme, qualunque sia la vita che gli spetti. È improbabile che saprà trovare una strategia d’uscita.

Avvincente e affascinante il nuovo bel romanzo dell’affermato scrittore americano Steve Hamilton (Detroit, 1961), ottimamente narrato in prima con un continuo meticoloso intreccio fra le varie fasi delle vite di Nick: l’infanzia senza punti di riferimento e l’apprendistato alle botte e alla microcriminalità di quartiere, i sei anni a rubare macchine e i due di rapine agli spacciatori, la scelta di tirarsi fuori e di rigare dritto, il matrimonio e i lavori precari, la paternità responsabile e l’acquisto della casa, la scommessa e l’arresto; poi il penitenziario, cercare ogni giorno di rendersi invisibile, di salvare la pelle, di non provocare tensioni, di non pensare al futuro e all’altrove, l’incontro con Cole e i suoi libri; infine le prime inattese settimane da assassino dilettante forse vocato, incontrando gli antichi affetti, amici e nemici vecchi e nuovi, e altrettanti poliziotti eroici o corrotti sulle sue tracce dopo che la condanna è stata incredibilmente annullata ed è uscito da uomo libero con la fedina pulita.
Racconta e magari sopravvive per ora, sta nelle cose e nella sua grande riconosciuta capacità di adattamento (negli Usa è già uscito il seguito, Exit Strategy). Nick è cresciuto dandosi di continuo regole per cavarsela sulla base delle esperienze fatte, un proprio regolamento accuratamente elaborato e rifinito nel corso degli anni. Le regole precise e rigide durano finché la realtà glielo consente, cambiano o vengono integrate alle prove dell’esistenza e dei nuovi problemi affrontati, le ha limitate al minimo in prigione (giusto restare vivo). Molta birra Goose Island; Bruce Springsteen in testa e nel cuore, in esergo e nel bar (anche a Lauren piace).

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