AUTOGOL

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La parola della settimana

La sensazione sempre più netta di fronte alla spirale che sembra nuovamente avvolgere la vita politica nazionale è quella che ogni tentativo di passo avanti venga neutralizzato da due passi indietro, frutto dello scontro senza quartiere tra gruppi politici o parti di essi. Il paese è fermo certo, ma non lo è perché agli italiani piaccia galleggiare nell’insicurezza e nell’indifferenza dei propri problemi, ma per un altro e più pesante motivo, anzi un vero e proprio macigno: l’incapacità di sciogliere con scelte lungimiranti e coraggiose i nodi di una rete di contrapposizioni ormai datate ma che non hanno perso la loro virulenza.

Basta sottolineare le polemiche stucchevoli ed indegne che ogni anno accompagnano il Giorno della Memoria e quello del Ricordo per comprendere che la politca nazionale non è in grado di far avanzare il paese. L’assenza di riferimenti storici seri, l’incapacità ai limiti della connivenza nello sfruttare oggi vicende che vanno consegnate alla storia e alla storiografia e non possono e non debbono essere oggetti di lotta quotidiana, mostra due cose: il paese continua ad essere spaccato, ma non solo tra nord e sud, ma al suo interno, tra chi ritiene di avere dalla storia l’autorizzazione a dare patenti agli altri e per converso a denunciare e condannare senza appello ogni altra visione, e chi anche con intenti cogenti e porovocatori si ostina a risvegliare vicende defunte nella storia e nella consapevolezza del popolo italiano.

Utilizzare i blog, le pagine dei social per far girare concetti e “sentenze” senza fondamento, dà solo la stura ad ogni ulteriore degenerazione. La difesa sarebbe nel tornare alla concezione costituzionale di una democrazia saldamente ancorata a principi di libertà e diritti e doveri dei cittadini e non foraggiare revisionismi o revanscismi di ogni colore e di ogni risma.

Che il paese viva in un eterno loop, in un eterno andare e venire sugli stessi temi, appare evidente anche in questi giorni  nei quali si decide la posizione dell’ex ministro Salvini in relazione alle vicende delle navi di migranti (anche navi delle forze armate giunte in soccorso) bloccate per giorni e giorni nei porti o in rada, in nome di un controllo dell’immigrazione clandestina. L’ex responsabile del Viminale ha certamente forzato la mano in una situazione difficile, ma è l’intero esecutivo di allora, peraltro presieduto dallo stesso premier di oggi, a portare la responsabilità dell’accaduto. Invece assistiamo al continuo tentativo di disconoscere in sostanza le responsabilità dirette di governo nella gestione di una questione intricata e delicata.

Il governo della discontinuità, in sostanza, vorrebbe dimenticare e rendere discontinuo il filo della questione. Ed è a questo punto che si manifesta il rischio peggiore: quello di un autogol. Ed è questa la parola di oggi. Con questo termine si intende come sanno tutti i tifosi e gli sportivi in una partita di calcio (o di hockey o di pallanuoto), un punto a vantaggio della squadra avversaria segnato da un giocatore che, involontariamente o per errore, invia la palla nella propria rete (detto anche autorete). 

Esiste poi anche un altro possibile significato estensivo ovvero quello di un inconveniente o di un danno che ci si procura da soli senza volerlo. E’ quello che potrebbe verificarsi in questo passaggio parlamentare dove se l’autorizzazione a procedere dovesse essere consentita la questione della responsabilità dell’ex ministro tornerebbe nella competenza dell’autorità giudiziaria che a suo tempo aveva indicato nell’archiviazione la strada da percorrere.

Aver reso dunque politica in senso stretto, una questione giuridica facendosene scudo od arma a fini di consenso e di sottrazione di esso all’avversario dipinto come il nemico, la ragione di tutti i mali e via narrando come ormai a riflesso condizionato e in una ripetitività a pappagallo assistiamo tutti i giorni, su tutti i social e sulle pagine dei giornali e dei periodici, potrebbe avere un doppio risultato, non riuscire a colpire il nemico, ad azzopparlo, e allo stesso tempo trovarsi con un pugno di mosche in mano. Di più i toni beceri del leader leghista sembrano in sintonia con molta parte dell’opinione pubblica come indicano i sondaggi elettorali e l’accavallarsi delle tornare di voto locale possono soltanto rivelarsi portatrici di ulteriore confusione.

Ridurre l’azione politica nazionale alla sola battaglia contro Salvini mostra allo stesso tempo la miseria di idee e di scenari nei quali i leader di maggioranza stanno vivendo. Non si riesce ad ascoltare nessuna dichiarazione in cui le parole d’ordine non siano combattere il leader leghista o contrastare le destre, in senso generico e con riflesso leninista. Tutto il contrario di quello che necessita per cercare e dare le risposte che servono al paese. E’ in questo humus che il rischio di autogol diventa palpabile e che non annuncia nulla di buono. E, soprattutto, chiudere le vicende di cui sopra con chiarezza e giustizia servirebbe a far ripartire il dibattito politico asfittico che sta consumando energie e dissipando quanto di buono la società italiana sta ancora cercando di fare per uscire da una stagnazione che prima ancora che economica è umana!

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