L’antisemitismo? In fondo a sinistra

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Eurispes: aumentano i negazionisti della Shoah con qualche sorpresa

Sono passate poche settimane dal 27 gennaio, la data che ricorda, o che dovrebbe ricordare a noi europei, cos’è stato l’Olocausto degli ebrei nel secolo scorso tra le due guerre, soprattutto durante l’ultima.

Un orrore a cui nessuno vorrebbe assistere eppure è successo come ad Auschwitz, Buchenwald o Birkenau.  Nomi che al solo pronunciarli si accappona la pelle pensando cosa hanno passato le persone innocenti che vi sono state internate.

Ogni anno, in questa occasione si ricorda appunto la Shoah, lo sterminio di un intero popolo, con la speranza che questo serva di monito soprattutto alle future generazione affinché una tale tragedia non si debba mai più ripetere.

Purtroppo, troppo spesso, sono ancora solo parole.

Dalla fine della seconda guerra ad oggi sono passati ben settantacinque anni e in questi anni abbiamo avuto stermini in ogni parte del mondo ed ancora, come leggiamo dalle cronache quotidiane, ancora presenti tra noi e ciò che è peggio e che ci stiamo quasi abituando al triste rosario di aberrazioni che solo l’uomo è capace di compiere.

Eppure, immancabile come le tasse, spuntano gli imbecilli di turno che si sono “divertiti” a scrivere sulle porte di alcune case: “Qui abita un ebreo”, ricordando ciò che tristemente accadeva nella Germania nazista.

Purtroppo in una occasione dove bisognerebbe trovare l’unanimità per una condanna ci si divide politicamente. Un coro di riprovazione si è levato, ad esempio, dalla cosiddetta ‘società civile’ accusando gli ambienti della destra nostrana di questa infamia e facendo una equiparazione tra Lega = destra = fascismo; e dunque, leggi razziali, odio verso gli ebrei, campi di sterminio; che  e il cerchio ideologico si chiude con una immancabile condanna.

Peccato per un certo ambiente del giornalismo italico, ma le cose non stanno proprio così.

È di questi giorni, infatti, l’uscita del Rapporto Italia 2020 realizzato da Eurispes, il noto istituto di ricerca italiano, dove fra le varie sezioni, ha fatto scalpore quella sul negazionismo della tragedia ebraica e di come gli italiani si confrontano con questo triste capitolo della storia recente.

Ciò che ha colpito una certa retorica nostrana è che la maggioranza dei negazionisti non è schierata politicamente su posizioni di destra, ma di sinistra e anche molto numerosa, a cui si affianca anche gran parte di chi vota per i 5 Stelle.

Una ricerca attenta e meticolosa che merita perciò di far suonare qualche campanello d’allarme sulla società italiana dove i fantasmi del passato sono ancora presenti tra noi.

Vediamo prima di tutto le cifre del sondaggio: il 23,9% è convinto che gli ebrei, secondo un diffuso stereotipo, sono padroni dell’economia e della finanza.

Sulle opinioni strettamente negazioniste abbiamo il 15,6% degli intervistati; tra questi il 4.5% nega decisamente la realtà della Shoah.

Un altro dato inquietante è che il numero dei presunti negazionisti è passato in appena 15 anni di rilevazioni statistiche dal 2,7% al 15,6%.

Per fortuna i contrari a questa visione storica sono la stragrande maggioranza con l’84,4%. Ma chi sono questi italiani che chiameremo per semplificare negazionisti?

Secondo Eurispes nel 15.6% di negazionisti più accesi troviamo per il 23,3% dichiaratamente di centro sinistra, mentre tra gli elettori di sinistra sono il 17%; non manca poi il 19.2% di coloro che votano per il centro; il 13.8% per il centro destra, fino a scendere curiosamente al 12,8% per quanto riguarda coloro che votano l’estrema destra;

il resto non ha una collocazione politica.

Tra i più accesi sulla tesi negazionista troviamo nientemeno che i 5 Stelle con il 18.2%, in pratica quasi un ‘grillino’ su 5 pensa sia, per usare una parola di moda, una vera fake news.

Ma c’è ancora un dato da scoprire assai curioso, tra gli intervistati alcuni ammettono che si, in effetti la Shoah c’è stata, ma non è poi stata così drammatica; e anche in questo caso i 5 Stelle sono ancora il 18,2%; un dato che sale addirittura al 23,3% a sinistra, per crollare statisticamente all’ 8,8% negli ambienti dichiaratamente di destra.

Una narrazione, leggendo questi dati, dove l’equiparazione di destra = fascismo = antisemitismo cade miseramente ricordando che tra coloro che non sopportano gli ebrei ci sono anche un gran numero di islamici nel nostro Paese; anche se questo sentimento è legato non tanto a questioni razziali, essendo molti di essi di origine semita, quanto politiche come, ad esempio, la irrisolta questione palestinese.

Comunque, secondo Eurispes  i dati parlano chiaro: c’è un fetta di italiani, ancora minoritaria, contro gli ebrei che viene, contro ogni narrazione giornalistica, non da destra, ma da sinistra.

Sentimenti della sinistra che per chi ha una conoscenza storica non è in realtà una sorpresa.

Proprio in questi giorni è uscito per le edizioni del Mulino il libro di Alessandra Tarquini intitolato appunto La sinistra italiana e gli ebrei e, come sottotitolo, Socialismo, sionismo e antisemitismo dal 1892 al 1992.

Il libro racconta il rapporto tribolato del socialismo con gli ideali del popolo ebraico che spesso erano anche parte integrante proprio con l’ambiente di sinistra.

Come è noto i socialisti, fin dagli esordi del movimento operaio, per questioni di ideali di eguaglianza e di libertà erano per la difesa della emancipazione ebraica, ma solo per mezzo della loro assimilazione, non comprendendo la specificità dell’ebraismo, argomento che li portava a non comprendere e, dunque a rifiutare, la proposta del nascente Stato sionismo di Israele e creando non poche incomprensioni tra le parti.

Il racconto del libro si snoda lungo tutto il ‘900 affrontando i vari aspetti storici del rapporto tra ebrei e sinistra in genere come negli anni ’50 con l’allora Partito comunista, fortemente contrario, tra l’altro, alla costituzione di Israele come nazione obbedendo ad una scelta dettata dalla linea politica dell’allora Unione Sovietica e da tutto il movimento internazionalista, una scelta durata, pur tra alti e bassi almeno fino a tutti gli anni’70. Certo, ormai è storia vecchia, ma che non va dimenticata, se vogliamo conoscere il presente, come la ricerca condotta da Eurispes, affinché non rimanga un puro e semplice studio da tenere nel cassetto, come spesso è stato fatto finora per altre ricerche del genere, dovrebbe invece essere discusso più ampiamente, al di là degli schieramenti politici, per comprendere come certe storture ideologiche possono inficiare la comprensione della storia, con tutti i guasti che questo può apportare allo sviluppo sociale e culturale di una nazione.


immagine: AleteiaCzeslawa Kwoka morta ad Auschwitz a 14 anni

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