SCIACALLAGGIO

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La parola della settimana

Sovente si sente affermare che nelle avversità, nei drammi, un popolo riesce a mostrare il meglio ed anche il peggio di sé. Sappiamo anche che il bene non fa notizia, come anche spesso si sente dire nel comune conversare. Quanto sta accadendo nel nostro paese per l’epidemia di corona virus che ci vede tra i quattro stati colpiti in modo diretto ed esteso nel mondo, da sostegno all’una e all’altra tesi.

Ecco allora che sovvertendo per un momento la normale prassi occorre sottolineare come sin dal primo allarme sanitari infermieri, volontari, pur nell’incertezza del nemico da combattere si sono adoperati anche rischiando di persona, per comprendere la minaccia, contenerla, circoscriverla per permettere alla scienza e alla medicina di dare conforto ed aiutare il superamento dell’emergenza.

Donne ed uomini si sono prodigati e si prodigano certo nelle zone rosse, quelle più a rischio, ma data la sostanziale inconoscibilità delle caratteristiche precise del virus, anche nelle aree apparentemente e per ora al riparo dal contagio. Il loro lavoro non ha sosta, i turni di lavoro sono un’astrazione e il loro rispetto rimandato a un momento migliore. Ora vi è da non lasciare nulla di intentato, da ritrovare, rintracciare, scovare qualsiasi portatore del virus, anche asintomatico e perciò più pericoloso, chiarire la provenienza dell’agente patogeno e ricostruire le strade che ha imboccato non dal momento della conclamata apparizione, ma nelle settimane precedenti.

Sappiamo dalla cronaca che il governo cinese al suo più alto grado aveva cognizione dell’epidemia nell’Hubei e nella megalopoli di Wuhan, sin dall’inizio di gennaio e che soltanto il 21 dello stesso mese, le autorità hanno comunicato l’esistenza della zona rossa e del tentativo di contenere il contagio. Giorni preziosi si sono persi, centinaia di migliaia di persone hanno nel frattempo lasciato la Cina e raggiunto i propri paesi di origine nella normalità della globalizzazione dei trasporti. Dal momento dell’allarme, altre decine di migliaia di persone hanno lasciato il paese con ciò portando con sé se in incubazione il virus. Un agente patogeno che mostra peraltro dal momento del contagio umano in Cina, diverse capacità trasformiste e di mutazione  genetica rapida.

Difficile dire se si potesse fare diversamente, tuttavia è palpabile che qualcosa non ha funzionato e che come in una pellicola catastrofista, il Covid-19, così è stato ribattezzato il virus del genere corona (comune a molti ceppi influenzali stagionali), ha superato gates aeroportuali, banchine portuali, stazioni ferroviarie per insinuarsi sempre più, silenziosamente e in totale incognito in ogni dove. Quello che certamente non ha funzionato, per responsabilità degli stati e dei governi nazionali è il coordinamento e il sistema ideato dall’OMS per affrontare epidemie o possibili pandemie come quella alla quale stiamo assistendo. Questo al netto della relativa morbilità e della risposta individuale alla patologia. E che si sia perso il bandolo lo dimostra il costante richiamo dell’OMS a non abbassare la guardia per la pericolosità pandemica del virus.

Dopo questa lunga premessa, occupiamoci ora della parola di questa settimana, sciacallaggio.  Con essa si indica l’azione, il comportamento da sciacallo. Il riferimento è alla specie canide e al modus agendi, opportunistico nelle disgrazie altrui per così dire. L’animale infatti si nutre e ricerca le sue vittime laddove vi siano stati episodi che hanno provocato la morte in massa di altre specie.

Il significato peggiore del termine, tuttavia attiene alla specie umana. La stessa che si riempie la bocca della solidarietà, dell’aiuto agli altri. Come dicevamo una comunità, un popolo, esprimono il meglio e il peggio nelle disgrazie. Abbiamo sottolineato la prima parte dell’analisi. La seconda sembra tristemente essere una caratteristica ignobile dell’animo umano qualche volta paludata anche dall’aiuto a chi soffre.  Ricordiamo tutti gli episodi  dopo terremoti o altre sciagure nei quali le zone devastate dalla natura sono state offese e dissacrate dal rispetto di chi vi era perito dall’azione di reietti che approfittavano dell’abbandono per razziare e sottrarre beni. Tutti condannano, ma appena si ripresenta l’occasione siamo sempre costretti a registrare questa orribile propensione umana.

L’emergenza coronavirus non sembra purtroppo fare eccezione. Non potendo saccheggiare, rubare, rovistare tra le rovine, la mente perversa si è impegnata ad approfittare del disorientamento, della paura del contagio. Così assitiamo alla vendita di mascherine introvabili a prezzi assurdi, allo svuotamento ed incetta di disinfettanti ed altri prodotti che possono aiutare a tenere a bada il contagio. Questi sciacalli agiscono nell’ombra, immaginano più veloci del virus quali possano essere i terreni da sfruttare  e colpiscono senza esitazione, coperti anche dall’anonimato del web approfittando del panico e dell’irrazionalità che si determina nelle persone.  Affermare che siamo di fronte all’abiezione dell’animo umano, che certamente questi ignobili esempi dell’umanità vanno individuati e puniti senza pietà aiuta. Come coadiuvare le forze dell’ordine, le autorità sanitarie nel loro lavoro. E tuttavia occorre anche fare un profondo esame di coscienza in ogni momento del nostro agire, richiamando i valori contrari ai disvalori appena definiti. La mala pianta dello sciacallo, l’homo hominis lupus, la parte animale ed istintiva che esiste in tutti noi non è appannaggio solo di chi delinque sulle tragedie altrui, ma alberga sempre in ognuno. Ricordarlo e combatterlo anche nelle piccole cose è l’antidoto. Mai voltarsi dall’altra parte allora. Il contagio dello sciacallo è il primo nemico di chi è in salute, insieme alla comune azione solidale verso chi si trova colpito.  E in questo un compito speciale riguarda chi fa informazione, ovvero chi detiene il privilegio, ma anche il dovere di dare notizie e far si ché il proprio impegno sia dedicato a contenere il panico, a non farlo esplodere, a non produrre contagi peggiori di quelli patogeni, come anche a non sottacere tutti gli elementi che aiutino la comunità e chi ha responsabilità ad agire per il meglio!

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