ITALIA BLINDATA

 -  - 


La penisola alle prese con l’emergenza, tra serietà e sconsideratezza

Il paese delle cento città, il paese dei comuni, il paese del tifo partigiano, il paese del particulare, si trova oggi ad affrontare un’emergenza mai verificatasi in passato in queste forme e nell’epoca della rete e delle informazioni senza controllo. Emergenza della quale, con le misure cogenti decise dal Governo, tutti devono fare i conti e misurarsi. Un confronto con le cose che porta tutti a considerare che cosa siamo e che cosa vogliamo essere. Il virus che invade il mondo in queste settimane, non conosce confini, tanto meno quelli tra aree dello stesso paese. E tuttavia, inevitabile, scatta il riflesso condizionato del chiudersi, del marcare la distanza dagli altri. Chi con misure comprensibili come i maggiori controlli, chi più ideologicamente con la chiusura materiale dei confini con i paesi confinanti e non.

L’Italia, con il triste primato (apparente o reale è presto per dirlo) dell’evoluzione epidemica e con uno stato di tensione ai limiti del sistema sanitario, occupa la strana condizione di essere un avamposto sulle cose da fare e allo stesso tempo la condizione di malato isolato dagli altri. Il paese allo stato attuale è blindato, chiuso verso l’esterno e limitato verso l’interno. Uno status complesso e preoccupante sotto molti profili, ma anche un momento di riflessione.

E’ l’Italia, dopo le ultime misure assunte dall’esecutivo, non il nord o il centro o il sud, ma tutta la penisola, isole comprese, a dover convivere con una sostanziale blindatura, una condizione certo non confortante eppure necessaria alla quale dobbiamo tutti adeguarci. Una condizione che potrebbe insegnarci quanto siamo un paese, una nazione, pur tra le molteplici sfaccettature che conosciamo. Un’occasione preziosa per dimostrare, al di là delle momentanee sconnessioni, che l’Italia è un paese coeso e solidale, dove l’emergenza come sempre costituisce un collante insperato e ci spinge a forme di solidarietà e di consapevolezza altrimenti non prevedibili. E’ da sperare che questo paese dia prova di sé dinanzi ad un mondo perplesso e preoccupato, sia nel tentare di contenere e annullare il pericolo, sia nel trovare le strade per renderlo inoffensivo come dimostrano le scoperte delle prime ore.

Altrettanto vero è che solo un paese unito e consapevole può avere dall’Unione Europea e dal resto del mondo considerazione e rispetto. Gli aiuti anche copiosi possono arrivare, le misure di allentamento delle regole di bilancio anche, i sostegni all’economia già provata anche, ma è evidente che la forza di reazione deve venire da noi, dall’interno del paese, dal popolo italiano che ha i mezzi, le capacità non solo materiali, per affrontare un nemico insidioso ma che va ricondotto nel suo ambito. La sua virulenza ci ha colto di sorpresa e certamente qualche ritardo, qualche dilazione nella comprensione del rischio vi è stata prima in Cina poi nel resto del mondo. Tuttavia ora che il problema è conclamato va affrontato senza recriminazioni e distinguo, così come il coronavirus non fa differenze. Una prova quella attuale per tutta l’umanità connessa in tempo reale, dove la distanza temporale delle notizie tra paesi è annullata nel giro di poche manciate di minuti.

Il nostro paese sta mostrando il suo lato migliore e questo viene riconosciuto all’estero, ma come sempre qualche sconsideratezza appare qua e là. Momenti di stupidità se non di lucida follia che vanno se necessario repressi con forza. Goliardia e divertimento sono possibili a parole, per farsi coraggio, non l’insensatezza di riunirsi in piccole o grandi folle sapendo che la minaccia può essere praticamente ovunque. Questo rasenta non la stupidità umana, ma un atteggiamento che non è esagerato definire criminale. Quando la situazione è veramente seria, tutti devono essere all’altezza della situazione e costretti ad esserlo. E questo vale anche per i comportamenti dissennati riguardo agli approvigionamenti alimentari e di necessità. Le corsa a svuotare gli scaffali, a razziare ogni genere di cose, è anch’essa a suo modo criminale e va stroncata con forza incoraggiando comportamenti solidali e coerenti con la regola che tutti dobbiamo superare l’emergenza, passare a ‘nuttata,. Insieme e senza nessuno che rimanga indietro. Questo fa o cerca di fare un paese unito e consapevole.

La stagione della blindatura per settimane non è certo confortante, ma tutti hanno chiaro che il contenimento nasce da azioni e scelte prudenti e sagge, dettate da medici e ricercatori. L’utilizzo degli spazi di “libertà” personale dunque vanno finalizzati al meglio cercando di mantenere il paese vivo e operativo sia pur al ritmo ridotto opportuno in questa fase. Una cosa è chiara. La prova è pesante e non foriera di soluzioni nel breve periodo. Tuttavia il paese dotrà riavviarsi e dovrà mostrare la faccia migliore, quella di chi rimboccandosi le maniche rimedia e corregge ciò che ha mostrato la corda. L’occasione è cruciale per tentare di rovesciare una narrazione di paese fermo e allo sbando. Ma serve l’impegno di tutti e per tutti. Il rispetto delle regole dettate a difesa di tutti. Il richiamo alla responsabilità del capo dello Stato in questo ha colto nel segno. E’ da auspicare che il senso di quel messaggio di coraggio sia fatto proprio e attuato ogni giorno, per guardare avanti!

2 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.