Uno sguardo oltre il COVID19

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La cosa più saggia sarebbe tacere, ma questo mi è negato.

E allora tento a fin di bene di spendere – a distanza di sicurezza – una parola più breve e leggera del solito.

Osservo che nella drammaticità della situazione l’unico aspetto incoraggiante di questa epidemia è che sta ricucendo il Paese e magari riuscisse a far rinsavire anche i nostri i politici (e chi li elegge; anche se è pur vero da qualche tempo per fare politica non serve più venire eletti).

È innegabile che prima del Coronavairus (Giggino assicura che si scrive cosi) l’Italia fosse divisa ben oltre le suddivisioni territoriali e sociali, per una pluralità di motivi, tutti in difesa di posizioni di parte.

Divisioni mosse non solo dalla miopia, l’ignoranza e l’egoismo, ma anche dalle obbiettive difficoltà proprie di ciascuna parte, determinate dal sistema giuridico-economico-sociale che dicono ci siamo dati (e che a me non pare sia proprio così).

Oggi, l’individuazione nel nostro Paese di alcune zone rosse, e il conseguente confinamento e la segregazione di chi ci abita, anziché separarci hanno finito con l’avvicinarci.

Abbiamo addirittura felicemente assistito alla solidarietà espressa dalla Meloni a Zingaretti, e siamo certi che se per caso, Dio non voglia, lo stesso problema dovesse accadere a Giuseppi, anche i due Matteo, con la sincerità che li contraddistingue, farebbero altrettanto, separatamente o forse insieme.

A parte gli scherzi – che anche se è vero che sono tanto scioccamente dilagati, in qualche modo hanno anche sdrammatizzato la situazione e ci hanno fatto coraggio – è evidente che un sentimento di unione e di solidarietà è sorto spontaneo tra tutti: dal nord, al centro e al sud.

Un po’ meno da parte dei cari cugini che tanto amiamo e di cui apprezziamo la fraternitè (oltre al vino e ai formaggi) e ai quali auguriamo ogni bene, pur pensando tra noi e noi “non sanno ciò dicono”.

Un sentimento che non è mancato dal resto del mondo, di cui avevamo bisogno e che tra qualche mese, una volta superato il problema, se la memoria non ci difetterà, dovrebbe tornare utile per analizzare e affrontare tutti le altre difficoltà che sono alla base della nostra situazione, che da stagnazione è divenuta recessione.

Questioni come la giustizia, la salute, l’educazione, l’istruzione, la previdenza, il welfare, la sanità, le tasse, … ma anche come l’Europa, la democrazia, l’ambiente, l’economia, che, in quanto di interesse generale, è indispensabile affrontare lontani da quelle posizioni partigiane che sinora ne hanno contraddistinto il dibattito.

Questioni che anche se dolenti e preoccupanti non possono essere viste di colore rosso come il sangue, o nero come la morte, giallo come l’itterizia, o verde come le tasche degli italiani, bensì di colore bianco, come sommatoria di tutti i colori, oltre che di pace.

Una unità solidale che oltre a chiedere al di là delle Alpi, dovremmo trovare tra noi.

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