SILENZIO

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La parola della settimana

E’ una sensazione forte, di straniamento, una novità improvvisa alla quale siamo ormai disabituati, un vuoto che ci preoccupa e ci agita nel profondo del cuore, un dato quotidiano con il quale non siamo abituati a convivere e che ci crea agitazione e preoccupazione ma del quale avvertiamo anche il valore. Un valore che è difficile misurare, difficile circoscrivere, difficile definire. Immersi come siamo nel fluire rumoroso di una quotidianità in cui ogni cosa ha un suono , un rumore, deve avere un suono o un rumore per essere identificata e conosciuta, definita per rassicurarci a anche per agitarci, ma chiara ed evidente, quando ci troviamo dinanzi al silenzio, all’assenza del suono, alla mancanza di rumore, ci troviamo spaesati, disorientati come se ci mancassero i punti di riferimento.

Eppure quel silenzio, quell’assenza di rumore, fa parte anche del nostro onirico bisogno di altro. Scegliamo il luogo delle vacanze per allontanarci dalla realtà rumorosa del nostro lavoro, delle nostre città, della nostra vita quotidiana immersi nell’umanità, cerchiamo lo svago in luoghi che ci possano portare in dote proprio questa assenza, questo vuoto. Spesso sentiamo dire: ho tanto bisogno di silenzio, quanto vorrei non sentire nulla, per ricaricarmi, per ritrovare una misura della vita. E però, quando quel silenzio per così dire “lo sentiamo”, in riva al mare, nel deserto, sulle balze di una montagna, nei ghiacci polari o sui ghiacciai, nel mezzo di un bosco piccolo o grande, allontanandoci dal sentiero, all’improvviso qualcosa ci attanaglia, un senso di timore, di paura ci assale e quel bisogno si trasforma in una preoccupazione, non subito ma dopo un lasso di tempo variabile speriamo di sentir qualche rumore, anche un fruscio che ci ricordi dove siamo prima di lasciarci andare alla dimensione incommensurabile del silenzio.

Questo accade perché la dimensione del silenzio si accompagna quasi sempre alla solitudine. Stando soli di fronte alla natura, immersi in essa, avvertiamo il valore superiore di quell’assenza, il senso delle cose altrimenti soverchiato dal suo opposto, e tuttavia un attimo dopo, in senso cosmico per così dire, ci assale la sensazione opprimente di essere soli, senza nessuno per condividere quella meraviglia alla quale siamo dinanzi. Ed è così che riprende consistenza in noi la necessità di andare lontano da questa verità semplice  e autosufficiente che il silenzio rappresenta. Perché esso non ha bisogno di essere definito, anzi ogni definizione creerebbe suono e rumore, attraverso le parole, i versi, vanificandolo in un batter di ciglia.

Se volessimo cercare una cifra interpretativa dei giorni che stiamo vivendo all’interno di quella che ci appare come una bolla inquietante, creata dall’ansia, dal timore, dalla paura, dal panico per la pandemia del coronavirus, la troveremmo senza alcun dubbio proprio nel …. silenzio.

Silenzio dei cieli dove non passano più aerei, silenzio sui mari dove non passano più navi, silenzio sulle strade un tempo trafficate, silenzio nelle vie cittadine, nei luoghi una volta affollati, nelle piazze, nelle rotonde, nei crocevia, silenzio nei palazzi dove abitiamo dove all’improvviso non sembrano più abitare quegli stessi vicini con i quali di consueto ci scambiamo qualche saluto, silenzio nelle nostre abitazioni, intorno a noi e che cerchiamo di rompere facendo qualcosa, spostando qualcosa, cercando qualcosa, quasi a spezzarne l’ondata.

E’ una dimensione prima sperimentata nei primi luoghi della quarantena, poi via via in tutto il mondo mano a mano che il virus si è distribuito tra i continenti. E come se qualcuno all’improvviso abbia via via abbassato il volume dell’umanità e delle attività umane sino ad annullarlo, lasciando una scia sempre uguale: un silenzio antico, quasi naturale, nel quale persino gli animali avvertendolo si conformano quasi per rispetto di quella natura alla quale sono certamente più vicini di noi.

Se guardiamo al significato semplice, elementare il silenzio parola che deriva dal verbo latino silēre ovvero «tacere, non fare rumore» ci indica l’assenza di rumori, di suoni, voci e simili, una condizione che si verifica in un ambiente o caratterizza una determinata situazione. Nella circolazione urbana, ad esso è riservata la zona di luoghi abitati, di solito in prossimità di ospedali, nella quale vige il divieto per i veicoli di fare uso di segnali acustici. Nel linguaggio militare e per estensione in collegi e altre comunità), vuole definire la prescrizione di non disturbare il riposo o la tranquillità parlando o facendo rumore; il periodo di tempo per cui si deve osservare questa prescrizione. In sostanza con questo termine si indica il fatto di non parlare o di smettere di parlare (e, più in generale, di non gridare, cantare, suonare, fare rumore). Nella liturgia cattolica, uno dei modi con cui si esprime la partecipazione attiva dei fedeli alle celebrazioni liturgiche. In alcuni ordini religiosi  la prescrizione di astenersi dal parlare e da ogni altra manifestazione sonora in determinate ore e periodi. Silenzio poi vuol dire non dare notizia di sé, né per lettera né con altri mezzi di comunicazione. O ancora il non parlare o scrivere di un fatto, il non darne notizia, l’evitarne ogni diffusione e pubblicità. Così il silenzio stampa, locuzione usuale per indicare l’astensione dal pubblicare o trasmettere notizie e interventi su determinati fatti o argomenti, imposta ai giornali e alla radio-televisione su richiesta dell’autorità giudiziaria, e anche, per comune accordo dei partiti, alla vigilia delle elezioni politiche o amministrative; per estensione anche il rifiuto di rilasciare dichiarazioni o di concedere interviste da parte di personaggi dello sport, dello spettacolo, della cronaca, e così via.

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