Il virus diventa africano. Nuovi scenari tragici per il mondo

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Si diffonde anche per le condizioni igienico sanitarie del continente

Ormai non si parla altro che di Coronavirus, dei nuovi contagiati, dei morti e, per fortuna, anche di chi ce l’ha fatta, pur tra tanti ostacoli.

Ugualmente si parla sempre dei gravi problemi economici e sociali che il virus sta producendo in molte nazioni, in primis al nostro Paese.

Si dice che nulla sarà come prima e dobbiamo crederci, perché stiamo sprofondando in un baratro senza fine dove non si intravede ancora una pur flebile luce al suo fondo.

Ma cosa potrebbe succedere se questo male dovesse esplodere in Africa dove le strutture sanitarie sono evanescenti se noi occidentali, pur con strutture tecnologiche d’avanguardia nel campo della medicina, facciamo fatica a combattere il Coronavirus?

In un intero Continente senza, o quasi, strutture mediche alle quali vanno aggiunte una scarsa igiene, malnutrizione, epidemie, mancanza di acqua potabile per quasi metà della popolazione e, non ultima, una continua instabilità politica con interi Paesi da anni coinvolti in conflitti armati a causa dei quali aumentano in modo esponenziale i rifugiati a cui manca veramente tutto.

Il contagio grazie ad Europa e Cina

Secondo le stime di vari ricercatori, il Coronavirus in Africa sarebbe una vera ecatombe, diventando una vera bomba ad orologeria per futuri contagi di ‘ritorno’ in Europa e nel resto del mondo.

Si dirà che di epidemie il Continente ne ha viste molte e ancora tante sono presenti in maniera più o meno esponenziale, ma sempre circoscritte a territori limitati, invece la pandemia è un’altra cosa, difficile da controllare per la vastità del contagio in aree molto grandi e differenti.

Fatta questa precisazione, secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) il virus si sta diffondendo in maniera esplosiva soprattutto nei Paesi della fascia sub sahariana come Senegal e Burkina Faso fino ad arrivare al Paese, per ora più colpito dal contagio, il Sud Africa.

Affinché non si dia però la colpa di questa situazione solo all’Africa, ricordiamo che la diffusione del virus è stata causata anche dai rapporti commerciali esistenti proprio con l’Europa e con la Cina. Pechino, ad esempioè un partner talmente privilegiato che nelle settimane di emergenza a Wuhan i voli da e per l’Africa non sono mai stati interrotti da nessun Paese.

Se le questioni igienico sanitarie dimostrano tutta la loro fragilità ancora peggio è la densità della popolazione con l’abitudine di vivere per strada in grande promiscuità dove il concetto di quarantena diventa assai problematico.

A Nairobi, in Kenya,la situazione diventa grave di giorno in giorno, tanto che la polizia è dovuta intervenire sparando a salve per allontanare la folla che si assembravano nelle zone pubbliche e dei mercatini, incuranti delle disposizioni di emergenza del governo.

Purtroppo, neppure l’Oms è in grado di confermare i numeri di contagiati da Covid-19 in Africa e molti medici locali hanno lanciato lo scorso giovedì l’allarme per una situazione molto preoccupante: l’aumento del numero dei contagiati, circa 300 casi al giorno, in 39 su 54 nazioni, con un totale di 2.234 persone che presentano i sintomi del virus, ma altre stime denunciano più di 10mila di casi verificati, a questa cifra va aggiunta quella dei morti che per ora , mentre scriviamo, sono arrivati a circa 400.

Le sfide colossali per Paesi poveri

Le sfide da affrontare come si vede sono tante, ma fortunatamente in alcune nazioni si sta muovendo qualcosa.

In Senegal, Nigeria e in Sud Africa, con oltre 2mila casi, il presidente Cyrill Ramaphosa ha proclamato venerdì scorso e per tre settimane con misure severe per impedire la diffusione del contagio abbastanza elevato ed in rapida diffusione con ben 55 casi in poco meno di in 24 ore passando da 150 a 202 infetti.

Il ministro della Salute Zweli Mkhize ha avvertito che secondo le stime la malattia potrebbe contagiare “Fino al 60% della popolazione” e che il 24% rischia un pericoloso aggravamento.  

In Ghana sono chiuse per ora soltanto le città di Accra, la capitale, e Kumasi, purtroppo le zone rurali sono per ora abbandonate.

Se questa è la situazione sanitaria, altrettanto grave è l’ignoranza e la superstizione per molti fasce sociali che vivono nel continente.

Agli occhi di questi africani l’uomo bianco un untore colpevole dell’epidemia e questo ci riguarda perché al primo posto ci siamo proprio noi italiani per il manifestarsi del primo ceppo virale in maniera drammatica, dopo la Cina.

La rabbia per gli untori si fa sempre più aggressiva, specie nella fascia del territorio Sub Sahariano dove si segnalano numerosi casi di intolleranza non solo verbale, ma anche fisica verso gli europei ai quali vanno compresi anche gli americani.

Un caso assai significativo sulla attuale situazione è ciò che è successo al nostro ambasciatore in Burkina Faso, Andrea Romussi, additato alle folle, è proprio il caso di dire, come untore addirittura dal ministro della salute locale, Burkinabé Claudine Lougué, la quale, ovviamente senza prove, ha accusato il nostro diplomatico di aver contagiato il Paese dopo il suo ritorno dalle vacanze in Italia dimenticando che Romussi era stato in Italia, ma a novembre dello scorso anno ed era risultato positivo al Coronavirus solo  pochi giorni fa proprio nella città di Ouagadougou, capitale dello Stato.

E’ solo un episodio di come stia montando una forma di isteria non giustificata da nulla e lo stesso accade in forme più o meno gravi in Ghana o Camerun.

Il nuovo razzismo africano

A Dar Es Salaam, capitale della Tanzania, la nostra ambasciata ha consigliato ai cittadini italiani che vi risiedono di limitare i propri spostamenti, stare sempre in gruppo e, come succede per chi sta sotto mira di delinquenti, mai fuori dai percorsi abituali. Anche in Sudafrica, vengono riportate dalla stampa locale episodi sempre più numerosi di discriminazione verso i non africani, compresi anche i tanti cinesi che soffrono di questa intolleranza, tanto che il governo di Pretoria ha deciso per ora che tutti gli stranieri non potranno più arrivare all’aeroporto di Johannesburg, mentre la compagnia statale South African Airways ha sospeso tutti i voli internazionali fino a giugno.

Forse l’Africa è solo un campanello d’allarme di ciò che potrebbe accadere in altre parti del mondo se il contagio da Coronavirus diventasse una vera pandemia con numeri veramente tragici in tutte le nazioni.

Un problema per l’umanità, con ricadute ancora inimmaginabili, non solo per il contagio, ma per lo scatenarsi di una crisi economica mondiale senza precedenti ai quali aggiungere invitabili scontri sociali con gravi ripercussioni istituzionali e tutto in un mondo che sta mutando velocemente con forti contraccolpi negli equilibri mondiali.

Come Eduardo De Filippo nella celebre commedia ‘Il sindaco del Rione Sanità’, quando insieme ai suoi ‘assessori’, non sapendo più cosa fare, alzando le braccia al cielo invocava gridando: “Maronna du’ Carmine pensace tu” e forse dovremmo fare anche noi lo stesso, prima che sia troppo tardi.

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