BUROCRAZIA

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La parola della settimana

E’ uno dei termini meno apprezzati e graditi un po’ in tutti gli ambiti sociali e in quasi tutti i paesi del mondo. E’ spesso destinatario di critiche, proteste, analisi impietose, accuse di complicazioni inutili, ritardi, inefficienze, illogicità e via dicendo.

In questa drammatica stagione di pandemia mondiale, che vede il nostro paese tra quelli più colpiti, sentiamo spesso riferimenti a questa sorta di entità inconoscibile e senza forma ma assolutamente invadente e capace di rallentare, rendere inefficace o complicare oltre ogni aspettativa qualsiasi piano d’azione, scelta di decisori siano essi politici, istituzionali, economici e via dicendo. Ci riferiamo a burocrazia, ovviamente. Un termine composito e misto, tra un prefisso di derivazione francese bureau nel significato di «ufficio» e crazia, suffisso di origine greca che indica espressamente la forza, il potere. Basti pensare a termini come democrazia, aristocrazia, meritocrazia, e così via. Come tale è stato coniato intorno al 1750 dall’economista francese  de Gournay].

Il suo significato immediato, per così dire asettico indica il complesso dei funzionarî che, articolati in varî gradi gerarchici, svolgono nello stato le funzioni della pubblica amministrazione. In modo estensivo, descrive l’insieme dei funzionarî di un ente, di un organismo, anche non statale, o specificamene l’apparato dei funzionarî di un partito che, pur non avendo in esso funzioni dirigenziali, ne condizionano in qualche modo la linea di condotta.

Ancora in senso astratto, con questo vocabolo si intende il potere assunto negli stati moderni (o, per analogia, anche in strutture politiche anteriori) dalla massa dei funzionarî, soprattutto come effetto del moltiplicarsi delle funzioni dello stato e degli enti pubblici. O anche l’osservanza esagerata dei regolamenti, soprattutto nella forma esteriore. Non è necessario sottolineare che l’uso della parola, ha in genere implicita un’allusione negativa. 

Di organizzazioni assimilabili a burocrazia si possono ritrovare elementi significativi in epoche remote e all’interno di svariate civiltà (antico Egitto, Impero cinese, Persia e India, Impero romano e bizantino). Tuttavia  – si osserva nel dizionario – il suo significato attuale  e la sua forma più compiuta, è un prodotto del processo di formazione dello Stato, iniziato in Europa nel 16° sec. e costituisce la risposta all’esigenza del sovrano di fondare il proprio potere su un ceto di funzionari alle sue dirette dipendenze. Nella prima metà del 18° secolo la parola va a definire  espressamente e stigmatizzare la potenza crescente dei funzionari pubblici nella vita politica e sociale, che configurava una vera e propria forma di «governo dei funzionari», fra l’altro del tutto inefficiente sul piano dell’amministrazione dello Stato. Negli usi successivi il termine ha in parte mantenuto questa originaria accezione negativa. Nello stesso tempo, tuttavia, la nozione  è diventata una categoria cruciale delle scienze storiche, politiche e sociali. 

Max Weber ai primi decenni del Novecento  ha descritto gli apparati burocratici distinguendoli dalle tradizionali forme di amministrazione del passato perché si fondano, almeno in linea di principio, su una rigorosa divisione del lavoro, sul sapere e sulle competenze, su gerarchie regolate dal merito e da precisi meccanismi di carriera e, ancora, su un complesso di norme scritte che tendono a vincolare il funzionario a una condotta tipicamente impersonale e formalistica. Ancora, parlò di processo irreversibile di burocratizzazione universale, che tendeva a imprigionare gli uomini in una rete di regole minuziose e a sottometterli alla potenza anonima, irresponsabile e ogni giorno più necessaria degli apparati burocratici. Ciò costituiva, a suo giudizio, un enorme pericolo per il futuro della libertà e della democrazia nel mondo contemporaneo: un pericolo che si sarebbe ulteriormente acuito con l’eventuale trionfo del socialismo, veicolo di una burocratizzazione integrale della politica, della società e della stessa economia.

Sappiamo che la Storia si è evoluta in modo differente da quello immaginato, il socialismo non ha prevalso ma la burocrazia ha proseguito il suo cammino senza ostacoli divenendo parte integrante del sistema di potere della maggior parte degli stati moderni costituendo anche se con gradazioni differenti una sorta di stato nello stato, una struttura composita ed articolata in grado di interferire nei processi decisionali ad ogni livello. Rimanendo refrattaria ad ogni tentativo di riforma o di riduzione delle sue competenze. In giorni che viviamo, i programmi per la ripresa del dopo pandemia, gli interventi immediati, le drammatiche esigenze del sistema sanitario, la quotidianità delle stringenti misure sociali, rischiano in vario modo e già stanno subendo gli effetti di gangli burocratici a volte inimmaginabili. Un problema in più in un dramma che richiederebbe velocità e prontezza di intervento, semplificazione pur nel rispetto della legge. Nell’epoca dello smart working  e del telelavoro promosso ad ogni livello forse una piccola rivoluzione potrebbe rovesciare la situazione e lo stato di necessità far premio sulla consueta complicazione affari semplici cui siamo abituati da decenni. E’ una speranza, certo flebile, ma pur sempre una speranza!

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