LA PERCEZIONE DEI DIRITTI MUTA CON IL CAMBIO GENERAZIONALE

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Credo che il passaggio dalle parole scritte (l’epoca Gutenberg, durata 500 anni), all’epoca Zukenberg (della quale solo da poco intravediamo lo sviluppo), non marca solo un passaggio generazionale, ma antropologico. Oggi le differenze culturali e comportamentali, fra un giovane di 30 anni e un bambino di dieci sono molto più profonde che quelle con il padre di 60 anni. Negli ultimi venti anni, la media delle pagine dei libri nel mondo è diminuita del 6 per cento. Il tempo di attenzione di un bambino, si è ridotto a 18 secondi. E mentre lo scrolling nel mondo virtuale è possibile (anzi, la norma) fare uno scrolling della realtà ogni 15 secondi è impossibile. Di conseguenza la generazione che viene si rifugia sempre più in un mondo virtuale. È un mondo costruito su misura: mi iscrivo a una comunità di affini, con cui mi identifico. Sta sparendo il dibattito interpersonale. Sulla rete, se si incontra un diverso, ci si insulta. Quando si esce da scuola, si parla di sport, di spettacolo, mai di nulla di sostanziale. Per quello, aspetto di essere a casa ed entrare nel mio mondo. Mi sento più ad agio con qualcuno che vive magari a migliaia di chilometri, che con il vicino di banco. Tanto, se mi va bene, lo metto nel mio gruppo nel web…

Ovviamente questa mancanza di interazione non è solo riduttiva per il respiro culturale della generazione che viene.

Ha anche un profondo impatto nella democrazia e nei valori sociali. Ad esempio, la povertà, le ingiustizie sociali, la corruzione son considerate dalla grande maggioranza dei bambini dei fenomeni naturali. Dalla fioritura dei libri, resi possibili con la scoperta di Gutenberg, ogni generazione voleva cambiare il mondo che lo circondava. Oggi, mediamente, soni rari i Paesi nei quali la partecipazione al voto dei giovani supera il 33%. Non è solo la mancanza di coscienza politica: basta un idolo con cui identificarsi (oggi non ce ne sono in giro), come Greta Thunberg, per vedere una attiva partecipazione (sulla quale la rete si scatena con insulti, teorie cospirative e fake news). È che i giovani non credono più nel SISTEMA politico, che in questi giorni il coronavirus dimostra incapace a reggere sfide globali. Ma è dalla caduta del Muro di Berlino (1989) che tutto il sistema politico ci ha educato a credere che il mercato è l’unica base su cui costruire cammini individuali e comuni (TINA, there is no alternative della Thatcher, la quale teorizzava che la Società non esiste). La sinistra storica ha perso la sua identità, entrando con entusiasmo nella Terza Via di Tony Blair: il neoliberalismo è inevitabile, cavalchiamolo dandogli un volto umano. Se gli operai votano a destra, dov’è la forza ed il fascino delle utopie, che da sempre sono state i motori dei giovani?

Alcuni credono che il coronavirus dimostra che lo stato è insostituibile, che il mercato non basta, e che si sta riscoprendo la solidarietà, la cooperazione internazionale, ed il valore delle istituzioni. Se questo funzionasse, avremmo una inversione di rotta di tutta la società, ed anche della nuova generazione. E poiché la teoria del mercato

come cammino senza alternative, con uno stato al minimo, che deve tagliare tutto ciò che non ha riscontri produttivi a breve termine (quindi ricerca, educazione e sanità), e che deve lasciare sempre la priorità al settore privato. È triste ma il governo Renzi è quello che ha più tagliato la sanità, mentre si trovavano 20 miliardi di euro per salvare quattro banche. Al contempo, tutto il bilancio per i giovani, era di 1 miliardo…

Forse, la crisi aiuterà a “non spegnere il cervello”. Ma il vero problema resta come la interpreteranno la nuova generazione. Per la mia, il diritto alla privacy era fondamentale, e tutti abbiamo letto il Grande Fratello di Orwell. Ma gli adolescenti (e soprattutto le adolescenti), gareggia a riprendersi nudi, o in pose erotiche. Del trittico di valori con cui che la Rivoluzione francese aprì il cammino allo stato moderno, pochi conoscono le parole “fraternitè” ed “egalitè.”  Molto radicata è invece la “libertè”, ma nel senso di spazio personale, slegato da doveri. Abbiamo urgente bisogno dei contributi dei giovani ad una società migliore. Se il coronavirus operasse portasse tutti a riflettere, ed a cambiare di direzione, avremmo la prova che i vecchi proverbi (che oggi pochissimo conoscono), erano la saggezza del popolo: Non c’è mal con cui ben non venga….

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