MEGHAN E GLI ELEFANTI

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La famiglia degli elefanti”, sembra la solita fiaba per bambini, ma, come tutte le favole disneyane, nasconde una malcelata metafora.

Questa volta pare proprio dedicata  alla “royal family” da chi non ha  perdonato gli “augusti parenti” di averle negato un permesso che l’avrebbe di sicuro resa miliardaria.

Il branco degli elefanti è guidato da una matriarca, una regina indiscussa, la più anziana: saggia, preparata, modello per tutti  che la seguono diligentemente, soprattutto quella destinata a diventare la futura guida. A margine del gruppo esiste una figura femminile poco considerata, meno rispettosa delle regole che, a volte, allontanandosi degli altri, potrebbe fare una brutta fine,  restando impantanata nel fango. Esistono anche cuccioli disobbedienti e un po’ dispettosi, tenuti d’occhio da tutti, soprattutto da coloro destinati alla difesa della ‘ciurma’. Esiste anche una particolare anziana che, ambiziosa e un po’ invidiosa,  non è mai assurta ad incarichi importanti.

In questa  metafora-piramide matriarcale, i maschi occupano ruoli secondari e la loro immagine è sempre un po’ ‘annacquata’ da quella delle loro compagne.

Delle femmine infatti  si studia l’aspetto, il portamento, il sorriso, il trucco, l’abito e gli accessori, criticando l’abbigliamento se è troppo costoso e biasimandolo se poco regale e troppo modesto.

Secondo alcuni osservatori della ex coppia reale, la scelta di questo documentario, come primo lavoro nella sua nuova veste di doppiatrice, per la ex attrice Meghan Markle non è casuale, ma ben studiato a tavolino.

E’ un chiaro messaggio alla sua nonna acquisita, regina d’Inghilterra, che guida tutta la famiglia, china al suo volere; alla sua non amata cognata Kate che non sbaglia mai un “colpo”, preparandosi più che diligentemente a diventare regina; a sua suocera Camilla che non è mai riuscita ad avere una ruolo preciso nella famiglia; a Carlo e William che appaiono sempre come figure marginali rispetto alle loro donne; ai piccoli George, Charlotte e Louis, simpaticamente sbarazzini, anche nelle occasioni più formali. E poi c’è lei, la duchessa di Sussex, mai totalmente accettata dal branco, che all’inizio si è  aggrappata al braccio del suo cavaliere, fingendo una  apparente timidezza che, lavorando nell’intimo, ha portato il partner sempre di più verso i suoi obiettivi, allontanandolo dalla “mandria”.

Eh, si, sei stata brava Meghan!

Peccato tu sia poco credibile nella veste di “influencer attivista” sociale. Hai voluto legare la tua immagine all’associazione Elephants Without Borders che, in Botswana, si dedica alla protezione dell’habitat degli elefanti, ma il jet privato con cui ti muovi, anche per brevi tratti, non è poi così rispettoso dell’ambiente e  i collaboratori domestici che spesso abbandonano i loro incarichi, anche se ben retribuiti, non denotano un grande rispetto per la natura e per gli umili.

Agli amatori che  in questo lavoro hanno voluto esaltare la ex principessa definendola una vera attrice, si oppongono coloro che dichiarano “anonima e fastidiosa” la vocetta della speaker (così la considerano), affermando di non voler essere nei panni del piccolo Archie quando la mamma gli legge una favola.

“Forse sarebbe stato meglio se la duchessa avesse continuato a fare la “working royal!!”, hanno drasticamente concluso.

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