L’ESEMPIO PORTOGHESE

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Una Repubblica travagliata, nata nel 1974 dalle ceneri di una dittatura durata oltre mezzo secolo che aveva relegato il paese in un cono d’ombra offuscando il suo passato glorioso. Uno Stato povero che, in questi giorni di piena emergenza sanitaria mondiale, sta rappresentando un modello di gestione della crisi invidiato da molti paesi europei. Il Portogallo, con una politica mirata, imposta e gestita con coraggio dal Premier socialista Antonio Costa, sta fronteggiando con successo l’epidemia di Covid-19 nonostante le esigue risorse a disposizione della sanità pubblica. Merito del Governo di Lisbona che ha deciso il lockdown generale appena le avvisaglie della pandemia hanno iniziato a mietere le prime vittime nel Vecchio Continente. Una decisione che a molti cittadini portoghesi inizialmente è parsa avventata e che invece si è dimostrata decisiva per il controllo della diffusione del virus. Il paese lusitano infatti con i suoi 10 milioni di cittadini, un numero di poco inferiore rispetto agli abitanti della Lombardia, ha fatto registrare finora meno di mille vittime su 24mila contagiati. Dati che appaiano incredibili se si pensa che nella nostra regione più colpita i casi registrati sono stati circa 75mila con oltre 13mila decessi. Una differenza, dovuta anche al fatto che il nostro paese è stato tra i primi ad essere invaso dal micidiale virus, senza dunque poter contare su modelli di contenimento già sperimentati da altri partner dell’Unione. Anche le condizioni climatiche del Portogallo, contraddistinte da una costante brezza atlantica che ha contribuito a limitare l’inquinamento atmosferico, fattore determinante secondo molti scienziati per la propagazione dell’epidemia, hanno avuto un ruolo decisivo. Acclarato ciò, è indubbio che la strategia di contenimento decisa dal Premier Costa, imposta anche contro la volontà di alcuni ministri del proprio esecutivo, è stata decisiva. Come attesta la dichiarazione del leader del maggior partito d’opposizione di centro-destra, il social-democratico Rui Rio. L’ex sindaco di Porto ha elogiato pubblicamente la decisione di Costa di fermare in paese: “la minaccia che dobbiamo combattere esige unità, solidarietà e senso di responsabilità, il Governo in questo momento non è l’espressione di un partito avversario ma la guida dell’intera Nazione che tutti abbiamo il dovere di aiutare”. Un atteggiamento che gli è valso il plauso di molti leader europei, distante anni luce dalle esternazioni quotidiane dei principali rappresentanti dei partiti d’opposizione italiani, intenti più a guadagnare consenso che a guardare al bene generale del paese. Ma c’è un’altra misura approntata dal Primo Ministro di Lisbona che ha inciso in maniera decisiva sul contenimento della pandemia: la decisione di regolarizzare, seppur a tempo, migliaia di migranti clandestini, in modo da consentire anche agli emarginati di accedere alle cure del servizio sanitario nazionale, limitando così il rischio di propagazione del virus e la creazione di nuovi focolai. Una strategia adottata dal solo Portogallo, ma che è ora allo studio di altri paesi che vorrebbero ottimizzare questa forza lavoro in quelle mansioni, come la raccolta dei beni agricoli, punto carente della filiera agro-alimentare.

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