ASSISTENTE

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La parola della settimana

La parola sulla quale si sofferma questa riflessione è di quelle che appaiono all’improvviso nella cronaca e occupano per giorni le prime pagine oltre ad essere motivo di polemiche politiche e sociali. Una fiammata che consente di porre l’attenzione su di essa mentre normalmente altro non sarebbe che un termine in uso comune e senza particolari caratteristiche. Il casus, generato dall’emergenza pandemica che interessa il nostro paese come gran parte del mondo, ha assunto particolare rilevanza in questi giorni per la proposta di esponenti del governo di istituire durante l’emergenza una figura di supporto sociale per contribuire al rispetto delle misure complesse necessarie per il contenimento del virus. Proposta che ha provocato reazioni anche all’interno dello stesso esecutivo.   

Dunque, il vocabolo in questione, assistente. Con esso si indicano titolari di varie attività professionali o a queste assimilabili, che si esplicano in un’opera di “coadiuvazione” tecnica con il titolare o responsabile principale dell’attività stessa. Nell’uso comune, la parola è anche sinonimo di aiutante, coadiutore e via dicendo. Così nell’edilizia il capomastro che, nelle costruzioni, coadiuva il direttore dei lavori curando l’esecuzione degli ordini dati da questo e svolgendo opera di sorveglianza sugli operai; l’operatore, in cinematografia, che coadiuva l’operatore di ripresa o l’aiuto operatore; o ancora l’assistente alla regia ovvero il coadiutore del regista in lavori cinematografici e televisivi. Si parla anche di assistente di scena ossia chi, in uno studio televisivo, è responsabile del materiale scenico. E così anche di assistente ospedaliero (medico o anestesista ad esempio) nel caso del sanitario che coadiuva il primario e l’aiuto in tutte le loro attività.

Il ruolo e il significato di assistente si estende ad una vasta congerie di ambiti. Così in vari uffici governativi è il titolo attribuito agli impiegati d’ordine (come, per esempio, nelle biblioteche); o ancora la qualifica degli impiegati d’ordine in ditte private. Nelle università e negli istituti superiori era (fino al D.P.R. 11 luglio 1980, che ha dichiarato a esaurimento questo ruolo, aprendo quello dei professori associati) il titolo del personale che coadiuvava i professori nella ricerca scientifica e talora anche nell’attività didattica limitatamente alle esercitazioni: potevano essere nominati a seguito di pubblico concorso per esami e titoli; o nominati su proposta del professore titolare della cattedra, in temporanea sostituzione degli assistenti ordinari.

Nella Chiesa cattolica, con assistente si indicano varie attribuzioni. Come nella liturgia il chierico maggiore che partecipa alle funzioni ecclesiastiche. Nel diritto canonico, il consigliere dei superiori generali di ordini o congregazioni religiose. Si parla anche di assistente ecclesiastico per il sacerdote nominato dall’autorità ecclesiastica per rappresentarla presso le associazioni e per dirigere e promuovere la formazione religiosa di soci e dirigenti. C’è poi l’assistente al soglio, titolo onorifico concesso a dignitari ecclesiastici e a laici nobili, connesso a particolari funzioni nell’ambito della corte pontificia. 

Tra i molteplici significati anche quello di titolo di persone che, professionalmente o no, esplicano opera di assistenza nel campo religioso, sociale e culturale. Non manca poi il valore quale qualifica professionale di persone che esplicano la loro attività prestando assistenza nei confronti di terzi. Infine, nel linguaggio notarile, il termine è tuttora usato nel senso di testimone.

Abbiamo fatto riferimento alla figura dell’assistente cosiddetto “civico”, annunciato da alcuni esponenti del governo in sintonia con richieste venute dagli amministratori locali in difficoltà per il controllo della fase due, ovvero la progressiva riapertura del paese, delle città; momento particolarmente rischioso per il pericolo immanente di una nuova ondata pandemica. Idea non particolarmente originale certo, facendo riferimento al volontariato e alla protezione civile. Ma assolutamente eccentrica rispetto al significato concreto che la funzione dovrebbe assumere in concreto: una vera e propria vigilanza sui comportamenti individuali e collettivi molto, forse troppo vicina, alle prerogative delle forze dell’ordine delle quali tuttavia non avrebbero i poteri. Il rischio immanente è che un numero imponente, si parla di 60 mila persone, si trovino ad esercitare forme di sorveglianza – ancorché in un mix di supporto, aiuto come prevederebbero le norme istitutive – sui propri concittadini, comprimendo ulteriormente i diritti di libertà già fortemente condizionati dal “lockdown” e dall’ancora presente divieto di circolazione fuori regione e tra regioni. Non solo, è facile immaginare la complessità di rapporto con le forze del’ordine e l’oggettivo aggravio per queste ultime prodotto dalle segnalazioni degli “assistenti”. C’è anche un altro profilo quanto meno critico. Prevedere strutture, “corpi”, organismi, che si affianchino alle forze dell’ordine fa tornare la mente a stagioni da non ripetere, quando i legittimi organi dello stato sono stati in sostanza affiancati, sminuiti se non esautorati, da nuove strutture sovrapponendone in realtà le competenze. Non è certamente questo l’intento di questa iniziativa, forse si fa un gran polverone sul nulla, ma è sempre bene non scherzare su chi difende la nostra libertà e vigila sui nostri doveri e diritti. Per il bene della democrazia. La fase difficile che stiamo attraversando, la crisi sociale in atto, la riduzione delle libertà per via amministrativa ancorché in stato di emergenza sanitaria, non deve per alcuna ragione prestarsi ad esperimenti di qualsiasi natura, anche con le migliori presunte intenzioni. Forse l’intera questione dovrebbe essere ben valutata, data anche la criticità emersa nello stesso governo!

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