Gli artisti de Il San Carlo di Napoli ai tempi del coronavirus

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La domanda stimolante: è la società ad essere rappresentata dalla musica e dall’arte o sono la musica e l’arte ad ispirare e orientare la società?

Se la seconda proposizione appare bisognosa di dimostrazione, al contrario, il fatto che l’espressione artistica sia uno specchio della società non è sempre vero. Basti considerare come nei periodi di forte crisi l’arte abbia ugualmente potuto volare alta: si rammenti ad esempio il “Rinascimento Strozzato” del Petronio, nel quale il massimo florilegio artistico contrastava la generale decadenza sociale; ricordiamo il filone del Neorealismo, che vide il cinema italiano affermarsi nel mondo nonostante la povertà dei mezzi a disposizione. Il noto motto confuciano, “per conoscere un popolo, ascolta la sua musica”, pur sacrosanto, va evidentemente interpretato e letto in relazione al contesto sociale, politico ed economico. Le creazioni artistiche più popolari e quelle che godono del maggior sostegno economico non son sempre le più indicative delle condizioni e del sentimento autentico di un popolo.

Invertendo il ragionamento, dall’arte come emanazione del sociale all’arte come spinta all’elevazione individuale e collettiva, poniamo a postulato che dietro la struttura sociale vi sia un substrato interiore comune che ne anima il sentire e le scelte. Il compito della musica e dell’arte in genere è anche quello di vivificare continuamente quella parte nascosta dell’anima che deve uscire fuori (“jesce fore”, “vieni fuori!”, imperativo in napoletano), quello di ricordare l’importanza del mondo interiore per la salute dell’individuo e della società, così che l’atto artistico venga vissuto non solo come consolazione ma come momento di unione e di rigenerazione.

Quando e come l’universo dello spettacolo italiano riuscirà a superare questa battuta d’arresto è difficile prevederlo. “Jesce fore” è il progetto di un gruppo spontaneo di artisti del Teatro San Carlo di Napoli, coordinati dal M° Riccardo Fiorentino, che si propone di tenere alto il livello di attenzione di tutti, istituzioni e cittadini, sull’ipoteca che pesa sul presente e sul futuro del mondo della lirica napoletano ed italiano. L’obiettivo è difendere l’arte con l’arte.

Il nome del progetto trae spunto dall’incipit della più antica melodia napoletana, “Jesce Sole”, invocazione al sole delle lavandaie del Vomero nonché rituale di pulizia e rigenerazione, augurio di ripresa e rinascita.

La prima produzione del progetto Jesce Fore sarà un breve concerto spettacolo a porte chiuse. Il programma inizierà con la “Taranta di Primavera”, tarantella su musica originale del M° Riccardo Fiorentino e testo in Napoletano classico del Prof. Daniele Ventre, notissimo per le traduzioni isometriche di quasi tutto il repertorio epico e lirico greco antico. I professori d’orchestra, gli artisti del coro e i ballerini del teatro San Carlo si esibiranno nella cornice di siti storici prestigiosi per rialzare il sipario ed accendere i riflettori, oltre che sull’arte, sulla bellezza del nostro paese. Presteranno il loro contributo insostituibile il cantante M° Nando Citarella, esperto di tradizioni popolari del Sud Italia, e il tammorraro M°Francesco Manna. L’evento verrà registrato con la regia del M° Giordano Affolti che ne amplificherà i contenuti con soluzioni originali e li completerà con immagini del backstage. Si ringrazia caldamente Domenico Abbate per la sua partecipazione alla realizzazione del progetto.

Turnarrann’e musicante,juoche e nnote e bballe e ccante

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