Lavorare in vigna? C’è spazio per tutti!

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Lavorare in agricoltura, non un ripiego ma una scelta. L’appello di Marco Simonit

Al cospetto di un cambiamento a dir poco epocale e di fronte ad una crisi strutturale e di sistema che l’economia nazionale – ma anche mondiale – sta subendo in questa drammatica stagione della pandemia a causa della quale sostengono in molti “nulla sarà più come prima”, pensare già a quel dopo, ai mutamenti anche drastici nei comportamenti e nelle scelte da fare, è certamente preferibile. Preferibile al solo lamento, alla protesta, alla richiesta di aiuti “a fondo perduto”, dimenticando che il nostro popolo è fatto di gente che ha saputo e sa sacrificarsi per un fine più alto e per un futuro più concreto e saldo.

Nel settore agricolo, in quel settore definito primario nelle analisi economiche, nel senso letterale che esso viene prima per l’assunto elementare del “primum vivere (ovvero nutrirsi), deinde philosophare”, ossia a pancia piena si ragiona e meglio, le necessità di un futuro ancora da delineare sono già evidenti e consistono nel basilare apporto umano al lavoro nei campi, da troppo tempo considerato residuale nel mondo globalizzato e delle specializzazioni settoriali e territoriali decise da logiche di mercato e di pura opportunità.

Ecco perché tra i molti che ragionano su questo, ci sembra utile l’appello che viene da un esperto del mondo vitivinicolo, settore di punta del made in Italy e che come tutti i settori agricoli soffre in questi mesi la carenza di mano d’opera da molti decenni affidata all’immigrazione.

“Italiani, volete lavorare in vigna? Preparatevi, imparate, c’è lavoro per tutti!” Queste le parole a loro modo essenziali e non retoriche ma fondate sul lavoro diretto, di Marco Simonit, CEO di Simonit&Sirch Vine Master Pruners, che interviene nel dibattito suscitato dalla notizia che Martin Foradori Hofstätter, famoso vignaiolo di Termeno, ha addirittura dovuto noleggiare un aereo per far arrivare dalla Romania un gruppo di lavoratrici specializzate nel lavoro in vigna, non trovando personale altrettanto competente in Italia.

Un nodo cruciale ed indicativo delle storture economicistiche del sistema in generale. “Il problema sta emergendo in modo drammatico in questo momento di pandemia, che ha bloccato le frontiere – dice Marco Simonit – la natura non si ferma, le aziende hanno bisogno di manodopera preparata e specializzata nelle vigne e non la trovano in Italia, perché gli italiani snobbano questi lavori, nonostante si parli tanto di ritorno all’agricoltura, di lavoro green eccetera.”

“Dal 2009 dal canto nostro abbiamo aperto la Scuola Italiana di Potatura della Vite ed ora i corsi sono anche on line – specifica – Per chi vuole imparare un lavoro qualificato, e quindi anche ben retribuito, ci sono tutti gli strumenti per poterlo fare. Da anni stiamo formando squadre di manodopera specializzata per le principali aziende vinicole del mondo, che ricorrono alla nostra consulenza perché sono ben consapevoli che il lavoro nei vigneti (che sono il loro grande patrimonio) non può essere affidato a personale impreparato. ”

“Si sostiene che dopo questa pandemia bisognerà ripartire dalla terra e dall’agricoltura, che torneranno centrali, e io sono pienamente d’accordo – prosegue Simonit –  ma gli italiani sono assenti. Bisogna ricreare un “saper fare in vigna” che stanno perdendo e che viene quindi necessariamente affidato a stranieri. Cosa che ad esempio non succede in Francia, dove le capacità in vigna sono altrettanto importanti di quelle in cantina, e il personale addetto ai lavori agricoli è locale, ha una grande esperienza e preparazione ed è un valore aggiunto di un’azienda. “

“Voglio essere chiaro – la conclusione diretta –  non è solo una questione di emergenza post Covid 19, ma un discorso più generale e molto serio, che va affrontato una volta per tutte. Per creare un vero Made in Italy del vino, bisogna ripartire da qui, riprendendo a lavorare fra i filari. Un lavoro sostenibile, local, senza impatto ambientale, sano perché fatto all’aria aperta e, in questi tempi, anche sicuro perché è facile mantenere il distanziamento. Non posso che ribadire: preparatevi, imparate. Nelle aziende vinicole c’è lavoro fin che ne volete!”

Una sfida che non riguarda soltanto le persone, ma il Paese e che da un settore di eccellenza come quello di cui si parla, ma fatto di duro lavoro e di fatica diretta potrebbe avere grande vantaggio. Una sfida che riguarda quel settore primario a tutto campo. Parole simili sono state usate in tutti i comparti agricoli da nord a sud alle prese con gli stessi nodi, gli stessi problemi!

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