Non si deve poter brevettare la “vita” e i vaccini devono essere un bene pubblico per tutti

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Campagna mondiale per il vaccino gratuito e “patent free

La corsa al vaccino anticoronavirus non è una corsa sana, né giusta. I grandi media ne parlano con enfasi come se si trattasse di un campionato mondiale di calcio.

Questa corsa non ha però come obiettivo la salute di miliardi di persone, ma la conquista del brevetto sul vaccino; e l’accaparramento di miliardi e miliardi di euro.La priorità sono i miliardi di euro non i miliardi di persone.Le persone sono solo uno strumento per il guadagno. 

Paul Hudson,  capo della Sanofi, terza principale impresa mondiale del settore della salute in termini di fatturato (34,5 miliardi di euro nel 2018), l’ha spiegato  in maniera chiara e senza mezzi termini il 14 maggio scorso a) affermando che se la sua impresa trovasse un vaccino contro il Covid-19  servirebbe in priorità gli Stati Uniti e b) invitando  le autorità dell’UE ad  essere “altrettanto efficaci quanto le autorità omologhe americane” nell’opera di “semplificazione delle  procedure regolamentari” (praticamente chiedendo: massima libertà d’azione per le imprese).

Negli Stati Uniti, le imprese farmaceutiche godono della libertà di fissare i prezzi per i loro prodotti più che in qualsiasi altra parte del mondo. 

E qui sta il duplice nocciolo della questione.

Primo: Sanofi rivendica la libertà delle imprese di decidere per chi, dove e come organizzare l’accesso al vaccino.

Secondo: il criterio chiave di selezione delle priorità è il rendimento finanziario. Il vaccino sarà destinato in priorità in favore delle categorie sociali e dei paesi dove il rendimento sarà più elevato.

Ricordiamo che Sanofi è considerata una delle imprese con il reddito più elevato del settore. Nel solo 2018 ha distribuito ai suoi azionisti più di 3,7 miliardi di euro di dividendi! Oggi, secondo questo criterio, gli Stati Uniti e i suoi futuri cittadini da vaccinare e da curare rappresentano il mercato potenziale più sicuro per un rendimento più elevato.

Gli Stati Uniti sono in guerra contro l’OMS e si opporranno con forza ad ogni tentativo di regolamentazione mondiale in materia per difendere la tutela dei brevetti privati a scopo di lucro sui vaccini (sull’essere vivente in generale).

L’UE, di contro, è invisa al capo della Sanofi.  

La Commissione europea, il Parlamento europeo, la Francia, la Germania, l’Italia  e altri paesi extra-europei, pur non mettendo in discussione che possano essere rilasciati uno o più brevetti, parlano di un vaccino comune mondiale anticoronavirus.

Addirittura, un appello firmato il 19 maggio scorso da alcune decine di capi di Stato e di governo e da molti ministri dell’Africa e di altri paesi del mondo richiede che il futuro vaccino venga considerato “un bene pubblico mondiale”!

Ce n’è abbastanza, a parer suo (Hudson), per mettere le mani in avanti e … minacciare. 

La sua dichiarazione pubblica non è stata un’uscita sconveniente e inopportuna, ma una dichiarazione deliberatamente voluta e meditata.

“Il mercato” della salute è troppo importante e determinante per il futuro delle imprese farmaceutiche  per lasciarselo sfuggire nel nome del diritto alla salute degli abitanti della Terra o, peggio ancora, nel nome di un’etica buonista di facciata da parte dei leaders politici europei tradizionalmente sostenitori dell’economia capitalista di mercato globale, come Macron, Merkel, Conte,  Johnson … si ricordi che solo un quarto (25 mila) degli occupati su scala mondiale (più di 100.000) della Sanofi si trovano in  Francia.

La posizione della Sanofi, largamente condivisa dalle altre imprese multinazionali, è inaccettabile; essa sostiene la sudditanza della scienza al servizio degli interessi economici (finanziari) e di potere (armamenti, logiche di guerra, controllo poliziesco). La proprietà privata a scopo di lucro dei brevetti sul vivente e sull’intelligenza artificiale non è una cosa buona né giusta. 

Mantenerla in un contesto di grave pandemia mondiale e di grandi ed intollerabili disuguaglianze in seno alla popolazione mondiale dove se nulla cambia c’è il rischio che nel 2030, secondo l’OMS,  più di 5 miliardi di persone non disporranno di una copertura sanitaria, è un crimine contro l’umanità. 

Cher fare?

Prima misura

Anzitutto mantenere forte la pressione sull’opinione pubblica mondiale (e dei parlamenti) sulla necessità che i medicinali, i test, i vaccini devono essere trattati come beni pubblici mondiali, fuori mercato, sotto la responsabilità non delegata a terzi, anche finanziaria (da qui la gratuità) da parte della collettività, su basi partecipative dei cittadini decentralizzate.

Occorre mettere fine ai monopoli sui medicinali, i prodotti di diagnosi, i vaccini. Bisogna liberare l’OMS dall’influenza dei lobbies industriali e commerciali e delle potenze statali. È tempo di liberare la scienza e l’economia dalla finanza predatrice e dalla guerra.  I brevetti privati a scopo di lucro sono lo strumento di espulsione dello Stato di diritto dal governo della vita.

Seconda misura

Aprire una sessione straordinaria del Tribunale Russell sui crimini della guerra economica nel campo della salute e in particolare sui rischi di crimini contro l’umanità nella prevenzione e cura della pandemia  COVID -19. Le guerre sono soprattutto dovute alle guerre per la supremazia economica su mercati mondiali.  Il compito di questa sessione sarà d’investigare su come i diritti alla salute di tutti gli abitanti della Terra sono negati o non sono garantiti nella lotta contro il COVID-19 in nome del profitto e della “sicurezza sanitaria” così detta “nazionale”, ma in realtà dei ceti sociali privilegiati.

Terza misura

Senza aspettare che i rischi menzionati si verifichino annullare, con un accordo generale tra Stati, oppure su basi nazionali e plurinazionali, l’attribuzione di brevetti sull’insieme degli strumenti di lotta contro la pandemia COVID-19. 

L’abrogazione di brevetti è già intervenuta nel passato, per esempio in Brasile (sotto la presidenza di Lula con esiti molto positivi per la popolazione) o negli Stati Uniti. Una forma più soft, ad hoc sarebbe la “licenza obbligatoria”, cioé l’imposizione fatta all’impresa detentrice del brevetto di concedere la licenza di uso del vaccino.

Il limite di questa formula (come anche di quella della “licenza volontaria” da parte delle imprese) è che non elimina la causa strutturale dei problemi, il brevetto.

Quarta misura

Proposta minima e a corto termineCiriferiamo ad una proposta già avanzata da alcune ONG nel 2010 e chiamata «Medecines Patent Pool» in favore dei paesi del Sud consistente nel mutualizzare le conoscenze creando un pool comune nel quale sarebbero raccolti i brevetti, i segreti di fabbricazione, i finanziamenti eventuali … sotto la responsabilità di un organismo pubblico internazionale indipendente.

Le imprese detentrici dei brevetti darebbero il loro consenso affinché dei fabbricanti di medicinali generici dei paesi del Sud possano produrre e distribuire i trattamenti localmente. Si tratta di un piccolo passo in avanti, da realizzare in mancanza di meglio!

In realtà, i benefici attesi per le popolazioni locali potrebbero essere importanti, ma il dispositivo non contribuirà a risolvere il problema delle capacità autonome di sviluppo sanitario di detti paesi. La loro dipendenza dalle potenti imprese multinazionali private resterà determinante. 

Se l’obiettivo mondiale è la promozione e la salvaguardia del diritto alla salute di tutti gli abitanti della Terra, la prima misura è il punto di partenza, come il disarmo lo è per l’obiettivo della pace, e la sicurezza sociale generale per lo sradicamento dei fattori strutturali dell’impoverimento.

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di Riccardo Petrella, Roberto Savio, Reinaldo Figueredo
gli autori sono rispettivamente: Professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio, Belgio; Presidente di Other News, Italia; ex ministro della Presidenza e ex ministro degli affari esteri, Venezuela.

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