GIORNATA MONDIALE PER L’AMBIENTE 2020

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Si è celebrata venerdì scorso la 47esima edizione
della Giornata Mondiale per l’Ambiente, la festività
dedicata alla tutela del pianeta e alla consapevolezza
delle tematiche ambientali. Un appuntamento che ha
avuto uno scarso rilievo sui mezzi d’informazione,
impegnati a raccontare i drammi quotidiani della
pandemia Covid-19 e delle emergenze sociali ed
economiche sempre più devastanti. Eppure, mai come
quest’anno, l’iniziativa promossa dalle Nazioni Unite
dal 1974, avrebbe dovuto avere un’eco internazionale
ed incidere profondamente sui comportamenti
personali e sulle strategie di governi e multinazionali
riguardo alla tutela del ecosistema terrestre, sferzato
da anni di sfruttamento e di sviluppo senza regole.
Aldilà delle teorie complottiste sull’origine del virus, è
acclarato che la diffusione della pandemia è stata
agevolata da una globalizzazione di persone e merci
cresciuta esponenzialmente nell’ultimo decennio, che
ha portato la terra sull’orlo del disastro. Una corsa
forsennata, che ha sconvolto la capacità del pianeta di
rigenerarsi. Aumento demografico, deforestazioni,
pesca intensiva, emissione di CO2 nell’atmosfera, solo
per citare le catastrofi in cima a questa hit-parade

degli orrori. Recentemente in Siberia si è verificato un
disastro ecologico che sta contaminando il Mare
Artico con conseguenze gravissime per tutto
l’emisfero nord. Il 29 maggio scorso oltre 20 milioni
di tonnellate di diesel si sono riversate nel fiume
Ambarnaya, il più grande sversamento di idrocarburi
dall’affondamento della petroliera Exxon-Valdez in
Alaska nel 1989. Una tragedia che ha portato il
Presidente russo Vladimir Putin a dichiarare lo stato
d’emergenza in tutta la regione. Un provvedimento
che purtroppo non sarà sufficiente ad arginare la
marea nera, con conseguenze nefaste per migliaia di
specie viventi. Un disastro ancora maggiore è quello
che riguarda il disboscamento della foresta
amazzonica in Brasile, indispensabile per compensare
le emissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Un
crimine che ha nel Presidente brasiliano Jair
Bolsonaro il maggior responsabile, con la sua politica
tesa ad incentivare il lucroso traffico di legname e la
conseguente creazione di aree dove sia possibile la
coltivazione intensiva di prodotti agricoli. Altrettanto
grave è il continuo sfruttamento delle risorse del
sottosuolo in diverse aree del pianeta. Un saccheggio
che sta contaminando le falde acquifere di intere
regioni, compromettendo la vita delle comunità che le
abitano, costringendo migliaia di persone ad un esodo
verso territori più sicuri. Tornando alla Giornata
Mondiale dell’Ambiente 2020, l’assemblea delle
Nazioni Unite ha voluto dedicare l’appuntamento di
quest’anno al tema del commercio illegale di animali
selvatici. Go Wild for Life è lo slogan scelto dagli
organizzatori, che mirano ad una sensibilizzazione
globale che porti i cittadini del pianeta a lottare per la

salvaguardia delle specie a rischio d’estinzione.
Particolarmente grave la situazione degli
orangotango, il cui numero si è dimezzato negli ultimi
50 anni a causa della distruzione del loro habitat
naturale. Anche la caccia agli elefanti, il cui avorio è
particolarmente ricercato sia per la creazione di
oggetti sia per presunti effetti terapeutici, è al centro
del monito delle Nazioni Unite. Si potrebbe
continuare enfatizzando i rischi della pesca intensiva
di balene o lo sterminio sistematico di rinoceronti o di
tartarughe marine, la lista è purtroppo lunga. Secondo
il Segretario del Palazzo di Vetro Ban Ki-moon è
urgente la creazione di un protocollo che entro il
2030 porti la comunità internazionale a “proteggere,
rispettare e promuovere l’uso sostenibile degli
ecosistemi terrestri, ed in particolare gestire in modo
consapevole le foreste, contrastare la desertificazione
e arrestare ed invertire il degrado dei suoli, fermando
la perdita di biodiversità”.

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