IL LATO OSCURO DELL’EGITTO

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Mentre il nostro Governo sta definendo gli ultimi dettagli della vendita di due fregate e di altro materiale militare all’Egitto, una commessa del valore di oltre 10 miliardi di euro, il Paese dei Faraoni sta sprofondando in una spirale d’intolleranza e di assoluto spregio dei diritti umani. L’ultima a farne le spese, ma è solo il caso più eclatante, è stata l’attivista per i diritti LGBT Sarah Hegazi, la trentenne arrestata nel 2017 al Cairo durante un concerto della band libanese Mashrou’Leila, per aver sventolato una bandiera arcobaleno simbolo di pace e dei diritti delle comunità sessualmente non ortodosse, come amava definirle il grande scrittore di viaggio Robert Byron. La giovane donna si è tolta la vita la settimana scorsa in Canada, paese che l’aveva accolta dopo la scarcerazione dalle carceri egiziane. Una detenzione durata tre mesi, nei quali la Hegazi è stata sottoposta a torture e sevizie di ogni tipo, fisiche e psicologiche, dalle quali non si era più ripresa. L’ennesimo episodio avvenuto all’interno del sistema carcerario del regime di al-Sisi, dietro le cui sbarre è ancora recluso lo studente egiziano Patrick Zaki, che stava effettuando un master presso l’università di Bologna, arrestato quattro mesi fa con l’accusa di minare l’ordine pubblico, promuovere l’uso della violenza e istigare al terrorismo, e da allora mai comparso davanti alla magistratura del Paese africano. Una vicenda che ricorda da vicino quella di Giulio Regeni, il ricercatore italiano morto nel 2016 in seguito alle terribili torture perpetrate dagli apparati di sicurezza egiziani, e poi abbandonato senza vita ai margini di un’arteria della periferia della capitale. Una storia avvolta ancora nel mistero, a causa dell’atteggiamento non collaborativo del Governo cairota, nonostante l’alacre lavoro degli investigatori italiani e le pressioni esercitate dal nostro paese affinché da parte degli inquirenti egiziani vengano forniti elementi utili all’individuazione dei responsabili del delitto. Tornando alla vicenda di Sarah Hegazi, basterebbe citare le ultime parole scritte dalla ragazza prima di togliersi la vita, per avere uno scatto d’indignazione che porti l’Italia ad avere un atteggiamento più intransigente nei confronti del Governo di al-Sisi. “Ho cercato di sopravvivere ma non ce l’ho fatta. Ai miei fratelli, ho tentato di trovare riscatto ma non ci sono riuscita, perdonatemi. Ai miei amici, l’esperienza è stata dura ed io ero troppo debole per lottare. Al mondo, sei stato davvero crudele, ma io ti perdono”. Ebbene, se davanti a tutto questo orrore, il nostro esecutivo pensa ancora di potere trattare con un regime che non rispetta i minimi standard di libertà degli individui, vuol dire che siamo entrati in un baratro di cinismo non degno della nostra Storia. Ma anche non ergendosi a paladini del rispetto delle libertà personali, privilegiando la logica del business as usual, non bisogna dimenticare l’atteggiamento che l’Egitto sta tenendo nell’ambito della guerra civile libica, appoggiando a spada tratta, insieme agli Emirati Arabi Uniti e alla Russia, l’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, il cui tentativo di riunificare il paese a scapito del Governo di Tripoli del Premier al-Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, è stato per ora fermato, ma che rappresenta un pericolo per i nostri interessi sia di carattere economico, sia per quanto concerne la gestione dei flussi di profughi diretti in Italia, aiutare militarmente rappresenta un pericolo per i nostri interessi sia di carattere economico, sia per quanto concerne la gestione dei flussi di profughi diretti in Italia, aiutare militarmente l’Egitto sarebbe un grave errore.

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