La vera posta in gioco

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Emergenza, ripresa, elezioni, lo scontro sotterraneo nella politica

Il titolo appare, senza alcun dubbio, un po’ troppo altisonante non avendo dalla nostra parte le competenze e il potere di dirimere questioni cruciali. Tuttavia segnala la riflessione, opportuna e doverosa per ogni cittadino, su che cosa stia esattamente accadendo nella nostra quotidianità in genere e in quella politica in particolare e dove il paese stia andando.

I segnali che ci arrivano da quello che una volta veniva definito con un misto di sarcasmo e di timore il Palazzo, oggi più un condominio di appartamenti non tutti in regola, sono sia contrastanti, sia deludenti e ancor più preoccupanti! L’impressione è che nessuno, neppure parzialmente, abbia il senso complessivo delle cose e delle scelte necessarie. Ogni giorno assistiamo a dichiarazioni apodittiche di qualche esponente politico, alle intemerate polemiche di qualcun altro, in un tripudio carnascialesco senza capo né coda. Sentiamo proporci soluzioni mirabolanti come se fossero a portata di mano e poi docce fredde sulla difficoltà di metterle in pratica. E questo nell’arco di una giornata. Una sensazione defatigante e sconfortante.

Quando poi a questo aggiungiamo il battibecco anch’esso intriso di certezze stentoree e di debolezze strutturali tra maggioranza e opposizione ma anche all’interno degli schieramenti, allora la sensazione di impotenza si fa plastica. La speranza è sempre che all’interno di questa confusione emerga qualcosa, magari poco, di serio e di preciso. In soldoni, le scelte strategiche non sono molte, ma andrebbero prese subito, sul fronte delle infrastrutture, delle opere pubbliche, del sostegno alle imprese. Sostegno non assistenza, senza privilegiare gruppi, gruppetti, aree geografiche e politiche più di altre. E’ il Paese che deve riavviarsi come un sistema dove ognuno può, deve e vuole fare la sua parte per goderne in futuro i frutti. In futuro,, purtroppo è questa la parola chiave. E nell’oggi quello al quale assistiamo è una baraonda che produce il classico topolino invece del pachiderma che servirebbe. Con ciò aggravando invece di alleviare la situazione complessiva.

Il vero nodo è che mentre si cerca di trovare una strada maestra per l’intero paese, si stanno intrecciando e stringendo i nodi di molte situazioni locali, con elezioni amministrative importanti in arrivo. Su questo si stanno scaricando le tensioni tra gli schieramenti e tra le forze politiche, nella consapevolezza che potrebbero tutti trovarsi di fronte ad un “redde rationem” da parte dei cittadini ed in direzioni non coincidenti con le proprie finalità. L’impatto di questa situazione è devastante sul fronte del governo nazionale. Il premier sembra infatti ormai un imbonitore, meglio, un temporeggiatore. Non che abbia chiarissimi gli scopi di questo habitus anche per se stesso, ma certamente consapevole che la propria permanenza è legata a filo doppio ad una serie di passaggi cruciali nazionali e locali che possono decretare la fine del suo singolare esperimento o il suo prolungamento. Dopo i tecnici al governo, oggi abbiamo qualcuno che non si intende né di politica, né di economia né del rapporto tra queste due esigenze. Eppure si comporta e assume decisioni come  se tutto fosse chiaro e non potesse altro che assistere al dispiegarsi positivo della propria visione.

In più, tutti lo tirano per la giacchetta, tutto lo vorrebbero nel proprio schieramento e un po’ come Figaro, non si nega a nessuno e al tempo stesso non si concede ad alcuno. Tra qualche tempo, a mente fredda l’analisi di questi anni ci permetterà di leggere quanto accaduto con il distacco degli analisti e degli storici. Oggi però la sensazione non può essere soddisfacente.

Il premier non ha un partito e non ha una vera maggioranza nel paese ma si atteggia a salvatore di esso, dopo la dura pagina della pandemia e, il paradosso, è che per qualcuno rappresenta un punto di riferimento. Che sotto di lui cinquestelle e  pd stiano combattendosi e combattendo la battaglia per la propria esistenza non è cosa di poco conto. 

Tutti insieme …… separatamente!!! E’ questa, allora, la chiave di lettura senza la quale non si capisce nulla. Ed è valida anche se guardiamo allo stato dell’opposizione.

Manifestazione plastica di questa condizione gli Stati Generali. Un soliloquio fatto di ascolto, come un sovrano con i sudditi in processione, un soliloquio lontano dalla telecamere. Con i giornalisti alla finestra, in attesa di quello che sembra essere il solo modo di avvicinare il potere, il briefing, quando e come deciso in altre sedi. Non esistono domande critiche, a bruciapelo come vorrebbe la cronaca e il vero giornalismo, ma timide richieste filtrate dallo staff – non a caso improntato al grande fratello – e che lasciano in chi ascolta da casa o sullo smart un senso di vuoto pneumatico mentre la crisi vera, la povertà, il depauperamento di un intero popolo sta là fuori, lontano e rarefatto. Una pagina triste alla quale l’opposizione non ha dato il suo appoggio. Quella stessa opposizione a geometrie sempre più variabili, alla quale il premier ha chiesto un incontro e che ora dovrà saper dimostrare che l’assenza da Villa Pamphili era strategia e non pura tattica!

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