Piano di rilancio nazionale… salvo intese

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Rapporti tesi tra i partiti di governo e la quadra che non arriva

Seguire il filo della narrazione politica in corso nel nostro paese non è semplice. L’uscita dal lockdown, fra mille remore e mille questioni aperte, con limitazioni impensabili solo qualche mese fa, mostra tutta la sua complessità, mentre il Paese attende segnali chiari, determinati e condivisi per riavviare sul serio ed in concreto l’attività imprenditoriale, industriale, commerciale. Resta sullo sfondo e questo non solo a livello nazionale ma globale un sentimento di sospensione psicologica, come se tutto quello che si cerca di fare potesse avere una data di scadenza che tuttavia non si conosce, legata all’andamento della pandemia e ai possibili rimedi sui quali la scienza sta correndo a velocità della luce.

Premesso questo, premesso anche il rapporto che dobbiamo gestire con competenza e responsabilità con l’Unione Europea, quella per intenderci che sta producendo e costruendo un sistema di sostegno e di aiuto economico e finanziario mai verificatosi dal dopoguerra ipotizzando nuovi strumenti e nuovi scenari di condivisione del destino comune, guardando ai fatti di casa nostra siamo con stupore e apprensione costretti ad analizzare quanto il governo (e molto sullo sfondo purtroppo) il Parlamento stanno affrontando.

Trovarsi di fronte a dichiarazioni come quelle ascoltate nei giorni scorsi al varo del Dl Semplificazioni, ovvero che il provvedimento viene varato dall’esecutivo “salvo intese”, mentre i cittadini italiani e la sempre più larga parte sofferente di essi che sentono il morso della povertà ogni giorno attendono con ansia, non soltanto stupisce potremmo dire per la faccia tosta, ma indigna per quel che vuole dire. Elenchi di provvedimenti da assumere, indicazioni puntuali su tutti gli interventi ferroviari, stradali, infrastrutturali che si immaginano per il territorio, quello sblocca cantieri invocato da anni, meglio da decenni, e il cui stop politico, propagandistico e manicheo sta relegando il Paese alla seconda fila e non al posto da protagonista che merita nel sistema globale, sono la dimostrazione palmare del “vorrei ma non posso” cui si trovano costretti i pubblici poteri, governo in prima fila.

In sostanza quando si parla di un decreto legge, di un via libera “salvo intese” vuol dire che il provvedimento è stato approvato nelle sue linee generali con alcuni dettagli che potranno essere ancora modificati nei prossimi giorni. Vale a dire tutto è previsto ma potrebbe subire modificazioni. Allora, con serietà, occorrerebbe sottolineare perché ci troviamo in questa situazione. La risposta non richiede neppure uno sforzo dialettico per addetti ai lavori, ma è sulla bocca di tutti (con mascherina) per le strade, nei pubblici esercizi, negli uffici virtuali o meno: siamo al solito mercanteggiamento tra le forze politiche di maggioranza in primis e popi anche di opposizione. Con il risultato che la cartina “geografica” che ne consegue non riesce ad avere un assetto definitivo. E se non riesce ad averlo vuol dire che le azioni conseguenti non possono partire sino a quando le intese in questione, non sono state raggiunte!

Si dirà, ma i cittadini vogliono vedere realizzata quell’opera pubblica, risolto quel nodo stradale che da decenni rovina l’esistenza a chi viaggia per lavoro, migliorate le ferrovie anche locali, insomma semplificata la propria vita affrontata con pazienza metodica e adattativa. Certo la risposta che si sente sempre dire, ma ….. occorre questo, occorre …. quello, dobbiamo avere l’ok del tale ufficio, il placet del tal’altro e così via semplificando. I proclami di azioni incisive ed immediate si mostrano allora per quello che sono: propaganda! Quando per le opere pubbliche più urgenti, strategiche si mettono le mani avanti su un’eventuale applicazione del metodo Genova dopo il Morandi, vuol dire che l’avviluppo politico locale e nazionale sta prendendo di nuovo il sopravvento. E questo in vista di elezioni amministrative significative non ha bisogno di spiegazioni soverchie. Solo che i cittadini vorrebbero che una buona volta le opere venissero fatte a loro favore e non a favore di chi le deve realizzare. In pratica venissero fatte …. e basta! Illusione, pia illusione lo sappiamo bene. Ma la speranza sappiamo ci lascia solo all’ultimo.

Il nocciolo della questione però è un altro. Se alla prova dei fatti, dei proclami, delle impuntature, dei distinguo, dei bracci di ferro con l’Europa fatti non per conciliare con forza le nostre esigenze ma per cercare di “non farsi fregare” da chi vorrebbe uno sforzo di contenimento del debito pubblico che grazie al covid vedrà l’incredibile soglia del 150/160 per cento, governo e maggioranza non riescono a varare un Piano di rilancio nazionale vero e proprio ma il solito canovaccio liso e strappato, parcellizzato, fatto più di eccezioni e limiti che di certezze, nel tentativo di mediare l’inconciliabile e l’impossibile, vuole dire una sola cosa. Vuol dire che il Paese, la nostra Italia, ha bisogno di imboccare un nuova strada, dove destra e sinistra non contano, ma solo la strada dell’efficienza e della determinazione. Non un governo forte e un Parlamento quieto, ma un esecutivo efficace con un Parlamento capace di decidere, migliorare, se occorre bocciare e riavviare. In soldoni quello che la Costituzione prevede e che la mediazione infinta ha relegato sullo sfondo.

Di fronte a tutto questo, al sorriso carico di pietà che sorge sulle facce di tanti italiani alle prese con i problemi e gli affanni quotidiani e al tentativo continuo di captare qualche affidabilità in giro, non resta che affidarsi ai segnali che i cittadini possono lanciare. Senza mai dimenticare che al primo affacciarsi del “salvo intese”, immediatamente occorre avvertire la puzza di bruciato, la fregatura è in arrivo!! E il salvo intese non ci salverà! 

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