CONCESSIONE

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La parola della settimana

Come d’abitudine cerchiamo di intercettare i termini che maggiormente occupano la settimana e non vi è dubbio che quello scelto lo sia. L’attualità sta nel faticoso, sofferto cammino, fatto anche di carenze delle parti e di distanza a tratti di natura eminentemente politica con la quale si è dipanata la vicenda Autostrade dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova e il suo tributo di vittime. L’ultima occasione per parlarne diffusamente ci è offerta dalla decisione appena comunicata ieri di un primo passo verso una scelta strategica per il maggior gestore italiano che potrebbe a fine percorso impedire la revoca e i suoi strascichi umani e finanziari.

Dunque parliamo di concessione, ovvero il risultato dell’atto del concedere. La stessa grafia del termine ci dice che occorrono due parti per poter far si ché qualcuno ottenga da qualcun altro qualche cosa (cedere con qualcuno a qualcuno). Il significato principale si riferisce all’atto, al fatto di concedere o d’essere concesso; ovvero alla cosa stessa concessa. Pensiamo a un prestito, un sussidio, una proroga e via dicendo. In genere, quando si parla di concessione si intende anche il  rilascio di un permesso, di un’autorizzazione da parte dell’autorità. Una concessione  si può chiedere, ottenere. Concessione vuol dire anche atto di condiscendenza: non bisogna fare troppe concessioni si sente dire.

Nel diritto pubblico, con questo vocabolo si intende un provvedimento amministrativo con il quale vengono conferiti a una o più persone capacità, potestà o diritti, sia mediante trasferimento a individui privati o a società commerciali di poteri e funzioni proprî dello stato o di altra amministrazione competente (gestione di ferrovie, sfruttamento di miniere, esercizio di servizî telefonici o di altri pubblici esercizî, esazione di tributi, er cetera), sia creando diritti derivanti dall’ordinamento giuridico, con il rilascio di licenze, autorizzazioni.

Esistono poche attività, azioni di individui o gruppi che non abbiamo sul loro percorso la possibilità di chiedere o di ottenere una concessione. Il termine indica anche il complesso dei provvedimenti che si vanno a prendere, soprattutto in quanto gravati da particolari tasse (dette appunto sulle concessioni governative.

La parola e il suo valore e significato sono presenti anche nel diritto internazionale, nel quale si intende un territorio che uno stato concede in amministrazione o in affitto per un lungo periodo di tempo a un altro stato, mantenendo su di esso la propria sovranità.

Esistre poi anche un altro significato che ha anche fare con l’ammettere una cosa come reale, il consentire in qualche cosa. Come termine di retorica, osserva il dizionario si guarda a una forma di argomentazione che consiste nell’ammettere come vero quanto sostiene l’avversario, al solo fine di concludere contro la sua tesi. In araldica, le armi di concessione o di privilegio sono quelle che i sovrani o le repubbliche sovrane permettono alle famiglie o alle città di unire alle proprie, in ricompensa di segnalati servizî o in segno di amicizia. 

Il primo elemento che viene naturale è quello dell’esistenza di un soggetto che ha il potere di consentire ad altro di fare , ottenere, chiedere una cosa. Non a caso ai tempi delle monarchie assolute si parlava di “graziosa concessione del sovrano”. Negli stati moderni permane il significato ma chi concede diviene meno identificabile come soggetto e più come complesso di poteri autoritativi, autorizzativi e così via. Chi concede indica poi le condizioni alle quali la concessione può essere ottenuta, mantenuta o tolta, sulla base di un complesso bilanciamento tra doveri e diritti dei soggetti coinvolti.

Quanto accaduto dopo la tragedia del capoluogo ligure, ha posto le condizioni per le quali l’ultima possibilità è divenuta (cosa assai rara) di grande evidenza, trasformandosi però a causa di un atteggiamento manicheo e palingenetico di una parte politica al governo in una questione di tipo etico che nulla ha a che fare con la ricerca di giustizia e di responsabilità sull’accaduto e molto con la necessità spasmodica di essa parte politica, i cinquestelle, di appuntarsi provvedimenti che mostrano la loro diversità politica rispetto al passato. Diversità che la storia di questi governi a maggioranza pentastellata ha permesso di far vedere nella sua sostanza: meno di zero.

La conclusione verso la quale sembra avviarsi la vicenda, l’uscita della famiglia proprietaria, i Benetton, dal controllo prima e dalla compagine sociale della società concessionaria poi, dovrebbe avvenire sulla scorta di alcune considerazioni non di poco conto: il sistema autostradale italiano viene di fatto nazionalizzato, e andrà tenuto lontano dai fast e nefasti che nei decenni passati videro proprio l’Anas al centro di questioni corruttive; la società, il suo patrimonio, il suo personale devono essere salvati per tentare di migliorare il servizio e avviare quel famoso piano di manutenzioni sino ad ora centellinato; la tragedia ha mostrato da parte della proprietà una forte carenza e una sottovalutazione sia dell’accaduto, sia delle conseguenze possibili; la manutenzione delle grandi arterie svolta dai concessionari deve essere vigilata dallo Stato e sino ad ora dalla stessa Anas: nessuno si è chiesto dove fosse l’Anas vigilante mentre lo stato del Morandi si ammalorava e poneva le condizioni per quanto poi verificatosi!  Ma così vanno le cose in Italia! Quando si parlerà finalmente della giustizia sulla vicenda, sulla base delle prove raccolte, sarà opportuno che ad ogni soggetto venga dato il ruolo che spetta in questa triste e tragica vicenda nazionale. 

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