Disonore

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La parola della settimana

Negli anni passati spesso si sentiva dire di fronte a situazioni difficile “speriamo ci salvi lo stellone” riferimento allo stemma della Repubblica Italiana visto come estrema difesa per il Paese e il suo popolo. Le traversie del secolo breve e questo scorcio travagliato anche esso del terzo millennio, ci hanno disilluso su molte di queste certezze caduche. Un’unica cosa, era rimasta intatta o quasi, la fiducia in un’istituzione di una certa garanzia, un valore nazionale da conservare e non mettere in discussione: l’Arma dei Carabinieri. Presidio dello Stato anche nelle più piccole contrade la Benemerita è sempre stata un baluardo, una certezza in un mare di insicurezza. Quanto è accaduto di recente a Piacenza (ma il ricordo va anche a quello che successe ad Arce o a quale segnale di disagio in questa o quella stazione locale nel tempo) rischia di mettere in difficoltà anche quest’ultimo appiglio.

Va subito detto che la reazione dei vertici sta diventando sempre più percepibile, incidente sulla realtà, pur se l’agire dei carabinieri è sostanziato soprattutto da un silenzio operoso e non da un clamore mediatico spesso fatuo e motivo di confusione. L’allarme però è scattato e occorrerà fermezza e solidità militare nel verso senso del termine per fare pulizia e allontanare il sospetto su un’Istituzione vicina e cara al popolo italiano.

Altrettanto evidente, al di là delle ricostruzioni e delle verità processuali, come delle giuste sanzioni che verranno applicate una volta fatta chiarezza e indicate le responsabilità, è che chi si è reso responsabile di abusi, traffici illeciti e/o colpe in vigilando, dovrà apparire chiaro senza mezzi termini e portare, questa la parola scelta, il disonore di quanto fatto. La pulizia dovrà essere radicale, a qualunque livello se necessario, per impedire che l’infezione di pochi o le “ragioni” di questa infezione possano compromettere l’intero corpo. Salvare l’onore e l’onesta di migliaia di militi e ufficiali è un dovere per tutti, perché vuol dire salvare il senso di dignità della nazione che essi rappresentano e difendono, da secoli ormai.

Disonore, dunque, ovvero perdita dell’onore o, in senso più proprio dell’onorabilità, della pubblica stima, una perdita che avviene in modo non onorevole; o ancora, agire in modo da far disonore a qualcuno o a qualcosa, essere una macchia per l’onore di chi viene colpito.

Con questo vocabolo si indica poi anche la condizione di chi ha perduto l’onore e allo stesso tempo il motivo di disonore, riferito anche, in senso più concreto alla stessa azione o persona che disonora. Il quadro fosco della vicenda della città emiliana vede ricorrere tutti i significati ch abbiamo delineato e per questo tanto più sarà necessario fare pulizia e chiarezza a fondo per evitare che anche solo una piccola macchia resti sull’istituzione stessa.

Per chi si è reso responsabile degli atti contrari alla legge, dell’abuso di essa sfruttando la propria posizione di forza, esiste un’altra parola che sovente si collega e si accompagna al disonore, la vergogna (dal latino verecondia). Ovvero il sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito. E, sempre secondo il dizionario, anche il fatto o la situazione che costituisce o che reca disonore e discredito e il disonore stesso o discredito che ne è la conseguenza. Molto frequente il significato concreto di fatto, di comportamento o di persona che è causa di discredito o che merita condanna e riprovazione.

Le vicende alle quali abbiamo fatto riferimento ci pongono dinanzi a tutta questa serie di significati e alle loro possibili interpretazioni. Chi si è reso responsabile di atti riprovevoli, di abusi e violenze, non solo ha permesso alla propria coscienza di spegnersi per agire e far agire altri usando anche la forza del comando, dell’ordine che non si può rifiutare, ma ha anche esercitato in modo esecrabile pressioni psicologiche onde ottenere obbedienza e blandizie per convincere a commettere atti contro la legge. Non esistono giustificazioni legate alla lotta al crimine, al contenimento di esso che possano consentire quanto accaduto e che verrà accertato nei particolari dalla giustizia penale e militare.

Il discredito, la macchia che la sola eco di vicende simili produce nei confronti dell’istituzione e di chi in essa agisce nel rispetto della Costituzione e delle leggi anche a costo della vita, sono di tale portata che la verità dovrà essere adamantina, pura come acqua sorgiva per allontanare, cacciare, cancellare il senso di tristezza che avvolge chi non ha colpe e indossa la divisa, ma anche ogni cittadino italiano che ha a cuore quel senso di sicurezza sociale e di serenità che emana da potersi rivolgere a donne e uomini che spesso con un comprensivo sorriso ed umanità ci richiamano al rispetto delle norme della civile convivenza.

Un bene di tutti, un bene prezioso che nessuno deve incrinare mai più. Il redde rationem di questo tempo travagliato deve essere totale, inesorabile e non lasciare neppure il ricordo di chi si è reso responsabile!  

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