Migranti

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La nuova ondata

L’estate, arrivata al suo picco calorico e le condizioni relativamente calme del mare, stanno spingendo migliaia di migranti verso le nostre coste. Negli scorsi giorni almeno 5mila persone sono sbarcate nei porti siciliani mettendo a dura prova le strutture d’accoglienza dell’isola. A Caltanissetta e Porto Empedocle è ancora in corso la ricerca per individuare 300 clandestini fuggiti dai centri di accoglienza stipati all’inverosimile. Ma è Lampedusa a pagare lo scotto più grande di questa nuova ondata di richiedenti asilo. Un’emergenza acuita dalla pandemia Covid-19 che aveva risparmiato la Sicilia e che ora potrebbe pesantemente interessarla a causa dei nuovi flussi di disperati in arrivo da paesi dove il virus si sta propagando velocemente senza alcuna forma di prevenzione e di monitoraggio. Una situazione che ha spinto il sindaco di Lampedusa Totò Martello a invocare lo Stato di Emergenza per far fronte ai continui approdi di barchini provenienti dalla Tunisia. Proprio il piccolo Paese nordafricano ha visto nelle ultime settimane un’escalation di partenze verso le nostre isole. La situazione economica e l’instabilità sociale, con la conseguente carenza di controlli dei porti da cui partono le rotte che conducono in Italia, sta incrementando il lucroso traffico gestito da bande di scafisti che, con poche ore di traversata, portano decine di profughi nelle nostre acque territoriali. Un business cresciuto a dismisura nell’ultimo anno, segno che la nazione culla delle Rivoluzioni arabe del 2011, è ormai una democrazia al collasso. La scorsa estate infatti era la Libia l’epicentro del traffico di esseri umani, mentre, stando ai dati diffusi dal Viminale, quest’anno le organizzazioni criminali hanno eletto la Tunisia come meta di partenza privilegiata per coloro che scappano dal Continente Nero. Una situazione che ha spinto il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a recarsi a Tunisi per incontrare il Presidente Kais Saied affinchè si metta un argine alla continua partenza di imbarcazioni cariche di migranti. Altrettanto sferzante è stata la presa di posizione del Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio, che ha auspicato il rientro forzato in Tunisia di tutti i migranti provenienti dal quel Paese, considerato a tutti gli effetti un luogo sicuro in grado di gestire le migliaia di persone arrivate via terra sul suo territorio. Anche sul fronte europeo il nostro governo sta cercando di riattivare il meccanismo di “relocation” verso altri paesi dell’Unione. Una trattativa difficile, che inevitabilmente si scontra con l’indisponibilità dei paesi del blocco di Visegrad e la parziale apertura formale di Germania e Francia che si sono dette pronte ad accogliere una quota di migranti. La linea del nostro esecutivo è stata messa nel mirino dal leader della Lega ed ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha invocato la chiusura dei porti, nonostante proprio per la vicenda della nave Open Arms, alla quale lo scorso agosto fu impedito lo sbarco in un porto italiano, sia atteso a breve il giudizio nei sui confronti. Altro capitolo caldo è quello che riguarda la Libia. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel Paese devastato dalla guerra civile, ci sarebbero oltre 600mila persone pronte alla traversata verso nord. Una massa umana proveniente dalle regioni più povere dell’Africa che nel corso degli ultimi sei mesi ha inondato la Libia divenendo di fatto ostaggio delle fazioni che si contendono il territorio. La scorsa settimana, nell’ambito del dibattito parlamentare che ha portato al rifinanziamento delle missioni militari all’estero, la questione libica è stata al centro dei lavori. Molti esponenti politici, sia di destra sia di sinistra, si sono espressi in favore dell’abolizione dei fondi erogati al Governo di Tripoli con l’obiettivo di sorvegliare le coste. Secondo i deputati dissenzienti infatti, la Guardia Costiera libica è collusa con le organizzazioni di trafficanti e spesso usa metodi militari per respingere i natanti carichi di migranti, come testimonia l’affondamento a colpi di raffiche di mitra, di un’imbarcazione diretta in Italia. Un’operazione costata la vita a tre cittadini sudanesi i cui corpi sono stati trovati sulla battigia della costa libica crivellati di proiettili.

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