Quell’invito fuori luogo del Sultano

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Venerdì si è tenuta la preghiera inaugurale della moschea di Ayasofya, e un invito un po’ impertinente è stato mandato anche al Papa

Circa due settimane fa papa Francesco si è unito alle voci del “caro fratello Bartolomeo”, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e di Cirillo, Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie, esprimendo la sua sofferenza al pensiero di Santa Sofia trasformata di nuovo in una moschea. Venerdì si è tenuta la preghiera inaugurale, e quasi a mo’ di provocazione pochi giorni prima è arrivato l’invito a presenziare al sommo pontefice di Roma. Numerose sono state le voci della cristianità levatesi contro questa mossa del governo di Ankara, che ha preteso riconvertire in un luogo di preghiera islamico ciò che per quasi mille anni – fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 – fu simbolo della cristianità e del potere imperiale della seconda Roma. Il saccheggio a opera dei turchi durò tre giorni e segnò la fine definitiva della civiltà greco-romana; da allora la Basilica dove venivano incoronati gli imperatori bizantini divenne una moschea e lo rimase per quasi cinquecento anni. Fu Atatürk che nel 1935 la convertì in un museo dove tutti potessero entrare ma nessuno pregare, in ossequio alla storia travagliata che aveva visto succedersi lì due civiltà in aperto scontro per secoli,e volendo segnare una cesura con il passato.

Quella storia ora viene messa in discussione dall’AKP, partito islamista saldamente al governo dalla fine del 2002, che con la sua politica di potenza vuole ridisegnare i confini terrestri e marittimi sanciti a Losanna nel 1923, come anche il carattere laico della Repubblica turca di nuovo islamizzata. Il segno dell’operazione è ovvio dalle dichiarazioni dell’imam Ali Erbas (che è anche Ministro degli Affari Religiosi) presentatosi alla preghiera con una spada ottomana, “tradizione che è un simbolo di conquista, come lo è Santa Sofia”, dichiara lui stesso. Il presidente Erdoğan in un tweet si è spinto a invocarla: “da sempre sei nostra e noi siamo tuoi”! Così venerdì le icone cristiane di Maria e dell’arcangelo Gabriele, comuni anche alla tradizione musulmana che però non rappresenta le figure sacre, trovandosi in direzione della Mecca, sono state coperte con un telo per non turbare la sensibilità degli oranti. All’interno erano presenti circa mille persone tra cui le massime autorità civili e religiose, mentre all’esterno la folla di fedeli occupava le strade circostanti. Alle tantissime reazioni del mondo cristiano si è aggiunta, il giorno prima della preghiera inaugurale, quella del patriarca di Belgrado Ireneo, che ha proposto di dividere il monumento in due metà, una per i cristiani e una per i musulmani, idea irrealistica ma spiazzanteper il suo spirito di equità. L’Arcivescovo di Atene, primate della Chiesa greca, ha invece indetto un giorno di lutto nazionale.

Allo stesso modo nel mondo musulmano non sono mancate le prese di distanza. Il Comitato per la Fratellanza Umana – istituito il 20 agosto dello scorso anno a séguito della dichiarazione congiunta del Grande Imam di Al-Azhar e di Papa Francesco – ha scritto una lettera a Erdoğan in cui chiede di non rinfocolare vecchie animosità e conflitti tra religioni diverse, e di rispettare la storia di tutte le civiltà mettendo al primo posto il dialogo e la cooperazione. Il Comitato – composto da ebrei cristiani e musulmani – nasce come conseguenza della Dichiarazione di Abu Dhabi firmata dal Grande Imam e da Francesco, che getta le basi per una comprensione comune tra confessioni diverse, riconoscendo l’unica radice delle tre religioni del Libro, e si spinge a dichiarare che la pluralità religiosa è frutto della sapienza divina. Ѐ un pensiero non del tutto nuovo almeno per la cristianità, ché già il Concilio Vaticano II aveva dichiarato la salvezza essere possibile anche al di fuori della Chiesa, ma è incompatibile con l’ideologia della spada del nuovo Sultano.

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