Riccardino

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Andrea Camilleri
Noir
Sellerio Palermo
2020
Pag. 291 euro 15
(Volume cartonato anche con la prima stesura del 2005, pag. 562 euro 20)

Vigata, Montelusa. Novembre 2004. Chi ha ucciso all’alba davanti al Bar Aurora l’impiegato della Banca Regionale Riccardo Lopresti, bello inappuntabile elegante sportivo espansivo, cittadino esemplare e cattolico osservante? Aveva appuntamento con tre inseparabili amici per una giornata da trascorrere insieme; sembra sia arrivata una grossa motocicletta Yamaha 1100 da strada, il conducente con casco integrale gli ha poi sparato due colpi in faccia. Lo strano è che poco prima la vittima aveva sbagliato numero e chiamato a casa il 54enne commissario Salvo Montalbano, presentandosi con un “Riccardino sono!” e ingiungendogli di sbrigarsi. L’indagine parte subito: gli amici erano tutti coetanei (del 1972), si erano conosciuti in prima elementare e non si erano più persi di vista; i giovani “quattro moschettieri” facevano giri e palestra insieme e avevano messo su famiglie intrecciate. Liotta e Licausi avevano sposato le due sorelle di Bonanno, Bonanno quella di Liotta; Lopresti, invece, Else, una tedesca, con la quale però gli altri non mantenevano buoni rapporti, lei sorella minore della sposa di un vigatese. Probabilmente, si capisce subito, Riccardo era amante di una moglie dei tre amici, due geometri e un ragioniere, loro tutti a vario titolo impiegati nella società della miniera Cristallo a Montereale. La vittima aveva fatto anche un’altra telefonata prima di morire. Corna o affari o altro dietro al delitto? Il commissario è molto incerto, sballottato su più fronti, distratto anche dalla voluminosa chiromante chiaroveggente Augustina Tina Macca che denunzia uno strano rumoroso traffico da parte di di un camionista che tutte le notti lascia un pacco nascosto sulla via davanti casa, per poi riprenderlo il giorno dopo con un’auto. Indaga su tutto e si consola mangiando in trattoria da Enzo o quel che Adelina gli lascia in frigo, parlando con Livia al telefono (pur pericolosamente incerta fra Rio e Johannesburg per le vacanze), bevendo whisky a canna. Per chiudere in bellezza, l’immenso Andrea Camilleri (1925-2019) ha scelto una narrazione tridimensionale, con espliciti riferimenti a Pirandello e ad altri scrittori. Leggerete un impeccabile noir (senza verità e giustizia) imperniato sul solito protagonista (in terza persona fissa), con attorno i suoi mitici fedeli accoliti personaggi (Catarella e Fazio, Enzo e Adelina, la fidanzata Livia e il vice Augello a distanza) ed altre personalità (soprattutto questore, pm e vescovo). Leggerete del complicato locale impatto sociale dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare dei rapporti conflittuali con l’immaginario prodotto dall’attore televisivo che interpreta Montalbano e dall’intera serie che stravolge la vita di tutto il paese. Leggerete della pessima relazione ormai instauratasi fra Salvo Montalbano e l’Autore dei romanzi ambientati, hanno opinioni diverse praticamente su ogni questione (eccetto che sullo scrivere o leggere americanate): da una parte sull’indagine, la sua evoluzione, la sua conclusione; dall’altra sulle reciproche biografie, l’invecchiamento e il futuro che, eventualmente, li aspetta. Sono tre le dimensioni, non due! Il vero Montalbano è infastidito dalla popolarità del falso, che gli complica il lavoro di polizia, lo fa sentire insieme bravo attore e inerte spettatore e, soprattutto, è più giovane, fisicamente non gli assomiglia affatto e non deve improvvisare come fa lui, impara la parte e via. Il vero Montalbano ha ormai propri codice e coerenza e sopporta sempre meno le idiosincrasie del pur altrettanto vero Autore che da Roma telefona a Vigata (la sua Porto Empedocle). Dovrà trovare non solo i colpevoli ma pure il modo di liberarsi delle verosimili fiction, una volta per tutte. Camilleri ideò il romanzo nel 2004, comunque come quello conclusivo della serie, voleva essere ironico e autoironico sul personaggio che lo aveva reso famoso nel mondo e gli aveva ingombrato le scritture oltre che la vita. Abbiamo continuato a godere le sue avventure anche dopo, a prescindere, altri diciotto romanzi e vari racconti. Nell’estate 2005 lo consegnò a Elvira Sellerio (1936-2010), amica del cuore e responsabile dell’omonima casa editrice; nell’attesa, Elvira custodì il manoscritto, poi gestito dal figlio quando lei morì e l’autore decise di “sistemarlo” un poco, rimodulandolo nella lingua e nelle sfumature (a 91 anni, nel 2016). Segnalo l’esame di filosofia di Montalbano a pagina 216 e la lettera rivoltagli dall’Autore con le opinioni sul governo del 2004-2005 a pag. 259. Teatralità e musicalità ovunque. Imperdibile.

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